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Prima ancora della presentazione ufficiale del design, Ferrari ha permesso a un numero ristretto di giornalisti e creator internazionali di mettersi al volante della Luce, la prima elettrica della storia del Cavallino Rampante. Tra questi, lo YouTuber americano Marques Brownlee per Auto Focus e Jason Barlow di Top Gear, che hanno provato un prototipo ancora completamente camuffato su un circuito privato insieme agli ingegneri di Maranello.
L'estetica del modello era ancora nascosta, ma tutta la parte tecnica era già definitiva: prestazioni, assetto, modalità di guida e sistemi elettronici corrispondevano infatti a quelli della versione di produzione. Ed è proprio da questa esperienza che arrivano le prime indicazioni su come Ferrari abbia deciso di interpretare il passaggio all'elettrico.
La prima caratteristica che colpisce, secondo i tester, è la posizione di guida. Il parabrezza molto inclinato e il cofano basso trasmettono immediatamente una sensazione di controllo sulla strada, mentre la visibilità anteriore viene definita sorprendentemente buona.
Una volta in movimento, ciò che emerge è soprattutto il lavoro delle sospensioni attive di terza generazione. Già nella modalità più orientata all'efficienza, denominata Range, la vettura mantiene un assetto estremamente piatto, con pochissimo rollio anche nei curvoni veloci del circuito.
Sia Brownlee che Barlow sottolineano più volte quanto la Luce riesca a mascherare il peso tipico di un'elettrica ad alte prestazioni, tanto da affermare di non percepire una differenza significativa rispetto ad alcune Ferrari con motore termico già guidate in passato. Anzi, "la sensazione è quella di stare su una Purosangue elettrificata", afferma Barlow.
Anche lo sterzo viene descritto come molto leggero ma progressivamente più sostanzioso in uscita curva, una caratteristica che richiama altri modelli della Casa di Maranello.
Durante il test vengono utilizzate le tre principali modalità di funzionamento della vettura.
La modalità Range privilegia l'efficienza, con trazione posteriore, circa 530 km di autonomia dichiarata e una potenza massima di 320 kW.
Passando alla modalità Tour, entra in funzione la trazione integrale e la potenza sale a 460 kW, configurazione che Ferrari considera quella più adatta all'utilizzo quotidiano.
Infine arriva la modalità Performance, che rende disponibili tutti i 725 kW, equivalenti a oltre 1.000 CV, con una accelerazione da 0 a 100 km/h nell'ordine dei 2,5 secondi.
Secondo il tester, già la modalità Tour offre prestazioni ben superiori a quanto necessario nella guida su strada, mentre la modalità Performance trasforma completamente il carattere della vettura.
Uno degli aspetti più interessanti della Ferrari Luce riguarda i paddle al volante. Molti si aspettavano una simulazione del cambio, come quella introdotta dalla Hyundai Ioniq 5 N, ma Ferrari ha scelto una strada diversa.
I paddle non riproducono dei rapporti virtuali: agiscono invece sulla gestione della coppia e della frenata rigenerativa. Nella pratica, però, il loro utilizzo ricorda molto quello di un cambio tradizionale. Prima di affrontare una curva si "scala", aumentando la rigenerazione e ottenendo un effetto simile al freno motore, che trasferisce il carico all'avantreno. In uscita, invece, si "sale di marcia", liberando progressivamente tutta la coppia disponibile per l'accelerazione.
Secondo i tester, dopo pochi giri il sistema diventa naturale e intuitivo: pur non esistendo rapporti veri e propri, il guidatore utilizza i paddle esattamente come farebbe su una Ferrari con motore termico, trovando un ritmo di guida familiare ma adattato alle caratteristiche di un powertrain elettrico. Ad accompagnare il tutto c'è una sonorità artificiale sviluppata da Ferrari che non vuole imitare un V8 o un V12, ma fornire un feedback coerente con il livello di coppia erogata e con il comportamento della vettura.
Un altro elemento che emerge dal test è l'enorme lavoro svolto sulla gestione elettronica della dinamica.
La Luce utilizza un sofisticato sistema di torque vectoring, quattro motori elettrici e sospensioni attive capaci di intervenire fino a 200 volte al secondo. Tutti questi sistemi lavorano insieme per mantenere la vettura stabile e prevedibile anche nelle situazioni più impegnative.
Secondo i tester, il risultato non è quello di un'auto "filtrata", bensì di una sportiva che comunica costantemente cosa sta facendo, trasmettendo sicurezza al guidatore.
Molto positivo anche il giudizio sull'abitacolo. Brownlee apprezza in particolare la grafica del quadro strumenti, definita ricca di informazioni ma mai confusionaria. Modalità di guida, livello della coppia, controlli elettronici, sospensioni e trazione rimangono sempre visibili, evitando di costringere il guidatore a navigare nei menu.
L'unica critica riguarda proprio i paddle, che rimangono fissati al piantone dello sterzo anziché seguire il volante. Nella guida più sportiva, con ampi angoli di sterzata, capita quindi di non trovarli immediatamente sotto le dita.
Pur trattandosi di una prova effettuata esclusivamente in pista e su un prototipo, le prime impressioni raccontano una Ferrari elettrica molto diversa da molte concorrenti.
Il tester americano, che in passato ha dichiarato di preferire le sportive a combustione quando si parla di guida in circuito, sostiene che la Luce riesca a offrire qualcosa di unico tra le elettriche ad alte prestazioni. Non tanto per la potenza, ormai comune in questo segmento, quanto per il modo in cui coinvolge il pilota attraverso assetto, gestione della coppia, feedback sonori e interazione con i paddle.
Naturalmente serviranno prove più approfondite, soprattutto su strada aperta e con la versione definitiva, per capire se questa ricetta convincerà anche i clienti più tradizionalisti del Cavallino. Ma una cosa sembra già emergere con chiarezza: Ferrari non ha cercato di costruire semplicemente un'elettrica velocissima. Ha provato a reinterpretare, con strumenti completamente nuovi, ciò che rende una Ferrari una Ferrari.
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