Ferrari Luce da record all'asta: quando l'ego dei miliardari e l'hype valgono più del bel design

Ferrari Luce da record all'asta: quando l'ego dei miliardari e l'hype valgono più del bel design
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La "Telaio 0" della discussa elettrica di Maranello ha sbancato l'asta di Monterey diventando l'auto nuova più pagata della storia. Ma dietro questa cifra folle non c'è il trionfo dello stile, bensì una spietata logica psicologica e fiscale del jet set internazionale
16 agosto 2026

Quaranta milioni di dollari. È questa la cifra astronomica sborsata a Monterey, in California, per accaparrarsi la "Telaio 0", il primissimo esemplare della Ferrari Luce uscito dai cancelli di Maranello. È ufficialmente il prezzo più alto mai pagato nella storia per una vettura di nuova produzione.

Appena battuto il martelletto del banditore, in rete si è sollevato il prevedibile coro dei difensori d'ufficio: "Avete visto? La Luce è un successo mondiale, il mercato le dà ragione". Un'eco che si unisce alla notizia del recente sold out immediato registrato sul mercato cinese. Ma, se analizziamo la situazione con lucidità, questo record non riabilita in alcun modo le linee tracciate da Jony Ive. Al contrario, dimostra un teorema sociologico ed economico tanto semplice quanto spietato.

Il paradosso dell'estetica: se tutti ne parlano male, il miliardario la vuole

Non ho mai fatto mistero di come la penso sul design di questa vettura: un'opinione ampiamente condivisa anche da maestri del settore come Fabio Filippini, che ho avuto il piacere di intervistare proprio su questo tema. La Ferrari Luce è, per usare un eufemismo, un'auto dal design estremamente controverso e, per molti appassionati (me compreso), decisamente brutta. Parliamo di un oggetto che, di listino, supera abbondantemente il mezzo milione di euro.

Ed è proprio qui che scatta la trappola psicologica del lusso estremo. Quando un oggetto di valore così irraggiungibile viene chiacchierato, criticato, sviscerato e persino deriso dalla gente comune e dagli appassionati di tutto il mondo, si innesca una dinamica perversa: diventa il non plus ultra della desiderabilità per l'1% dell'1%. I super-ricchi del pianeta non comprano più l'automobile in sé per le sue doti dinamiche o per l'eleganza delle sue proporzioni; comprano l'hype, comprano l'esclusività assoluta, comprano "l'oggetto dello scandalo" di cui tutto il globo sta discutendo. Più un'auto è divisiva e famigerata, più la corsa per accaparrarsela diventa feroce.

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L'illusione dei 40 milioni: l'effetto beneficenza

C'è poi un secondo elefante nella stanza che chi grida al "miracolo commerciale" finge di non vedere: il contesto dell'asta. L'intero ricavato della vendita californiana è stato devoluto alla Fondazione Ferrari, l'ente benefico del Cavallino che sostiene progetti educativi per le nuove generazioni. Un'iniziativa nobilissima, su cui non si discute.

Tuttavia, bisogna essere intellettualmente onesti: le aste di beneficenza per i miliardari seguono regole totalmente slegate dal reale valore di mercato dell'oggetto battuto. I 40 milioni di dollari non rappresentano il "valore" della Ferrari Luce. Rappresentano una colossale gara di ego tra magnati, mista alla ghiottissima opportunità di ottenere sgravi fiscali milionari (soprattutto nel sistema statunitense) e un ritorno di immagine incalcolabile sotto la voce "filantropia". In queste occasioni i prezzi vengono sistematicamente e fisiologicamente gonfiati a dismisura. Usare questa cifra per giustificare il successo dell'auto è pura ingenuità.

L'abito su misura per la "Telaio 0"

Cosa si è portato a casa, fisicamente, il misterioso acquirente? Oltre al numero di telaio "0", la vettura è stata pesantemente elaborata dal dipartimento Tailor Made per renderla un pezzo unico irripetibile, quasi a voler compensare le mancanze delle forme originarie con un tripudio di materiali esclusivi.

La carrozzeria è stata verniciata in "Madreperla Semi-Gloss", un pigmento speciale che altera i riflessi dal verde al viola a seconda di come la luce colpisce l'auto, alternando zone lucide e opache. All'interno, il Centro Stile guidato da Flavio Manzoni ha introdotto per la prima volta la pelle metallizzata svizzera "Le Mans" color Perla, eliminando il classico nero per i dettagli secondari dell'abitacolo in favore di un inedito "Grigio Corvara". Persino i loghi Ferrari su sfondo bianco, le pinze dei freni e i cerchi sono stati realizzati esclusivamente per questo modello.

Un esercizio di stile sui materiali e sui colori che, per quanto raffinatissimo, non sposta il giudizio finale sull'architettura della vettura. La Ferrari Luce si conferma una macchina da soldi perfetta, un trionfo innegabile del marketing e della forza dirompente del brand di Maranello. Ma il design automobilistico di eccellenza, quello che entra nella storia per la sua bellezza e non per i suoi scontrini fiscali, abita decisamente da un'altra parte.

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