Un weekend a Spa con Ferrari: tra le curve più belle del mondo inseguendo il sogno del WEC

Un weekend a Spa con Ferrari: tra le curve più belle del mondo inseguendo il sogno del WEC
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  • di Giulia Toninelli
Sotto il sole di una Spa-Francorchamps dal clima incredibilmente e miracolosamente mite abbiamo trascorso un fine settimana in compagnia di Ferrari per inseguire il sogno del WEC nella corsa verso Le Mans tra le curve più belle del mondo del motorsport. Ecco com'è andata
  • di Giulia Toninelli
18 maggio 2024

Quella di Spa-Francorchamps non è una pista. Spa è un’idea, un sogno vivido, un miracolo del motorsport, un pezzo indelebile e insostituibile di storia. Spa non esiste finché con la vedi, fino a quando non sali in macchina e la vivi da dentro, con gli occhi di chi la ama così tanto da mostrartene il motivo. E sono lì, una volta dentro, capisci tutti i suoi perché. Perché per i piloti varrà sempre la pena, perché il loro è semplicemente il lavoro più bello del mondo, perché la paura non vale quanto la somma di tutte le altre emozioni provate con il casco indosso. Per questi e per altri mille motivi vivere un fine settimana di gara tra le curve della pista belga è sempre qualcosa di straordinario ma farlo con Ferrari, in occasione della 6 ore del WEC, non ha prezzo. Siamo stati ospiti della scuderia di Maranello nel corso del fine settimana di gara che, nel campionato endurance, prepara la prossima grande sfida, quella di Le Mans, tra hot laps in pista, guidate fuori dal circuito, passione sugli spalti e qualche delusione in gara. Ecco com'è andata. 

Verso Spa a bordo di una Ferrari Roma Spider

Inaugurata con la prima gara nel 1924, la pista di Spa rappresenta una delle più antiche e famose del mondo, grazie all'incredibile conformazione del suo layout ma anche al paesaggio che la circonda e che ne permette i saliscendi che nel tempo l'hanno resa così famosa. Arrivando in auto in circuito si comprendono già tutte le caratteristiche che rendono Spa-Francorchamps unica nel suo genere. Noi lo abbiamo fatto giovedì mattina al via di un weekend di gara anticipato di un giorno, perché come da tradizione la 6 Ore di Spa si corre al sabato e non alla domenica, e di conseguenza anche le prove libere e le qualifiche vengono anticipare rispetto al più tradizionale calendario di gara. E, accompagnati da Ferrari, non potevamo che viaggiare a bordo di un gioiello di Maranello: la Ferrari Roma Spider. Graziati da un tempo mite e soleggiato piuttosto raro per il clima belga, siamo partiti da Maastricht con direzione Spa per un road test drive di 110 chilometri tra le bellissime strade del Belgio, passando per Soumagne e Louveigné fino ad arrivare ai paesini di Spa e Francorchamps che un tempo erano completamente inglobati dalla pista, oggi di dimensioni molto ridotte rispetto al tracciato originale. La bellissima giornata che ci ha accolti ci ha permesso di godere a pieno di una delle caratteristiche dominanti della Roma Spider: il tettuccio di tela, una chicca che richiama la Dolce Vita italiana e che a Maranello non veniva usato per una sportiva a motore anteriore dai tempi della 356 GTS4, 54 anni fa. Ma 110 chilometri con il tettuccio aperto? Lo abbiamo fatto senza problemi grazie a una soluzione brevettata da Ferrari: un deflettore mobile integrato nello schienale della panchetta posteriore che si apre solo quando necessario al semplice tocco di un pulsante sul tunnel centrale della Roma, garantendo a chi si trova a bordo un confort maggiore (e capelli sempre in ordine) per viaggiare anche lunghe distanze senza il fastidio del vento.  La dolcezza di una vettura che incarna il concetto di" Nuova Dolce Vita", con una silhouette fluida ed elegante, non dimentica però potenza e prestazioni con un motore V8 da 620 cv e al cambio DCT a 8 rapporti, che fornisce divertimento su qualsiasi tipo di strada, portandoci fino a destinazione - all'ingresso dell'Università del motorsport - con un sorriso sulle labbra che non ci ha più abbandonato. 

In pista per vivere la passione Ferrari

Quasi 90.000 spettatori sono arrivati a Spa, nel corso del fine settimana del WEC, per assistere all'appuntamento con il campionato Endurance. È un record che segna l'enormità dell'interesse internazionale che negli ultimi anni sta attraversando il mondo del motorsport e in particolare il WEC, rinato grazie all'arrivo di grandi case come Ferrari, che al suo ingresso lo scorso anno ha vinto la 24 Ore di Le Mans, in un clima di commozione generale che ha cambiato l'intero movimento. I tifosi della rossa passano per il paddock, aperto anche ai fans, e si fermano a sbirciare dalle vetrate della grande Hospitality Ferrari: cercano i piloti dei team ufficiali, con cartelloni e magliette dedicate, e anche i piloti di AF Corse, per tentare di farsi fare un autografo o scattare un selfie. Guardarli rende l'idea della passione, del tempo che i tifosi dedicano a questo sport, della voglia che hanno di vedere la loro vettura del cuore tornare a vincere, per festeggiarla sotto al podio. Ne sono consapevoli tutti all'interno degli ingranaggi dei team di Maranello, dagli ingegneri ai piloti stessi, passando per le mani di ogni persona che lavora sulle vetture 50 e 51, le 499P ufficiali, sulla gialla numero 83 di AF Corse e sulle due Ferrari 296 LMGT3 della classe LMGT3 di Vista AF Corse. E ne siamo consapevoli noi, vedendo la danza di dettagli che si incastrano nel corso del fine settimana, fino ad arrivare al momento della partenza della 6 ore. 

La storia a portata di mano

La storia del motorsport passa da Spa e tutto, tra le piccole città che circondano il tracciato, parla di motorsport. Tra le tappe più interessanti c'è sicuramente il museo ufficiale del circuito, situato in un contesto architettonico unico nel suo genere, nelle cantine a volta dell’Abbazia che oggi è sede dell'Historical Museum of the Principality of Stavelot-Malmedy. Al suo interno si possono trovare veicoli in perfette condizioni che vanno dagli inizi del 900 fino agli anni 90, in un viaggio a ritroso all'interno della storia tra modelli di moto, auto da corsa e stradali. Spicca, tra le macchine esposte, una Ferrari F40 del 1989 che cattura l'attenzione alla fine di un piccolo passaggio illuminato, facendo cadere l'attenzione di tutti proprio su di lei. Ma ce n'è davvero per ogni gusto, dai pezzi più antichi ai modelli racing più estremi, passando per chicche inedite di un passato impossibile da dimenticare come le motociclette che nel corso degli anni hanno preso parte alla storica 24 Ore di Spa. All'interno del museo è possibile ammirare anche una riproduzione del panorama che circonda la pista con il vecchio e il nuovo layout del circuito, che dai 14,9 chilometri iniziali, nel 1946 è stato ridotto a 14,1 chilometri, per poi essere ridotto a circa 7 chilometri nel 1979. Un "nuovo" tracciato, quello dei sette chilometri che conosciamo oggi, che proprio con Ferrari abbiamo avuto l'occasione di percorrere durante un giro in pista su una Ferrari 296 GTS con un pilota ufficiale della squadra di Maranello, Alessio Rovera, impegnato quest'anno nella categoria LMGT3 con Vista AF Corse. Nel corso del fittissimo venerdì del pilota infatti siamo scesi in pista per l'hot lap, per capire per la prima volta che cosa può rappresentare per un pilota affrontare tratti iconici della storia di questo sport come La Source, Stavelot, Malmedy e ovviamente le celebri Eau Rouge e Raidillon. Quasi tre minuti di tensione pura e divertimento con il fiato sospeso, in un'esperienza indimenticabile che potete guardare qui, nell'on-board realizzato in pista.

Nel box della N50 per ascoltare la tensione

Quando arriviamo alla giornata di sabato però, come succede in tutti i fine settimana del motorsport, il mondo intorno scompare. Il contesto del circuito, la storia del tracciato stesso, le dinamiche intorno alla gara e qualsiasi altro valore aggiunto. Tutto si ferma all'accensione dei motori e per il WEC di Spa significa che lo fa per sei ore o, in questo caso, per più di sette ore. Perché la 6 Ore di Spa è diventata una gara di più di sette ore e mezza a causa di una bandiera rossa per incidente e la decisione, arrivata allo scadere del tempo, di ripartire per un'ulteriore ora in pista, tra le domande e la rabbia di molti piloti, abituati ad altre regole quando si parla di endurance. "Allo scattare della bandiera a scacchi il tempo deve continuare a scorrere" hanno protestato gli uomini della rossa penalizzati, dopo una gara bellissima e di grande rimonta, dalla decisione presa. Dai box della Ferrari numero 50, in cui abbiamo avuto l'occasione di entrare per ascoltare le conversazioni tra piloti e ingegneri, la tensione già prima della bandiera rossa era altissima e la voglia di ottenere il massimo risultato possibile dopo la delusione di Imola era evidente. Le cose sono andate male per il team di Maranello che, nonostante una grande gara, si è dovuto accontentare del terzo posto per la numero 50 di Fuoco-Molina-Nielsen, un quarto posto per la numero 51 di Pier Guidi-Calado-Giovinazzi e un ottavo per Kubica-Shwartzman-Ye. È difficile apprezzare il meglio di un weekend di gara quando il risultato non è quello che si sperava, soprattutto se costellato dalle polemiche come in questo caso, ma lasciando Spa il cielo della sera sul Belgio prometteva ancora grandi storie da raccontare. Limpido, come poche volte capita di vederlo in una terra quasi sempre piovosa, e bellissimo. Come la storia di queste curve, come ogni gara che l'ha resa un sogno a occhi aperti, un'esperienza da vivere. 

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