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Ha tentato l’impresa vera e propria Max Verstappen, che ha atteso fino all’ultimo per lasciare il suo box e sperare che l’evoluzione della pista potesse dargli quello sprint in più. La natura intrinseca della RB22 nel non riuscire ad assorbire gli scompensi dei cordoli ha fatto pagare all’olandese 140 millesimi nel tratto guidato, lasciandolo terzo alle spalle della Mercedes di Kimi Antonelli e della pole position di Lando Norris. A pesare sull'ultimo crono della qualifica di Madrid è stato anche il sovrasterzo patito nel settore finale, frutto del degrado termico generato dal passaggio alla La Monumental e da una gestione dell'energia che si è rivelata il vero tallone d'Achille della Red Bull lungo l'impegnativo tracciato cittadino di Madrid.
In conferenza stampa, l'olandese ha analizzato il risultato con il pragmatismo che lo contraddistingue, sottolineando la crescita mostrata dalla vettura rispetto ai recenti appuntamenti ma mettendo subito in chiaro dove si annida il deficit prestazionale nei confronti dei rivali diretti. “Credo sia stata una buona qualifica per noi. Non ci è capitato spesso quest'anno di essere lì in prima fila o tra i primi tre. La macchina ha fatto dei bei progressi ed è entrata subito nella corretta finestra di utilizzo fin dal nostro arrivo. Poi abbiamo faticato un po': è sempre il settore finale che ci penalizza, non riusciamo ad avere la stessa erogazione di potenza elettrica dei nostri concorrenti e questo rende davvero difficile lottare alla pari. In generale però sono abbastanza contento di come sono andate le cose. Da Q1 a Q3 c'è stata una bella progressione. Non credo di aver lasciato nulla sul tavolo, si tratta più che altro di alcuni limiti strutturali che conosciamo e del deployment nell'ultimo settore dove non siamo riusciti a mettere insieme tutto alla perfezione. Ma le qualifiche sono così e la gara sarà tutt'altra storia”.
Spiegando la scelta strategica di scendere in pista per ultimo nella fase decisiva della Q3, Verstappen ha chiarito come l'obiettivo non fosse tanto rincorrere l'evoluzione dell'asfalto, quanto evitare il traffico intenso che ha caratterizzato la sessione. “Non lo abbiamo fatto per cogliere le condizioni migliori della pista, ma semplicemente per avere aria pulita. Tutti sono usciti abbastanza presto, quindi c'era il tempo per fare un tentativo in solitaria”. A fare discutere nel paddock è anche l'impatto del tratto iconico del circuito, la curva con banking ribattezzata La Monumental. Un passaggio spettacolare per le riprese televisive, ma che sulla F1 dell'olandese ha evidenziato limitazioni legate al recupero e all'erogazione dell'ibrido.
“Avrei voluto farla in pieno, ma la batteria mi si scarica proprio lì. Devo alzare il piede per consentire un miglior deployment per il prosieguo del giro: questa è stata la mia personale esperienza a La Monumental. Il banking è fantastico dal punto di vista visivo, ma credo che avrebbero dovuto fare il contrario, accentuare la pendenza all'inizio per poi appiattirla in uscita. Sulle nostre monoposto c'è così tanto carico aerodinamico che l'impegno di guida è relativo, penso sia più impegnativa per le altre categorie dove non si fa in pieno con facilità. Per noi, arrivando verso la fine del tracciato con l'energia a zero, si rallenta comunque un po', anche se dall'esterno le immagini sono grandiose”.
Se da un lato Verstappen ha promosso la qualità dell'asfalto e l'organizzazione generale del weekend madrileno, dall'altro l'attenzione si sposta sulle reali possibilità di spettacolo e di sorpasso in gara. Le caratteristiche del tracciato, secondo il pilota Red Bull, penalizzano fortemente le manovre di attacco, rendendo la gestione delle gomme e una potenziale dose di caos le uniche variabili in grado di smuovere le posizioni della domenica. “La pista mi piace per il grip, hanno fatto un ottimo lavoro con l'asfalto anche se in alcuni punti è già fin troppo sconnesso per essere un impianto nuovo. Ma per quanto riguarda i sorpassi, semplicemente non si può passare. In certe staccate non si dovrebbe mai impostare un disegno che ti costringe a sterzare mentre stai ancora frenando, perché questo annulla ogni traiettoria di attacco. Il design del circuito sotto questo aspetto può essere sicuramente migliorato e penso che il contributo dei piloti in futuro su questi aspetti potrebbe aiutare molto. Ti dicono sempre che ci sono problemi di spazio, ma sono scuse: una soluzione per creare un punto di sorpasso si trova sempre. Detto questo, l'evento in sé è fantastico, hanno fatto un gran lavoro anche per quanto riguarda i dati forniti per il simulatore prima di arrivare qui”.
Le prospettive per la gara restano dunque legate a un avvio perfetto dalla seconda fila e a una condotta di gara attenta nel preservare la meccanica e le coperture in un contesto dove l'errore è dietro l’angolo. “Sulla carta sarà durissima domani. Anche nell'ipotesi migliore in cui dovessi essere più veloce di chi sta davanti, non c'è un punto in cui poter affondare il colpo. Bisognerà sperare che gli altri soffrano un degrado termico molto aggressivo. I long run del venerdì sono stati complessi per tutti con tanto consumo, e quello sarà probabilmente il fattore chiave. Ma persino in quel caso, dovrei comunque inventarmi una curva dove passare. Sostenere la concentrazione qui è complesso: sui cittadini l'errore ti porta dritto contro le barriere; bisogna stare attenti." Poi una conclusione ironica: "Fortunatamente quest'anno ho sempre fatto delle ottime partenze, quindi andrà tutto bene".