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Nel mondo delle hypercar sembra ormai difficile inventare qualcosa di realmente nuovo. Potenze superiori ai 1.000 CV, aerodinamica attiva e tecnologie derivate dalle competizioni sono diventate elementi quasi scontati per i costruttori più esclusivi. La startup olandese Sanrivatti, però, vuole percorrere una strada completamente diversa: invece di concentrarsi sulla meccanica, parte dal pilota. Il risultato è una filosofia progettuale denominata Driver-Centered Vehicle Architecture, che promette di cambiare radicalmente il modo in cui il conducente vive l'automobile.
Fondata dall'ingegnere automobilistico Santiago Sánchez Rivero, Sanrivatti sostiene di aver ribaltato il tradizionale processo di sviluppo di una supercar. Se normalmente il progetto nasce dal telaio, dalla meccanica o dall'aerodinamica, nel caso della futura hypercar tutto prende forma dal corpo umano. Postura, equilibrio, percezione dello spazio e movimenti naturali diventano infatti il punto di partenza per definire l'intera architettura della vettura. Il fulcro di questa filosofia è la cosiddetta Apex Position, una posizione di guida centrale e avanzata che richiama il modo in cui un pilota si distende sopra una moto sportiva. Il conducente viene collocato più vicino all'asse anteriore, con il busto maggiormente proteso in avanti rispetto alle tradizionali hypercar. Secondo l'azienda questa configurazione migliora la percezione delle traiettorie, aumenta il coinvolgimento durante accelerazione, frenata e percorrenza di curva e rende la connessione tra uomo e macchina molto più diretta.
Il concetto non nasce completamente da zero. Nel 2014 Chevrolet aveva già sperimentato una soluzione estrema con la Chaparral 2X Vision Gran Turismo, una concept car che prevedeva una posizione quasi prona del guidatore. Quel progetto, però, rimase confinato al mondo virtuale di Gran Turismo e non ebbe mai sviluppi produttivi. Sanrivatti vuole invece trasformare questa intuizione in una vera automobile funzionante. La startup afferma di avere già realizzato un primo prototipo sperimentale destinato a validare la nuova Driver-Centered Vehicle Architecture e promette ulteriori dettagli nei prossimi mesi. Al momento sono stati diffusi soltanto alcuni bozzetti, che mostrano una hypercar dalle proporzioni molto basse, con abitacolo a cupola, motore centrale e linee ispirate ai prototipi da endurance.
Per aumentare la credibilità del progetto, Sanrivatti ha iniziato a costruire un team composto da professionisti provenienti da alcuni dei marchi più prestigiosi dell'industria automotive. Tra gli ultimi ingressi figura Paul Arkesden, manager con una lunga esperienza in McLaren, McLaren Special Operations e Singer Vehicle Design, nominato Executive Director of Technology Partnerships. Fa parte del progetto anche Geoff Dowding, consulente strategico con un passato in Bentley, Lotus e Harley-Davidson. Naturalmente resta da capire se la startup riuscirà davvero a trasformare la propria visione in un modello di serie. Negli ultimi anni numerosi nuovi costruttori di hypercar hanno annunciato progetti rivoluzionari senza mai arrivare alla produzione. Tuttavia, la filosofia proposta da Sanrivatti appare una delle più originali viste recentemente: invece di rincorrere semplicemente cavalli, record sul giro o velocità massime, punta a ridefinire il ruolo del conducente, mettendo il corpo umano al centro dell'esperienza di guida. Se le promesse saranno mantenute, potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più significativi nel design delle hypercar degli ultimi decenni.