Formula 1: la McLaren è davvero diventata la vettura da battere? Monza sarà la prova del nove

Formula 1: la McLaren è davvero diventata la vettura da battere? Monza sarà la prova del nove
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La McLaren MCL40 è davvero il punto di riferimento dello schieramento della Formula 1? Monza potrebbe sciogliere i dubbi in questo senso
28 agosto 2026

La McLaren può essere davvero la scuderia da battere nella seconda parte della stagione 2026 di Formula 1? Viene da chiederselo, dopo le vittorie colte da Lando Norris in Ungheria e in Olanda. Il team di Woking aveva iniziato il campionato in affanno, soprattutto per via dei problemi di integrazione tra la power unit Mercedes e il telaio. Nel contesto di un regolamento tecnico assai complesso, non poter sviluppare in parallelo motore e monoposto è uno svantaggio molto più grande. E così l’unico top team cliente si è ritrovato in difficoltà sia dal punto di vista dell’affidabilità che della guidabilità.

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Con l’aiuto di HPP, la McLaren è riuscita a venire a capo non solo di questioni strettamente meccaniche – si veda la necessità di “irrobustire” l’integrazione emersa tra Monaco e Barcellona – ma anche della comprensione del sofisticato software di gestione della power unit. C’era però un altro nodo non di poco conto da sciogliere, legato alla mancanza di carico generato dalla MCL40. Gli aggiornamenti portati dalla McLaren a scaglioni nel corso del tempo hanno migliorato la situazione, anche se la carenza di carico resta apprezzabile soprattutto nelle curve lente. E se in qualifica il tempo di percorrenza è minore, in gara lo scivolamento della vettura è evidente.

Sono condizioni in cui si esalta Lando Norris, come ha osservato a Zandvoort il team principal della McLaren, Andrea Stella:È un maestro quando la macchina scivola in gara e non c’è molto grip”. La sua sensibilità nel prendere per il verso giusto una monoposto in condizioni di scarsa aderenza è una delle parti più specifiche del suo stile di guida. Ed è una manna dal cielo nel contesto di un regolamento tecnico in cui di per sé le vetture generano meno deportanza rispetto al ciclo normativo precedente. Norris è abbastanza sicuro di sé da non esitare, evitando così di confondere il software che va a erogare l’energia.

Il rovescio di questa medaglia è rappresentato invece dalle difficoltà di Oscar Piastri. Non stupisce: gli stili di guida dei due piloti della McLaren sono ai poli opposti. Quello che esalta Norris mette in ginocchio Piastri e viceversa. In molti ritengono che Piastri sia stato piegato psicologicamente dall’ordine di scuderia dello scorso anno a Monza. Ma per quanto le papaya rules possano aver influito sulla sua tenuta, il vero problema è che a emergere sono state le sue mancanze a livello di pilotaggio in condizioni di basso grip, le stesse che sono intrinseche a questo regolamento tecnico.

Norris, però si sta distinguendo anche in un altro modo, stando a quanto spiega Stella, non solo faro tecnico, ma anche fine osservatore dei suoi piloti. “Sta esprimendo un livello maggiore di assertività quando guida: la manovra su Antonelli ne è una dimostrazione efficace. Mostra maggior sicurezza in sé, senza diventare per forza il più aggressivo. È interessante, e lo apprezzo. A volte la fiducia nelle proprie capacità si vede anche dalla consapevolezza legata al non ingaggiare una lotta che si potrebbe perdere, sapendo che la gara è ancora lunga”. Lando, insomma, non è solo nominalmente campione del mondo in carica, ma è anche un pilota diverso.

È lui l’uomo che potrebbe sfruttare un pacchetto dalle potenzialità interessanti. Ma per capire fin dove la McLaren possa spingersi nella seconda parte della stagione serve una prova del nove che arriverà molto presto. “La prossima gara, Monza, ha caratteristiche molto diverse dall’Ungheria e da Zandvoort – riflette Stella -. Se dovessimo fare bene anche in quelle circostanze, potremmo guardare con ottimismo al resto della stagione. Ma prima di tutto, dobbiamo andare a Monza ed esprimere una buona performance sul dritto”.

“Sappiamo che il drag non è necessariamente un punto di forza della nostra vettura, così come il comportamento in frenata. Per ora possiamo dire che sui circuiti ad alto carico possiamo lottare per la vittoria”. Ma c’è anche un’altra area in cui la McLaren può fare la differenza, l’esecuzione. E questo punto, a ben vedere, è già stato cruciale a Zandvoort. La vittoria di Norris, ha sottolineato Stella dopo la fine della gara, è “il risultato degli accorgimenti che abbiamo apportato alla vettura dal punto di vista del set-up, da quello della guida e della comprensione di come usare gli pneumatici”.

La MCL40 di Norris era con tutta probabilità la monoposto più veloce in gara a Zandvoort . Per sbloccare questo potenziale, però, è servito un lavoro di fino sull’assetto. Ma anche la scelta della mescola, con la hard particolarmente guizzante nelle mani di Norris, è stata cruciale. Con valori in campo molto ravvicinati, questo può fare la differenza. Il peccato, per la McLaren, è che tutto questo succeda troppo tardi per essere in gioco per il mondiale. Ma la scuderia di Woking potrebbe comunque influenzarla, questa stagione, nel ruolo di disturbatrice tra Mercedes e Ferrari.

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