Rolex e auto di lusso per 2 milioni di euro: confiscato il tesoro della Mala del Brenta

Rolex e auto di lusso per 2 milioni di euro: confiscato il tesoro della Mala del Brenta
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La Guardia di Finanza esegue una confisca da circa 2 milioni di euro legata ai proventi illeciti della Mala del Brenta. Nel patrimonio sequestrato figurano auto di lusso, Rolex, gioielli, immobili, denaro contante e opere d'arte. L'operazione rappresenta l'epilogo di un'indagine patrimoniale avviata dopo le dichiarazioni di Felice Maniero
20 luglio 2026

Cinque auto di lusso, quindici Rolex e altri orologi di pregio, immobili, conti correnti, denaro contante e opere d'arte. È questo il patrimonio definitivamente confiscato dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'inchiesta che affonda le radici nei profitti illeciti della Mala del Brenta, l'organizzazione criminale guidata negli anni Ottanta e Novanta da Felice Maniero. Il valore complessivo dei beni supera i 2 milioni di euro e rappresenta il punto di arrivo di una lunga attività investigativa coordinata dall'autorità giudiziaria veneziana.

Confiscati Rolex, auto di lusso e immobili: il patrimonio torna allo Stato

Il provvedimento di confisca, eseguito dal Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza con il supporto dei reparti di Venezia e Firenze, riguarda un soggetto condannato in via definitiva per il riciclaggio dei proventi riconducibili a Felice Maniero. Tra i beni sottratti figurano due immobili situati nelle province di Firenze e Lucca, cinque automobili di lusso, gioielli, quadri di valore, disponibilità finanziarie, circa 90 mila euro in contanti custoditi in cassette di sicurezza e ben 15 orologi di lusso, tra cui diversi Rolex e Cartier.

Secondo gli investigatori, il denaro proveniente dalle attività criminali sarebbe stato progressivamente reinvestito nell'acquisto di beni di elevato valore economico e facilmente rivendibili, come auto premium, orologi di alta gamma e investimenti immobiliari, con l'obiettivo di occultarne la provenienza. Le indagini patrimoniali, sviluppate attraverso accertamenti bancari, rogatorie internazionali, analisi documentali e approfondimenti economico-finanziari, hanno inoltre confermato una marcata sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi ufficialmente dichiarati.

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Le dichiarazioni di Maniero decisive per ricostruire il flusso del denaro

L'indagine trae origine dalle dichiarazioni rese negli anni da Felice Maniero dopo la sua collaborazione con la giustizia. Proprio quelle confessioni hanno consentito agli investigatori di ricostruire il percorso seguito dai capitali illeciti della Mala del Brenta, individuando il sistema attraverso il quale parte dei proventi criminali sarebbe stata riciclata e trasformata in patrimoni apparentemente leciti. La sentenza definitiva ha quindi aperto la strada alla confisca dei beni, che ora rientrano nella disponibilità dello Stato.

L'operazione conferma come auto di lusso, Rolex e beni di elevato valore continuino a rappresentare strumenti privilegiati per il reimpiego di capitali illeciti grazie alla loro elevata liquidabilità e alla capacità di conservare valore nel tempo. La confisca eseguita dal Tribunale di Venezia assume quindi un significato che va oltre il valore economico dei beni recuperati: rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di contrasto alla criminalità organizzata, fondata sull'aggressione ai patrimoni accumulati attraverso attività illecite e sulla restituzione delle ricchezze alla collettività.

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