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La Ferrari si avvicina a uno dei crocevia più importanti della sua stagione 2026 di Formula 1, l’introduzione del motore endotermico sviluppato con le agevolazioni dell’ADUO. A Maranello si sta vivendo una vera e propria corsa contro il tempo per portare in pista la nuova unità già a Monza, per la gara di casa della Rossa. Tra i benefici dell’ADUO non ci sono solo concessioni economiche e aggiornamenti sbloccati – due per il 2026 e due per il 2027 per la Ferrari, come ha annunciato ieri la FIA – ma anche un numero maggiore di ore al banco.
Per i tecnici della Rossa, l’obiettivo è quello di sfruttare al massimo le ore al banco per garantire non solo la performance extra, ma anche la giusta affidabilità, nodo cruciale senza cui non si va da nessuna parte. Ecco perché fervono ancora i lavori. E come sempre in questi casi, fuori da Maranello si parte con le stime sui CV in più che garantirebbe la nuova specifica. Non si tratta di un aumento macroscopico, ma potrebbe comunque bastare per poter fare un doppio salto di qualità. La potenza extra, dopotutto, fa sì che la ricarica della parte elettrica sia più efficace e che ci sia maggior slancio anche nelle fasi di superclipping.
Ma c’è un altro nodo molto importante su cui si giocherà la seconda parte della stagione della Ferrari, l’esecuzione. La Rossa non è sempre stata impeccabile da questo punto di vista. Una delle fasi più delicate in questo senso è la qualifica. La SF-26 non è una macchina da spunto sul giro secco, questo è pacifico e ammesso dai piloti e anche da Fred Vasseur. Ma alcune mancanze nel lavoro da casa di definizione della gestione dell’energia nel giro buono e nella tornata di preparazione della gomma hanno avuto un effetto non da poco sull’efficacia della Rossa in alcune circostanze.
Anche a livello strategico ci sono state alcune scelte rivedibili nel corso delle gare estive europee, non solo in termini di scelta di mescola, ma anche di tempistiche delle soste. Che, dal canto loro, non sempre sono state velocissime, come successo a Leclerc in Olanda per due volte. La frustrazione di Lewis Hamilton via radio a Zandvoort è rappresentativa del peso dell’esitazione nel perfezionare un avvicendamento in pista tra i due piloti. Ma lo stesso Hamilton ha steccato in termini di esecuzione rimediando nel corso dell’estate alcune penalità evitabili.
Sono piccoli tasselli fuori posto che finiscono per avere un’importanza macroscopica, in un contesto che vede valori in campo piuttosto ravvicinati. La Mercedes, poderosa prima forza di inizio campionato, è in affanno per la mancanza di aggiornamenti in attesa di un generoso pacchetto in arrivo a breve. La McLaren è cresciuta molto, e anche gli upgrade di casa Ferrari hanno fatto centro. In una situazione del genere, a volte è proprio l’esecuzione, e non tanto il passo gara effettivo, a fare la differenza.
L’imperativo per tutti è massimizzare il risultato. E la Ferrari non sempre è riuscita a farlo nel 2026. Monza sarà una chance importante, non solo perché si tratta della gara di casa per la scuderia di Hamilton e Leclerc. Come confermato a media italiani selezionatissimi, tra cui Automoto, a Zandvoort, Kimi Antonelli andrà in penalità nel GP d’Italia per la sostituzione del motore, andando a liberare una delle caselle di testa dello schieramento. Si tratterà almeno di una penalità di 10 posizioni, o forse anche di più nel caso in cui la Mercedes decida di sostituire un numero più ampio di componenti per averne di freschi in rotazione.
Con Antonelli costretto a una rimonta, qualificarsi bene è un imperativo per la Ferrari, anche perché Monza non è una pista che si addice particolarmente alla McLaren MCL40. Lo ha spiegato a Zandvoort il team principal Andrea Stella: “Sappiamo che il drag non è necessariamente un punto di forza della nostra monoposto, così come non lo è la frenata”. L’occasione di strappare un risultato di peso a Monza la Ferrari la ha. Soprattutto se il motore frutto dell’ADUO dovesse arrivare in pista.