automotive e politica

Trattativa Autostrade-CdP: verso lo stop. A colpi di missive

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Nuovo capitolo della saga che ha come protagonisti il governo e la famiglia Benetton e come trama il controllo futuro del gruppo che gestisce la rete viaria veloce del nostro Paese

Trattativa Autostrade-CdP: verso lo stop. A colpi di missive

Che la liaison tra il Governo, via Cassa Depositi e Prestiti, e la Famiglia Benetton, via Atlantia, fosse arrivata a un punto, per così dire, di svolta si era capito con chiarezza nei giorni scorsi (e noi abbiamo riassunto il tutto in questo articolo).

Gli ultimissimi sviluppi risalgono a ieri, sabato 26 settembre, quando la società controllata dalla dinastia veneta che detiene il controllo di Autostrade per l'Italia ha fatto recapitare all'Esecutivo la lettera di risposta alla missiva di esortazione a proseguire nella trattativa inviatagli giovedì da CdP.

In quest'ultima, si sottolineavano innanzitutto due punti. Il primo, che a uno sguardo superficiale potrebbe apparire come quello cruciale, è il nodo della “manleva”.

Ovvero: la controllata del ministero dell’Economia chiede di essere estromessa da qualsivoglia responsabilità su eventuali risarcimenti per i danni provocati dal crollo del Ponte di Genova stabiliti in sede di giudizio civile che, pertanto, resterebbero, a carico dei Benetton e degli altri vecchi soci.

Una richiesta sacrosanta, la stessa che farebbe qualunque potenziale acquirente data l'ovvietà del fatto che chi compra - chiunque, sia pubblico o privato - non voglia sentir parlare di responsabilità del passato.

La mancata accettazione di questo punto da parte di Atlantia, ha dichiarato Cdp all’Ansa, chiude, di fatto, ogni possibilità di proseguire nella trattativa.

Basterebbe fermarsi qui, dato che la famiglia Benetton ha risposto che la richiesta di manleva non esiste nell’ambito delle grandi operazioni di mercato nel mondo infrastrutturale e che nella lettera di impegni inviata da Atlantia lo scorso 14 luglio al governo, peraltro, non è previsto alcun tipo di manleva.

Ma il vero punto, per noi, è il secondo contenuto nella lettera della Cassa Depositi e Prestiti: il Governo, infatti, pretende che l'ingresso nel capitale di Autostrade debba avvenire attraverso un aumento di capitale riservato. E non come chiede, invece, Atlantia, a prezzi di mercato e senza sconti.

In ogni caso tra motivazioni reali e motivazioni presentate come tali che però rappresentano comunque un aggravante, è verosimile che da quello che oggi è a tutti gli effetti un impasse si arrivi alla fase del fallimento annunciato e poi alla definitiva capitolazione dell'accordo.  

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