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La corsa alla produzione industriale di auto elettriche in Europa entra in una nuova fase con l’avvio ufficiale della fabbrica BYD a Szeged (Ungheria), che darà al brand cinese la possibilità di produrre localmente vetture destinate al mercato europeo, primo tra tutti il crossover 100% elettrico BYD Atto 2. Dopo anni di annunci e preparativi, la produzione su scala industriale è ora in vista per il secondo trimestre del 2026, segnando un momento cruciale per l’espansione del marchio asiatico nel Vecchio Continente e per la competizione nel segmento dei SUV compatti elettrici.
La BYD Atto 2 è uno dei modelli più attesi del costruttore elettrico cinese per il mercato europeo. Presentata come crossover compatto con una piattaforma all’avanguardia e consumi efficienti, l’Atto 2 si posiziona in diretta competizione con modelli come Kia EV3, Peugeot e-2008 e Opel Frontera elettrica. Disponibile con batterie di oltre 45 kWh e vari livelli di equipaggiamento, l’auto vanta autonomie fino a circa 430 km WLTP nelle versioni più recenti e ricariche DC rapide fino a 155 kW, numeri che la rendono interessante sia per l’uso urbano che per i viaggi più lunghi.
Dal punto di vista tecnico l’Atto 2 offre un motore elettrico da circa 177 CV e 290 Nm di coppia, 0-100 km/h in circa 7,8-7,9 s e un assetto comodo ma dinamico, ideale per la guida quotidiana. La produzione locale in Ungheria potrebbe avere un impatto positivo sui prezzi finali nel mercato UE, riducendo l’incidenza dei dazi sulle vetture importate dalla Cina.
Il nuovo stabilimento BYD a Szeged (Ungheria) rappresenta un investimento strategico capace di trasformare la posizione dell’azienda nel panorama automobilistico europeo. La fabbrica copre centinaia di ettari e, a pieno regime, potrà produrre fino a circa 200-300 mila veicoli l’anno, tra cui non solo l’Atto 2 ma anche altri modelli chiave come Dolphin e Atto 3. Dopo una fase di produzione pilota avviata agli inizi del 2026, la serie produttiva dovrebbe entrare a regime nella seconda metà del 2026, con un progressivo aumento delle linee produttive e dell’occupazione locale, che potrebbe superare le 2.000 unità tra operai e tecnici specializzati.
Per BYD, la localizzazione produttiva in territorio UE non è solo una questione di logistica: si tratta di aggirare i dazi europei sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi e di consolidare una presenza produttiva che nel prossimo futuro potrebbe includere ulteriori stabilimenti in altri paesi. La strategia di produzione europea si inserisce in un momento di forte crescita della domanda di EV in Europa e nella crescente competizione con i principali costruttori occidentali.