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Il fronte più delicato della transizione ecologica europea non è più soltanto quello delle auto, ma sempre di più quello dei veicoli commerciali leggeri. È su questo terreno che Renault e Stellantis si trovano oggi esposte a un rischio finanziario concreto, legato al mancato allineamento agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ fissati dall’Unione Europea per il periodo 2025-2027.
Nonostante Bruxelles abbia recentemente ammorbidito il percorso verso il 100% elettrico al 2035, gli obiettivi intermedi restano invariati e vincolanti. I costruttori devono continuare a ridurre le emissioni medie non solo delle auto, ma anche di furgoni e van. Ed è proprio qui che il sistema inizia a scricchiolare: i veicoli commerciali elettrici faticano a decollare sul mercato europeo, frenati da prezzi elevati, autonomia ancora limitata e tempi di ricarica poco compatibili con le esigenze di artigiani, flotte e piccole imprese.
Nel primo semestre del 2025, Renault ha accantonato 98 milioni di euro, una cifra legata in larga parte al rischio di non conformità alle normative europee e nazionali sulle emissioni di CO₂. Secondo fonti vicine all’azienda, non è escluso che nella seconda parte dell’anno possa arrivare un ulteriore stanziamento, segnale che il tema viene considerato strutturale e non episodico. In altre parole, il costruttore francese si sta preparando all’eventualità che il percorso di rientro nei limiti sia più lento e costoso del previsto.
Per Stellantis, almeno per ora, il problema non si riflette ancora in modo diretto nei conti. Il gruppo non ha registrato accantonamenti specifici nei risultati semestrali, ma secondo quanto riportato dalla stampa economica francese la questione potrebbe emergere in occasione della presentazione dei conti annuali. Diversi analisti ritengono plausibile l’inserimento di una copertura legata alle emissioni nell’ambito di una revisione più ampia degli asset, anche alla luce dei recenti aggiustamenti della strategia sull’elettrico, in particolare negli Stati Uniti.
L’esposizione di Stellantis, però, è potenzialmente ancora più pesante. Il gruppo detiene una quota vicina al 30% del mercato europeo dei veicoli commerciali leggeri, un segmento che rappresenta un pilastro dei volumi ma anche un punto di fragilità sul fronte delle emissioni. Secondo uno studio dell’International Council on Clean Transportation (ICCT), Stellantis sarebbe oggi sopra il proprio obiettivo di circa 24 grammi di CO₂ per chilometro, mentre Renault presenterebbe uno scostamento di circa 16 grammi. Considerando una sanzione di 75 euro per ogni grammo eccedente e per ciascun veicolo venduto, l’impatto potenziale può facilmente arrivare a cifre miliardarie.
Non a caso, entrambe le aziende stanno intensificando la pressione sulle istituzioni europee per ottenere obiettivi più flessibili o meccanismi correttivi. In parallelo, soprattutto Stellantis sta intervenendo sulle politiche commerciali, anche attraverso aumenti dei prezzi dei modelli termici, con l’obiettivo di spingere la domanda verso le versioni elettriche. Una strategia che però evidenzia un punto chiave: oggi il vero collo di bottiglia della transizione non è tanto l’auto privata, quanto il mondo dei veicoli da lavoro.
Le prospettive di recupero nel triennio 2025-2027 restano limitate. Il ritardo accumulato rende difficile un riallineamento rapido, soprattutto in assenza di una crescita spontanea e robusta della domanda di furgoni elettrici. All’interno di Stellantis il tema è stato già messo nero su bianco: mantenere una quota di elettrico attorno al 10% nel segmento dei van potrebbe tradursi in multe fino a 2,6 miliardi di euro entro il 2027.