Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
La situazione di Porsche in Cina continua a diventare sempre più complessa. Dopo mesi di indiscrezioni, il costruttore tedesco sta concretizzando un profondo piano di ristrutturazione della propria rete commerciale, chiudendo diverse concessionarie considerate non più sostenibili dal punto di vista economico. Una decisione che arriva mentre il marchio deve fare i conti con un forte calo delle vendite, una drastica riduzione dei profitti e una concorrenza sempre più agguerrita da parte dei costruttori cinesi, protagonisti soprattutto nel settore delle auto elettriche e dei SUV premium.
Il piano di Porsche China prevede una significativa riduzione della rete di concessionari, che dovrebbe scendere a circa 80 punti vendita entro la fine del 2026, rispetto ai 114 presenti a fine 2025 e ai circa 150 attivi nel 2024. L'obiettivo è ridurre i costi operativi e concentrare gli investimenti sulle aree più redditizie, evitando di mantenere strutture che registrano perdite sempre più consistenti. Negli ultimi mesi alcuni dealer Porsche avevano già sospeso l'attività o cessato completamente le operazioni, lasciando alla filiale cinese il compito di gestire depositi dei clienti e pratiche ancora aperte. La riduzione della rete rappresenta quindi un passaggio obbligato per riportare sostenibilità economica in un mercato profondamente cambiato. I risparmi ottenuti saranno destinati soprattutto al nuovo centro di ricerca e sviluppo di Shanghai, inaugurato per sviluppare tecnologie e prodotti maggiormente adattati ai gusti dei clienti cinesi.
I numeri spiegano chiaramente la portata della crisi. Nel 2025 Porsche ha consegnato in Cina appena 41.938 vetture, con una flessione del 26% rispetto all'anno precedente. Ancora più significativo è il confronto con il 2022, quando il marchio aveva superato quota 95.000 consegne: in appena tre anni le immatricolazioni si sono praticamente dimezzate. A mettere in difficoltà il costruttore tedesco sono soprattutto i nuovi marchi cinesi come Xiaomi, BYD, Nio, Aito e altri produttori locali, capaci di offrire SUV elettrici, software evoluti, sistemi di guida intelligente e tecnologie digitali a prezzi decisamente più competitivi rispetto ai costruttori europei. Anche il segmento premium sta cambiando rapidamente, con clienti sempre più attratti dall'innovazione tecnologica piuttosto che dal solo prestigio del marchio.
La risposta di Porsche non sarà una guerra dei prezzi. La nuova strategia punta infatti sul principio del "value over volume", privilegiando la redditività rispetto ai volumi di vendita. Parallelamente la Casa sta lavorando allo sviluppo di nuovi modelli con motorizzazioni a benzina, ibride plug-in ed elettriche, oltre a valutare collaborazioni con fornitori cinesi specializzati in software e sistemi di assistenza alla guida. Anche il nuovo amministratore delegato Michael Leiters ha ribadito che il rilancio del marchio passerà attraverso una maggiore efficienza, il contenimento dei costi e un'offerta di prodotto più competitiva per il mercato cinese. Tuttavia gli analisti ritengono che la sfida sarà tutt'altro che semplice: il mercato automobilistico della Cina è ormai dominato da costruttori locali estremamente innovativi e capaci di evolvere con ritmi molto superiori rispetto ai tradizionali marchi europei. Per Porsche, il successo nel Paese asiatico rappresenterà uno degli elementi decisivi per tornare a migliorare margini e risultati economici nei prossimi anni.