Volkswagen, Blume a confronto con i lavoratori: 100 mila posti a rischio e 10 miliardi di tagli

Volkswagen, Blume a confronto con i lavoratori: 100 mila posti a rischio e 10 miliardi di tagli
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Il CEO Oliver Blume affronta la protesta dei dipendenti Volkswagen sul piano di ristrutturazione. Nel mirino ci sono fino a 100 mila posti di lavoro, 10 miliardi di euro di risparmi, possibili chiusure di stabilimenti e una drastica riduzione della capacità produttiva in Germania. Ma il fronte dei lavoratori prepara un'alternativa
25 agosto 2026

Per Volkswagen è arrivato il momento della resa dei conti. Il CEO Oliver Blume ha incontrato i lavoratori nello storico stabilimento di Wolfsburg, dando il via a una serie di assemblee straordinarie negli impianti tedeschi per spiegare un piano di ristrutturazione destinato a cambiare profondamente il gruppo. L'obiettivo del management è recuperare competitività attraverso una riduzione dei costi che potrebbe valere 10 miliardi di euro, ma il prezzo rischia di essere altissimo sul fronte occupazionale. Le ipotesi più dure arrivano a 100 mila posti di lavoro interessati nei prossimi anni, mentre i rappresentanti dei lavoratori hanno ventilato uno scenario ancora più pesante, fino a 140 mila persone coinvolte.

I tagli Volkswagen e il nodo degli stabilimenti tedeschi

Blume ha descritto la situazione di Volkswagen come “più che critica”, indicando tra le principali cause la concorrenza dei costruttori cinesi, la debolezza dei margini in Cina, gli elevati costi industriali in Germania e l'eccesso di capacità produttiva. Secondo il management, i costi della casa tedesca sono oltre il 30% superiori a quelli dei concorrenti. Da qui nasce la necessità di una riorganizzazione che non riguarderebbe soltanto il personale: Volkswagen valuta anche una riduzione della capacità produttiva europea di circa 500 mila vetture l'anno, una gamma di modelli più semplice e una struttura manageriale più snella.

Sul tavolo ci sono inoltre diversi impianti tedeschi considerati a rischio. Non sono state ancora prese decisioni definitive sulle chiusure, ma stabilimenti come Hannover, Emden, Zwickau, Neckarsulm e Osnabrück sono al centro del confronto sul futuro industriale del gruppo. In particolare, alcune fabbriche potrebbero non raggiungere più livelli di competitività sufficienti nel corso degli anni Trenta.

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Lavoratori contro Blume: “La fiducia è stata danneggiata”

Il faccia a faccia di Wolfsburg ha evidenziato quanto sia profonda la frattura tra management e dipendenti. Oltre 10.000 lavoratori si sono riuniti nello stabilimento principale di Volkswagen, accogliendo con forti contestazioni il piano di Blume. La leader del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo ha dichiarato che la fiducia nei vertici e nello stesso CEO è stata danneggiata, pur lasciando aperta la possibilità di ricostruirla. Il sindacato IG Metall contesta inoltre l'idea che ulteriori sacrifici sul lavoro possano essere la risposta principale agli errori accumulati negli anni sul fronte dell'elettrico, del software e della strategia cinese.

Il confronto sarà particolarmente delicato perché Volkswagen ha una governance nella quale i rappresentanti dei lavoratori hanno un peso rilevante, mentre il Land della Bassa Sassonia, azionista con circa il 20% dei diritti di voto, può bloccare alcune decisioni strategiche. E proprio lavoratori e Land stanno preparando proposte alternative di risanamento, che dovrebbero essere portate all'attenzione del consiglio di sorveglianza nella riunione del 4 settembre. A luglio il precedente piano del management non aveva ottenuto il via libera del board.

La Cina può diventare parte della soluzione?

Il paradosso della crisi Volkswagen è che la Cina, oggi uno dei principali fattori di pressione sulla casa tedesca, potrebbe diventare anche una possibile soluzione per mantenere attivi alcuni impianti europei. In caso di mancato accordo con i lavoratori, Wolfsburg sta infatti valutando la possibilità di utilizzare parte della capacità produttiva europea insieme a partner cinesi come SAIC, FAW e JAC. Il gruppo è inoltre azionista di Xpeng, che avrebbe discusso con Volkswagen la possibilità di individuare uno stabilimento europeo.

Il quadro mostra quindi una Volkswagen chiamata a scegliere tra una drastica cura dimagrante e una trasformazione più ampia del proprio modello industriale. La sfida non riguarda soltanto posti di lavoro e fabbriche, ma la capacità del principale costruttore europeo di tornare a produrre automobili con margini sufficienti per finanziare nuovi modelli, tecnologia ed elettrificazione. Per Blume, il confronto con i dipendenti è appena iniziato: le decisioni definitive potrebbero arrivare nelle prossime settimane, con il consiglio di sorveglianza del 4 settembre destinato a diventare uno dei passaggi chiave della crisi Volkswagen.

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