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L'incontro si è tenuto oggi nella sede romana di Stellantis e, al centro del confronto il piano strategico quinquennale FaSTLAne 2030, presentato da Cappellano come un progetto da oltre 60 miliardi di euro di investimenti globali: circa il 60% destinato a brand e prodotti, il restante 40% a piattaforme e nuove tecnologie. Per l'Europa è previsto circa il 40% degli investimenti globali, con l'obiettivo di far crescere i ricavi del 15% entro il 2030.
Sull'Italia, Cappellano ha usato toni rassicuranti: "L'Italia gioca un ruolo centrale", ha dichiarato il manager, citando segnali già incoraggianti come la domanda in crescita, l'aumento della quota di mercato e la riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti. La promessa più netta riguarda la rete produttiva: "Nessuna chiusura di stabilimenti".
La visione industriale delineata assegna a ciascun sito un ruolo preciso: Pomigliano come hub per l'elettrico accessibile (la E-Car), Atessa per i veicoli commerciali, Mirafiori per l'innovazione industriale, Melfi per la nuova Alfa Romeo, Modena per il lusso e Cassino per lo sviluppo del segmento premium. Solo su nuove piattaforme, motorizzazioni e tecnologie, Stellantis investirà in Italia 5 miliardi di euro fino al 2030.
Nonostante le rassicurazioni, è proprio lo stabilimento di Cassino a concentrare le preoccupazioni più urgenti. Il segretario generale della Uilm Davide Sperti ha usato parole nette: "Da gennaio lo stabilimento ha lavorato 24 giorni e questo non è tollerabile. La cassa integrazione sta diventando quasi non lo strumento transitorio, ma l'obiettivo; e questo per noi non è assolutamente accettabile."
Il futuro di Cassino è strettamente legato a quello di Maserati e Alfa Romeo, i due brand premium del gruppo che producono o produrranno nello stabilimento laziale. Su entrambi i fronti, i sindacati lamentano la mancanza di risposte concrete. Cappellano ha rinviato a fine anno la presentazione di un piano operativo dettagliato, impegno che i sindacati hanno dichiarato di voler monitorare con attenzione.
Il segretario generale della Fim-Cisl Ferdinando Uliano ha definito questo "l'aspetto più critico emerso dall'incontro": "Ci aspettavamo risposte più concrete. Comprendiamo la complessità della situazione, ma c'è un'urgenza che deve essere affrontata in tempi brevi." Sulla stessa linea Sara Rinaudo della Fismic Confsal, che pur riconoscendo elementi incoraggianti su altri siti ha sottolineato come "restino aperti nodi importanti, a partire dal futuro di Maserati e di Cassino".
Il tono più critico è arrivato dalla Fiom-Cgil. Il segretario nazionale Samuele Lodi ha parlato senza mezzi termini: "I dubbi e le criticità del piano industriale presentato il 22 maggio sono tutte confermate. Non è stata annunciata nessuna novità sostanziale. L'incontro è stato deludente e quindi estremamente preoccupante per le sorti delle lavoratrici e dei lavoratori."
Lodi ha esteso la critica al contesto politico, chiedendo al governo di "assumere consapevolezza della situazione" e di smettere di fare "una narrazione che non esiste", invitando le forze politiche a prendere posizione concreta sulla crisi del settore automotive italiano.
Il confronto istituzionale proseguirà mercoledì 17 giugno, quando l'amministratore delegato Antonio Filosa sarà audito davanti alle Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato. Un appuntamento che i sindacati seguiranno con attenzione: la Fiom si aspetta che le comunicazioni parlamentari ricalchino quelle di oggi - definite già insufficienti - mentre le altre sigle sperano in aggiornamenti più sostanziali, soprattutto su Cassino.