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Ci sono giocate che restano scolpite nella memoria di chi da una vita vive la Formula 1 dalla corsia box. Quando Lando Norris ha tagliato il traguardo a Madrid strappando la pole position, nel garage McLaren si è avvertita la sensazione di aver assistito a qualcosa di speciale. Una prestazione straordinaria, resa ancora più clamorosa dai dettagli emersi dalla telemetria: Norris ha rifilato ben sette decimi al suo riferimento precedente nel tentativo finale, riuscendo a prendersi la prima casella sullo schieramento nonostante un errore all'ultima curva costato oltre tre decimi e mezzo.
Un'impresa che il Team Principal Andrea Stella, con la spiccata lucidità che lo contraddistingue, non ha esitato a definire memorabile. “Credo sia stato onestamente uno dei giri più impressionanti a cui abbia mai assistito da spettatore in 450 Gran Premi”, ha ammesso l'ingegnere italiano al termine delle qualifiche. “In tutta onestà, non eravamo al livello di poter ambire alla prima posizione. In nessun momento del fine settimana avevamo mostrato di avere la vettura migliore. Faticavamo in modo significativo nel primo settore, nei tratti a bassa velocità e sui cordoli, e per i piloti era davvero difficile mettere insieme un giro pulito”.
Il capolavoro di Lando sta proprio nell'aver spinto al limite una monoposto ostica, incastrando alla perfezione ogni singolo punto di staccata e punto di corda. “La cosa eccezionale è che si tratta di una pole arrivata pur avendo perso tre decimi e mezzo all'ultima piega, il che significa che senza quell'imprecisione sarebbe stata una pole netta e schiacciante. La cosa che rende unico questo giro, specialmente osservando i dati telemetrici, è la precisione: la staccata, la velocità d'inserimento, l'aggressione del cordolo e la ripartenza in trazione. È stato eseguito tutto con un livello di precisione unico, metro dopo metro”.
Quell’errore finale non è stato frutto di una sbavatura di concentrazione, ma la diretta conseguenza di un attacco a testa bassa durato per 21 curve su un treno di gomme ormai arrivato al limite. “In quell'ultima curva Lando ha semplicemente pagato il prezzo di un giro che stava arrivando un secondo più veloce rispetto a qualsiasi altro tentativo. Ha estratto tantissimo dagli pneumatici, che sono arrivati alla fine esausti. Lui è entrato nell'ultima staccata con lo stesso impeto con cui aveva affrontato le curve precedenti, è andato lungo, ha perso la traiettoria ideale e lì se ne sono andati più di tre decimi. Nessun calcolo: era semplicemente in totale modalità d'attacco e le gomme non ne avevano più”.
Dietro la magia del pilota inglese c'è stato però anche un minuzioso lavoro d'ingegneria e di assetto svolto dalla squadra fin dalle prime prove libere per correggere una MCL40 fragile nei tratti guidati e lenti. “Voglio fare un plauso alla squadra”, ha sottolineato Stella. “Fin dai primi turni ci eravamo dati l'obiettivo chiaro di trovare prestazione nei tratti lenti e nel passaggio sui cordoli. Abbiamo lavorato sessione dopo sessione, affrontando anche il ritardo del venerdì quando Lando ha perso quasi interamente la seconda sessione. Questo rende il suo lavoro in qualifica ancora più notevole. La monoposto di quest'anno è un progetto ancora 'acerbo', non è nata con la maturità aerodinamica che desideravamo. Veniamo da un 2025 in cui abbiamo speso enormi energie per vincere il doppio mondiale. La vettura si comporta in modo naturale nei curvoni veloci, ma fatica quando devi portare il freno dentro la curva lenta e salire sui cordoli: diventa molto imprevedibile. Lo avevamo visto già a Zandvoort, alla chicane di Budapest e qui a Madrid nei settori più guidati”.
Il lavoro di affinamento del setup tra le libere e qualifica ha permesso alla vettura di trasformarsi nel primo settore, specialmente nella complessa sequenza delle curve 5 e 6 e nei primi due pieghi del tracciato. “I dati mostrano che siamo stati i più veloci in curva 1 e 2, oltre che alla 5 e alla 6. Il modo in cui Lando ha aggredito quel cordolo in curva 1 senza destabilizzare la macchina è il motivo per cui dico che questo giro è quasi irrepetibile. Abbiamo forzato la vettura a lavorare bene in quei punti chiave, ma poi serviva il talento del pilota per estrarre il tempo”.
Se sul lato di Norris si festeggia una gemma velocistica, sul versante di Oscar Piastri resta l'amaro in bocca per un settimo tempo condizionato da un programma di qualifica sfasato da piccole noie tecniche. “Oscar ha avuto un piccolo problema sulla vettura che gli ha tolto riferimenti importanti”, ha spiegato il manager della scuderia di Woking. “In un tracciato come questo, dove ci sono 22 curve, se non costruisci il ritmo passaggio dopo passaggio finisci per perdere un piccolo frazionamento a ogni staccata, che alla fine del giro diventa un gap importante. Ma siamo tranquilli: Lando sta sviluppando una resilienza emotiva straordinaria che gli permette di accedere regolarmente al suo massimo potenziale, e Oscar si trova esattamente sullo stesso percorso di crescita. I risultati arrivati per uno arriveranno presto anche per l’altro".
Ora l'attenzione si sposta sulla gara di domani, dove la gestione degli pneumatici e il fenomeno del graining promettono di stravolgere le strategie. “Sullo stint lungo ci sono pochissime certezze. Il graining sembra inevitabile per quasi tutti, anche se la Mercedes finora ha mostrato la resistenza migliore. Noi come McLaren tendiamo ad usurare l'anteriore più velocemente dei rivali, ed è un aspetto su cui dobbiamo migliorare. Sarà una gara da scoprire in corsa: tutti partiamo con un'idea aperta, pronti ad adattare le strategie e decidere tra una o due soste in base alle informazioni che raccoglieremo nei primi giri”.