Richard Hammond mai così profondo: "Avrei continuato The Grand Tour". Il divorzio, le perdite e la felicità ritrovata

Richard Hammond mai così profondo: 'Avrei continuato The Grand Tour'. Il divorzio, le perdite e la felicità ritrovata
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La fine del programma con Jeremy Clarkson e James May, la morte del padre, il divorzio e la paura per le conseguenze dell'incidente del 2006. Richard Hammond si racconta in una lunga intervista e spiega perché oggi, nonostante tutto, si sente più felice di quanto non fosse negli anni del successo televisivo
26 ottobre 2026

Richard Hammond avrebbe continuato volentieri a girare il mondo con Jeremy Clarkson e James May. Non era pronto a dire addio a The Grand Tour, né sentiva che quell'esperienza fosse arrivata necessariamente al capolinea. Eppure, oggi, guardando alla propria vita, racconta di essere più felice di quanto non fosse da anni. Una contraddizione soltanto apparente, che emerge nel corso di una lunga intervista concessa al podcast britannico High Performance, durante la quale il conduttore ha parlato apertamente della sua carriera, delle difficoltà personali e del rapporto con il successo.

Negli ultimi anni Hammond ha dovuto affrontare cambiamenti importanti, dalla morte del padre alla fine del matrimonio, passando per la perdita della casa e del suo cane. Nel frattempo si è conclusa anche l'avventura televisiva che per oltre vent'anni lo ha reso uno dei volti più riconoscibili del mondo automobilistico. Eppure, anziché raccontare questi eventi come una sequenza di rimpianti, Hammond sembra aver trovato un nuovo equilibrio proprio lontano da quella vita che, dall'esterno, poteva apparire straordinaria.

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«Se Jeremy e James avessero voluto continuare, l'avrei fatto anch'io»

La fine di The Grand Tour non è stata una scelta che Hammond avrebbe necessariamente fatto in quel momento. Durante l'intervista spiega che, se Jeremy Clarkson e James May avessero voluto proseguire, lui sarebbe stato disposto a continuare. Ma quando gli altri hanno deciso che era arrivato il momento di fermarsi, ha accettato la loro posizione.

Per capire il motivo, bisogna tornare agli inizi della loro avventura televisiva. Quando Clarkson lasciò la BBC dopo il caso che portò alla mancata prosecuzione del suo contratto, anche Hammond si trovò davanti a una scelta importante. Gli venne proposto di assumere un ruolo di maggiore responsabilità in Top Gear, ma decise di non proseguire senza il suo storico compagno di viaggio.

Non era soltanto una questione di amicizia. Hammond era convinto che il successo del programma dipendesse dall'equilibrio tra le persone coinvolte, compreso James May e il produttore Andy Wilman. Nessuno avrebbe potuto replicare quella formula semplicemente prendendo il posto di uno dei protagonisti.

"Non sono abbastanza arrogante da pensare che avrei potuto fare tutto questo da solo", racconta. Il loro rapporto funzionava perché, dopo anni trascorsi insieme, ciascuno conosceva perfettamente le reazioni degli altri. Non serviva nemmeno mettersi d'accordo: bastava che succedesse qualcosa perché ognuno sapesse già quale sarebbe stata la dinamica tra loro.

È questo che rendeva Top Gear e poi The Grand Tour qualcosa di diverso da un normale programma automobilistico. Le auto erano fondamentali, ma lo erano altrettanto i rapporti tra i conduttori, le provocazioni e quella spontaneità che il pubblico aveva imparato ad apprezzare. Per Hammond, quindi, chiudere quell'esperienza non significava aver perso interesse per il proprio lavoro. Semplicemente, non avrebbe avuto lo stesso senso continuare senza le persone con cui aveva costruito tutto.

La morte del padre, il divorzio e la perdita della casa

Fuori dalle telecamere, però, Hammond ha dovuto affrontare un periodo particolarmente difficile. Nel corso dell'intervista racconta di aver perso il padre, il suo cane e la casa, oltre ad aver attraversato la fine del matrimonio. Una serie di cambiamenti che si è sovrapposta alla conclusione di una fase fondamentale della sua carriera.

Non entra nei dettagli della separazione e non attribuisce responsabilità alla moglie. Parla, piuttosto, delle conseguenze che questi eventi hanno avuto sulla sua vita e di come si sia ritrovato a ricostruire la propria quotidianità. Tra i ricordi più significativi c'è quello della piccola casa di campagna in affitto nella quale ha vissuto dopo la separazione. La definisce scherzosamente la sua casa del divorzio: un'abitazione semplice, con pochi mobili e qualche disagio pratico, soprattutto durante l'inverno.

Non era certo il genere di sistemazione che ci si potrebbe aspettare da una celebrità abituata a viaggiare per il mondo e a lavorare in produzioni televisive internazionali. Eppure, Hammond racconta di aver trascorso lì alcuni dei momenti più felici degli ultimi anni. Quando gli amici andavano a trovarlo, lo facevano per stare con lui. Non c'erano una grande casa da ammirare o una collezione di automobili da mostrare. C'era semplicemente la possibilità di trascorrere del tempo insieme.

Ricorda, per esempio, le domeniche in cui organizzava grandi pranzi, arrivando a ospitare anche quattordici persone. Per fare spazio doveva spostare i mobili e portare dentro un tavolo che normalmente si trovava all'esterno. Sono immagini molto diverse da quelle alle quali Hammond ha abituato il pubblico, tra supercar, viaggi estremi e avventure in luoghi remoti. Eppure, è proprio in questa dimensione ordinaria che sembra aver ritrovato qualcosa che gli era mancato.

Non significa che gli anni trascorsi in televisione siano stati infelici. Al contrario, Hammond riconosce di essere stato fortunato ad aver vissuto esperienze straordinarie. Ma ammette che il lavoro, per molto tempo, ha occupato uno spazio enorme, rendendo difficile separare la vita professionale da quella privata. Per circa 26 anni ha vissuto a un'estremità dell'autostrada M4 e ha lavorato all'altra: quando era sul set, una parte di lui desiderava tornare a casa, ma quando rientrava, invece, gli capitava di sentirsi ancora mentalmente legato al lavoro.

Il risultato era la sensazione di non essere mai completamente nel posto giusto. Oggi, invece, racconta di aver recuperato il piacere delle cose più semplici, dalla spesa al supermercato alle conversazioni con gli amici.

«Oggi sono più felice»: il valore delle cose che prima sembravano insignificanti

Uno degli episodi più curiosi dell'intervista riguarda una visita dal parrucchiere nella sua nuova città, Abergavenny, in Galles. L'appuntamento era in ritardo e gli era stato suggerito di aspettare nel locale accanto, bevendo qualcosa. In passato, probabilmente, Hammond non avrebbe accettato. Questa volta, invece, è entrato nel bar, si è seduto in giardino e ha cominciato a parlare con alcune persone del posto.

La conversazione è proseguita, si sono aggiunti altri clienti e quello che doveva essere un modo per trascorrere qualche minuto è diventato un momento piacevole. A un certo punto, Hammond non aveva più voglia di tornare dal parrucchiere.

È un episodio semplice, ma racconta bene il cambiamento che descrive. Per anni è stato riconosciuto quasi ovunque e la sua immagine pubblica lo ha spesso preceduto. Le persone volevano sapere com'era lavorare con Clarkson, quali automobili avesse guidato o che cosa pensasse delle novità del settore. In quel bar, invece, era semplicemente una persona che stava conoscendo altre persone.

In quell'occasione, Hammond riflette sul fatto che le relazioni umane siano una componente fondamentale della felicità. Non soltanto quelle con gli amici storici o con la famiglia, ma anche i rapporti quotidiani che nascono senza particolari aspettative. È un aspetto che aveva sperimentato anche durante le riprese di The Grand Tour e, nonostante i viaggi straordinari e le automobili eccezionali, una parte importante della felicità derivava dal tempo trascorso con Jeremy, James e il resto della troupe. Il problema, semmai, era riuscire a mantenere quel senso di connessione anche al di fuori del lavoro.

Oggi Hammond sembra aver trovato un equilibrio diverso, ma non rinnega la fama e ammette che essere riconosciuto può essere piacevole, tuttavia non vuole più che questo aspetto condizioni ogni momento della sua vita: "Non puoi aspettarti che le persone ti trattino normalmente se non tratti te stesso normalmente", spiega.

È una riflessione che assume un significato particolare se si considera il percorso professionale che ha alle spalle. Per anni è stato protagonista di una delle trasmissioni automobilistiche più seguite al mondo, con una vita scandita da viaggi, riprese e impegni. Adesso sembra apprezzare soprattutto la possibilità di vivere senza dover trasformare ogni giornata in qualcosa di straordinario.

La paura che l'incidente del 2006 possa lasciare conseguenze

Tra i passaggi più personali dell'intervista c'è anche quello dedicato all'incidente del 2006, quando Hammond rimase gravemente ferito durante una prova ad alta velocità per Top Gear. Parlando delle conseguenze di quell'esperienza, il conduttore ammette di essere ancora preoccupato per la possibilità che la lesione cerebrale possa avere effetti nel lungo periodo, compreso un eventuale rischio di demenza precoce.

L'ex conduttore racconta di dimenticare spesso le cose e di perdere oggetti, ma riconosce che questi episodi potrebbero anche essere legati all'età o alla distrazione. Non ha ancora effettuato gli accertamenti che vorrebbe fare, perché teme ciò che potrebbe scoprire: "Ho paura di sapere che cosa mi aspetta".

A preoccuparlo non è soltanto l'eventuale diagnosi, ma anche l'idea di dover comunicare una notizia simile alle figlie e alla famiglia. Si domanda quanto sarebbe difficile per loro affrontare una situazione del genere e ammette che questo pensiero contribuisce a frenarlo. È un passaggio delicato, che non permette di trarre conclusioni sulle sue condizioni di salute, ma mostra un lato vulnerabile di una persona che il pubblico ha spesso visto affrontare situazioni rischiose con ironia e leggerezza.

Hammond non ha quindi una risposta definitiva e non cerca di presentarsi come qualcuno che ha superato ogni paura. Al contrario, riconosce apertamente le proprie fragilità. Ed è forse proprio questo a rendere interessante la sua testimonianza: il successo professionale non elimina automaticamente le preoccupazioni personali, così come l'abitudine ad affrontare rischi fisici non rende immuni dalla paura di ciò che non si può controllare.

Il futuro dell'auto secondo Hammond: meno ideologia, più informazioni

L'intervista affronta anche il futuro dell'automobile, un tema sul quale Hammond ha maturato una posizione piuttosto chiara. È favorevole alle auto elettriche, ma ritiene che la transizione energetica debba essere raccontata senza trasformarsi in uno scontro tra tecnologie.

Secondo il conduttore, il giornalismo automobilistico ha oggi una responsabilità maggiore rispetto al passato. L'auto è spesso uno degli acquisti più importanti nella vita di una persona e le decisioni relative alla motorizzazione possono avere conseguenze economiche significative.

Per questo non basta sostenere che tutti dovrebbero acquistare un'auto elettrica, senza considerare le esigenze individuali, i chilometri percorsi e la possibilità di ricaricare a casa. Allo stesso modo, sarebbe sbagliato ignorare la necessità di ridurre le emissioni e continuare a utilizzare i motori tradizionali senza interrogarsi sulle alternative.

Hammond invita quindi a considerare anche altre soluzioni, dai carburanti sintetici all'idrogeno, senza dare per scontato che una singola tecnologia possa rispondere a tutte le esigenze. Il suo ragionamento si estende anche alle automobili già esistenti. Se una persona percorre pochi chilometri all'anno con una vettura che possiede da tempo, secondo Hammond può avere senso valutare la possibilità di continuare a utilizzarla, anziché sostituirla automaticamente.

Naturalmente, la sostenibilità di una simile scelta dipende da molti fattori, tra cui le condizioni del veicolo, i consumi e l'impatto della produzione del carburante. L'intervista non approfondisce questi aspetti tecnici, ma il messaggio del conduttore è chiaro: la transizione deve tenere conto della realtà degli automobilisti, non soltanto delle soluzioni teoricamente disponibili.

 

The Smallest Cog, una nuova ambizione lontana dalla televisione

Dopo anni trascorsi davanti alle telecamere, Hammond ha trovato nel restauro automobilistico un nuovo progetto sul quale investire tempo, energie e denaro. Nel corso dell'intervista racconta di aver messo personalmente circa 500.000 sterline in The Smallest Cog, la sua officina specializzata nel restauro di auto classiche. Non è soltanto una passione da coltivare nel tempo libero, ma un'attività vera e propria, con dipendenti, costi da sostenere e clienti che pagano per i lavori sulle proprie vetture.

Hammond vorrebbe far crescere l'impresa e ha in mente un progetto ambizioso: creare uno spazio che riunisca l'officina, un ristorante o un caffè e un museo con alcune delle automobili apparse nel programma televisivo. Un luogo in cui il restauro diventi anche un'occasione per incontrarsi e condividere la passione per le auto. Nel frattempo, il lavoro continua e l'attività deve trovare un equilibrio economico che le permetta di consolidarsi.

La settima stagione del programma dedicato all'officina è stata commissionata, ma per Hammond la sfida non consiste soltanto nel continuare a raccontare restauri davanti alle telecamere: vuole costruire un'attività che possa reggersi sulle proprie gambe.

È un progetto che gli permette di restare vicino al mondo automobilistico senza dover necessariamente ripetere ciò che ha fatto per gran parte della carriera e, considerando quanto racconta della propria vita negli ultimi anni, sembra esserci una continuità tra questa nuova ambizione e il desiderio di trovare soddisfazione in qualcosa di più concreto, costruito giorno dopo giorno.

La lezione di Richard Hammond: il successo non basta per essere felici

Verso la fine dell'intervista, Hammond torna su un concetto che sembra aver acquisito importanza soprattutto negli ultimi anni: fare qualcosa perché ci piace e ci dà soddisfazione, senza arrivare al punto di averne bisogno per sentirci realizzati. Non è un invito a rinunciare alle proprie ambizioni. Lui stesso continua a lavorare per far crescere The Smallest Cog e non nasconde quanto sia importante impegnarsi per sfruttare le opportunità che si presentano. La differenza sta nel non lasciare che il lavoro e la ricerca del successo finiscano per occupare tutto il resto.

Guardando alla sua storia, è difficile non notare il contrasto tra gli anni trascorsi a girare il mondo con Jeremy Clarkson e James May e la vita che racconta di aver riscoperto dopo la fine del matrimonio e una serie di perdite personali. Hammond non rinnega nulla di ciò che ha fatto e sa di aver avuto occasioni che pochi possono permettersi, ma oggi sembra aver trovato una dimensione più equilibrata, fatta anche di giornate normali, pranzi con gli amici e conversazioni casuali con persone che non lo conoscono come personaggio televisivo. Non è detto che questa nuova consapevolezza cancelli le difficoltà o renda meno doloroso ciò che è successo, gli ha però permesso di guardare alla propria vita da una prospettiva diversa.

Ed è forse questo l'aspetto più interessante della sua intervista: dopo aver passato gran parte della carriera a intrattenere il pubblico con automobili straordinarie e avventure fuori dal comune, Hammond oggi racconta quanto contino anche le cose che difficilmente finirebbero in televisione. Non serve trasformare la sua esperienza in una lezione valida per tutti, soprattutto perché lui stesso riconosce di essere stato molto fortunato. Resta però una riflessione comprensibile anche al di fuori del suo mondo: raggiungere un obiettivo può dare una grande soddisfazione, ma non garantisce che tutto il resto della vita funzioni altrettanto bene.

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