Addio a Hiroshi Okuda, l’uomo che cambiò Toyota: da Prius a RAV4, così conquistò il mondo

Addio a Hiroshi Okuda, l’uomo che cambiò Toyota: da Prius a RAV4, così conquistò il mondo
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È morto a 93 anni Hiroshi Okuda, storico presidente e poi chairman di Toyota. Fu uno dei manager più importanti nella trasformazione del costruttore giapponese: accelerò il debutto della Toyota Prius, sostenne la crescita del RAV4 e spinse il gruppo verso una nuova fase di espansione internazionale. Le sue decisioni, prese quando l’ibrido e i SUV erano ancora scommesse tutt’altro che scontate, hanno contribuito a costruire la Toyota che conosciamo oggi
13 agosto 2026

Ci sono manager che amministrano un'azienda e altri che ne cambiano il destino. Hiroshi Okuda appartiene alla seconda categoria. Il manager giapponese è morto all'età di 93 anni, come annunciato da Toyota il 12 agosto 2026. Le circostanze della morte non sono state rese note. Il suo nome potrebbe non essere immediatamente riconoscibile al grande pubblico quanto quello di altri protagonisti della storia di Toyota, ma il suo passaggio ai vertici del gruppo, tra il 1995 e il 2006, coincide con una delle fasi più decisive nella storia del costruttore.

In quegli anni Toyota smise progressivamente di essere percepita come un'azienda prevalentemente giapponese e prudente per diventare un costruttore globale, capace di giocare da protagonista sui principali mercati mondiali. E soprattutto, sotto la sua guida, arrivarono due scommesse destinate a cambiare il mercato: Prius e RAV4.

Hiroshi Okuda, il manager che voleva scuotere Toyota

Quando Hiroshi Okuda diventa presidente di Toyota nel 1995, l'azienda sta attraversando una fase complessa. Il mercato interno giapponese è sotto pressione, lo yen forte penalizza le esportazioni e il gruppo deve trovare un modo per ridurre la propria dipendenza dalla produzione destinata all’estero. Okuda rappresenta anche una discontinuità sul piano manageriale: è il primo dirigente esterno alla famiglia fondatrice a raggiungere la presidenza di Toyota dopo diversi decenni. Il suo stile è considerato più diretto e aggressivo rispetto alla tradizionale prudenza del costruttore. In un'intervista del 1998, il manager spiegò di aver cercato di rendere Toyota più aggressiva proprio perché la considerava un'azienda troppo conservatrice.

La sua carriera in Toyota era iniziata molto prima, nel 1955, dopo la laurea alla Hitotsubashi University. Nel corso dei decenni aveva maturato una profonda esperienza nelle attività internazionali dell'azienda, arrivando a occuparsi anche della preparazione di nuovi impianti produttivi in Nord America. La sua ricetta era chiara: Toyota doveva produrre sempre più vicino ai clienti e trasformarsi da esportatore giapponese in autentico gruppo mondiale.

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Prius: la scommessa sull'ibrido anticipata di un anno

Il capitolo più famoso della storia di Okuda è probabilmente quello legato alla Toyota Prius. È importante precisare che Okuda non fu l'inventore della tecnologia ibrida Toyota e non progettò personalmente l'automobile. Il suo merito fu soprattutto quello di credere nel progetto e imporre tempi molto più ambiziosi. Il programma G21, dal quale sarebbe nata la Prius di serie, ricevette il via libera nel giugno 1995. Toyota stava sviluppando internamente componenti fondamentali del sistema ibrido, tra cui motore elettrico e inverter, mentre per le batterie collaborava con Matsushita Battery Industrial. Con Okuda appena arrivato alla presidenza, la tabella di marcia venne accelerata: il debutto della Prius fu anticipato di un anno, dalla fine del 1998 al dicembre 1997. Una decisione estremamente ambiziosa per un progetto che utilizzava tecnologie ancora in larga parte nuove e che richiedeva di sviluppare contemporaneamente motore, motori elettrici, batterie, elettronica di potenza e software.

Toyota riuscì nell'impresa. La prima Prius arrivò sul mercato giapponese nel 1997, diventando la prima vettura ibrida benzina-elettrica prodotta su larga scala. Già nel 1995, inoltre, Toyota aveva presentato al Salone di Tokyo il concept della nuova berlina, descrivendola come una vettura pensata per il XXI secolo e per ridurre l'impatto ambientale. A distanza di quasi trent'anni, è difficile sottovalutare la portata di quella scelta. L'ibrido Toyota è diventato uno dei pilastri tecnologici della casa giapponese e, successivamente, una soluzione adottata da un numero crescente di costruttori in tutto il mondo.

RAV4: un altro azzardo diventato un successo globale

L'altra grande intuizione da collegare all'epoca di Okuda è il Toyota RAV4. Anche in questo caso non si tratta di un modello concepito personalmente dal manager, ma di un prodotto che beneficiò della sua visione industriale e commerciale. Il primo RAV4 era arrivato nel 1994, quando il concetto di SUV compatto non aveva ancora assunto l'importanza che conosciamo oggi. Nel 1995 Toyota ne ampliò la gamma introducendo anche le versioni cinque porte, con l'obiettivo di aumentarne versatilità e capacità di utilizzo.

Guardando oggi il mercato automobilistico, il significato di quella scelta appare evidente. Il SUV compatto è diventato uno dei segmenti più importanti dell'industria mondiale e il RAV4 si è trasformato in uno dei modelli simbolo della strategia Toyota. Prius e RAV4 sembrano appartenere a mondi differenti: da una parte l'efficienza e l'elettrificazione, dall'altra la crescita del segmento SUV. In realtà raccontano la stessa filosofia: individuare in anticipo una trasformazione del mercato e investire su di essa prima che diventi evidente a tutti.

La "Vision 2005" e la Toyota che conquista il mondo

La trasformazione di Toyota sotto Okuda non riguarda però soltanto le automobili. Uno dei passaggi fondamentali è la strategia chiamata Vision 2005, avviata nel 1996, con la quale il gruppo puntava a ridurre i costi di sviluppo e, soprattutto, a diminuire la dipendenza dalle esportazioni dal Giappone attraverso una maggiore produzione direttamente nei mercati di riferimento. La logica era semplice ma rivoluzionaria: invece di costruire automobili in Giappone e spedirle in tutto il mondo, Toyota avrebbe dovuto costruirle sempre più vicino ai clienti. I risultati furono notevoli. Nel decennio successivo le vendite globali Toyota aumentarono del 67%, mentre quelle all'estero più che raddoppiarono.

Durante la lunga fase ai vertici di Toyota vennero così rafforzate le attività produttive fuori dal Giappone. L'internazionalizzazione sarebbe diventata uno dei principali motori della crescita del gruppo e avrebbe contribuito alla sua successiva affermazione ai vertici dell'industria automobilistica mondiale. Nel 2005, per esempio, Okuda era ancora chairman quando Toyota annunciò importanti sviluppi della propria presenza produttiva internazionale, compreso il progetto dello stabilimento di San Pietroburgo, in Russia, destinato alla produzione della Camry.

Un leader anche scomodo, lontano dalla famiglia Toyoda

Okuda non fu soltanto un manager orientato alla crescita. Fu anche una figura capace di mettere in discussione alcune delle consuetudini interne di Toyota. La sua posizione era particolarmente significativa perché arrivava da un dirigente che non apparteneva alla famiglia Toyoda, fondatrice dell’azienda. Nel 1999 lasciò la presidenza operativa per diventare chairman, ruolo che mantenne fino al 2006. In quegli anni arrivò anche a criticare pubblicamente l'idea di affidare automaticamente la leadership a un membro della famiglia fondatrice, sostenendo che il cognome non fosse sufficiente e che fosse necessario dimostrare sul campo le proprie capacità.

Una posizione che assume ancora più interesse alla luce della successiva carriera di Akio Toyoda, nipote del fondatore Kiichiro Toyoda, diventato presidente di Toyota nel 2009 e chairman nel 2023. Fuori dall'azienda, Okuda continuò a ricoprire incarichi di primo piano nel mondo economico giapponese. Tra il 2002 e il 2006 guidò Keidanren, la principale organizzazione imprenditoriale del Giappone, mentre tra il 2000 e il 2002 fu presidente della Japan Automobile Manufacturers Association.

L'eredità di Hiroshi Okuda

Attribuire a una sola persona la trasformazione di un colosso come Toyota sarebbe naturalmente semplicistico. Dietro Prius, RAV4, ibridazione e crescita internazionale ci sono migliaia di ingegneri, progettisti, operai e manager. Ma la leadership serve anche a decidere quali progetti meritino di essere portati avanti quando ancora non esistono garanzie sul loro successo. È proprio questo il tratto distintivo dell'eredità di Hiroshi Okuda. Nel 1995 la Prius era un progetto tecnologicamente complesso e tutt'altro che sicuro dal punto di vista commerciale. Il RAV4 apparteneva a un segmento che ancora non aveva assunto l'importanza odierna. E Toyota doveva ancora completare la propria trasformazione in un costruttore veramente globale. Okuda spinse su tutte e tre le direzioni.

La Prius sarebbe diventata il simbolo dell'auto ibrida. Il RAV4 avrebbe anticipato la straordinaria crescita dei SUV. La strategia di produzione internazionale avrebbe contribuito a trasformare Toyota in uno dei protagonisti assoluti dell'automobile mondiale. La sua morte chiude quindi un capitolo importante della storia dell'industria automobilistica giapponese. Ma, paradossalmente, basta guardare una Toyota contemporanea per ritrovare ancora oggi molte delle idee sostenute da Okuda quasi trent'anni fa: ibrido, SUV, produzione globale e innovazione. È questa, più di qualsiasi titolo o incarico, la misura della sua eredità.

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