Pierfrancesco Favino S-caricato da Vicky Piria: «Ma non ero un sex symbol?»
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S-caricati. Pierfrancesco Favino: «Ma non ero un sex symbol?»

Parte il nuovo format di Automoto.it, in collaborazione con Mini Italia: S-caricati. Presentatrice, Vicky Piria. Ospite d’eccezione: Pierfrancesco Favino, l’attore più internazionale d’Italia, che tra poco sarà al cinema in Moschettieri del Re, dove sarà un D’Artagnan sgrammaticato. Come sarà andata? Bene, a parte il due di picche finale. Guardate il video!
28 novembre 2018

«Vedi quello spioncino? Da lì si vede San Pietro benissimo». È Roma con le sue meraviglie nascoste la location di questa puntata di S-caricati, la nuova web series di Automoto.it realizzata in collaborazione con Mini. Al volante a condurre ogni episodio la pilota Vicky Piria, che ogni settimana a bordo di un modello diverso incontra un VIP dello spettacolo.

Nel centro della Città Eterna Vicky oggi ha incontrato un romano d'eccezione: l'attore Piefrancesco Favino. Si confessa un po' sovrappeso, ma per questioni di set. Tra poco sarà al cinema diventando un attempato D'Artagnan in Moschettieri del Re, commedia brillante liberamente ispirata al celebre romanzo I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas, in uscita sul grande schermo il 27 dicembre con un grande cast italiano e la direzione di Giovanni Veronesi.

Nel video Favino arriva su una BMW R nineT Urban GS e sale a bordo della Mini Countryman SD guidata da Vicky Piria. Ed è proprio a Vicky Piria che Pierfrancesco Favino racconta del ruolo per cui i nostri lettori lo ricorderanno, quello in Rush di Ron Howard in cui impersonò il grande Clay Regazzoni: «È stata un'esperienza pazzesca, perché ero in un film molto bello, perché stavo lavorando con Ron Howard e perché ho avuto la possibilità di guidare una di quelle “bestie” che non so come facessero...», racconta della Ferrari 312T che ha pilotato per davvero a Silverstone, «fino a quando mi sono reso conto che è una cosa che può fare davvero solo qualcuno che... la sa fare davvero!».

A parte la Formula 1, Favino pratica altri sport? «Sanremo è stata l'esperienza più “sportiva” che mi è capitato di fare, perché dormi tre ore a notte e perché il programma cambia ogni cinque minuti e quindi devi essere sempre in grado di improvvisare».

Ma un attore deve anche prepararsi... «Sì, ma non mi metto davanti allo specchio perché non mi piace guardarmi mentre recito, però creo un luogo dove poter provare o studiare. Uno dei luoghi principali in cui provo è proprio la macchina, perché è un posto riparato e chiuso e dove, tra l'altro, adesso col Bluetooth non sembri più neanche un matto. Per esempio l'idea di come far parlare D'Artagnan mi è venuta proprio mentre guidavo...».

 

Oltre che nel cinema, Pierfrancesco Favino è ultimamente impegnato in teatro in La notte prima delle foreste, un monologo del drammaturgo francese Bernard-Marie Koltes, per il quale si era già fatto notare al festival di Sanremo, il palcoscenico che l’ha reso davvero popolare a tutti gli italiani. «Il teatro è il “mio” luogo, nel senso che lo sento come se fosse “casa”». Ed ha anche supportato l'apertura di una scuola di recitazione per attori, la scuola pubblica “L'Oltrarno” di Firenze, dove uno staff internazionale forma artisti di domani in un corso triennale a numero chiuso riservata a giovani tra i 18 ed i 26 anni grazie al sostegno dei Comuni di Peccioli e Firenze e alla collaborazione del Teatro della Toscana: «In realtà non sono stato io a volerlo fare, ma mi è stato proposto. Dopo di che ho avuto la fortuna di riuscire a mettere insieme uno staff internazionale di insegnanti con i quali formiamo questi ragazzi in un'età molto delicata, quella in cui non sai ancora quello che vuoi diventare. Io ho deciso di voler fare questo mestiere quando i miei genitori mi dicevano “prenditi un pezzo di carta”, poi è andata bene. Ma poteva andar malissimo e può ancora andare male. Diciamo che ho abbracciato il precariato ancor prima che diventasse un termine di moda»

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