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“Quest’anno guido tre auto. La Super Formula, la Williams dello scorso anno e la monoposto 2026”. Una logica spiccia indurrebbe a immaginarsi un pilota di riserva in Formula 1 ancorato ai box come un leone in gabbia, ma l’agenda fitta di Luke Browning fa capire come la realtà sia molto più complessa di così. Ventiquattro anni – anche se ne dimostra di meno, con il suo viso pulito – l’inglese è l’uomo pronto a sostituire Carlos Sainz e Alex Albon nel caso in cui fossero indisponibili a correre.
Ma in cosa consiste davvero il lavoro di una riserva? “Imparo cosa vuol dire essere un pilota di Formula 1, e cerco di acclimatarmi con la monoposto 2026 nelle FP1, oltre a dare supporto in fabbrica. Durante i weekend di gara ho anche l’opportunità di partecipare alle riunioni con gli ingegneri, imparando dai piloti esperti il più possibile”, ci racconta Browning quando lo incontriamo nell’hospitality della Williams per la nostra chiacchierata. Un ruolo, quello del pilota di riserva, che passa anche per il simulatore.
“Al momento, l’obiettivo principale è la mia crescita. Sto correndo anche in Super Formula, quindi quest’anno sono molto impegnato. Forse sono la persona dell’intera Williams che sta accumulando più ore di volo. Quando ho l’occasione di girare al simulatore cerco di familiarizzare con ogni pista del calendario con questa vettura. Il modo di guidarla è chiaramente assai diverso rispetto allo scorso anno; quindi, serve molta preparazione perché sia pronto se serve che guidi la macchina”.
Nel suo ruolo in Williams, Luke ha modo di osservare da vicino Sainz e Albon. “Ancora più che dai loro consigli, imparo tantissimo vedendo come lavorano, capendo perché uno offre prestazioni migliori dell’altro in un weekend di gara. E poi cerco di applicare quello che apprendo. Sto capendo perché sono entrambi piloti eccellenti, ma sto anche apprezzando quanto siano diversi nell’approccio, nel modo in cui comunicano. Li studio”. Non è questione di copiarli, ma di apprezzarne le differenze, le sfumature.
È stato James Vowles a portarlo in Williams dalla Mercedes, una scelta che Browning ricorda con riconoscenza: “Ha notato il mio talento ed è il motivo per cui sono qui”. Ma Browning si tiene allenato anche grazie alla partecipazione alla Super Formula. “Sono monoposto molto differenti, anche se davvero veloci. Non sono molto lontane dalla F1 in termini di velocità in curva. Lo stile di guida è diverso – non c’è elettrificazione - e lo sono anche le gomme. Il beneficio della Super Formula è la possibilità di correre”.
“Mi rende più pronto a subentrare in F1 se dovesse essercene la necessità. Se fossi stato fermo per un anno sarei stato molto più arrugginito”. Ma se dovesse davvero succedere, quale sarebbe l’ostacolo più grande? “Gestire la pressione esterna. Si parla molto di più con la stampa, si hanno molti più occhi addosso. Dovrei affrontare tutto questo, il fatto di avere l’attenzione del pubblico senza distrarti, ma anzi riuscendo a riprendere la concentrazione. Focalizzarsi sul fatto di guidare un mezzo con quattro ruote e un volante, e come estrarre il massimo dal pacchetto. È la mentalità che ho avuto quando ho disputato le FP1 al Red Bull Ring”.
Come si prepara Browning per una sessione di FP1? “Come per qualsiasi altro weekend di gara, onestamente. Sto cercando di sfruttare quest’anno per diventare un pilota di F1. Viaggio tantissimo, e devo cercare il modo migliore per mantenermi in forma, per togliermi di dosso la stanchezza del viaggio. Passare da una tipologia di vettura all’altra restando veloce non è facile. Ero solo a tre decimi nelle FP1, il che mi sembra una buona prestazione. Spero di poter continuare così”.
Ma cosa lo ha stupito di più della monoposto 2026? “È una vettura di F1, no? Sono così veloci. Si sentono così tante dichiarazioni da parte dei piloti su quanto queste auto non siano belle da guidare rispetto a quelle dello scorso anno, ma io vedo solo la velocità. È il vantaggio di essere un pilota giovane, direi. Resta comunque l’auto più veloce che guido, quindi mi sembra fantastica. E mi godo ogni minuto”.
Browning non esclude la partecipazione ad altre categorie: “Mi piacerebbe correre nel WEC – rivela -. Il problema è trovare del tempo in agenda. Vorrei tantissimo correre a Le Mans e a Daytona. Mi piacerebbe persino guidare un’auto da rally, o anche una GT3. Vorrei pure correre in moto, a un certo punto. Sarebbe molto divertente. Questo non significa che voglia dare priorità a questo rispetto alla F1”. Ed è proprio questo l’unico, grande obiettivo: “Sono un pilota di riserva, mi manca l’ultimo passo. Non vedo l’ora. Se sono pronto? Assolutamente sì”. Lo dice con fierezza, rendendo più spigolosi quei tratti gentili che lo fanno sembrare ancora più giovane.