F1. “Non abbiamo soldi!” gela Wolff, ma Stella non ci crede: la clamorosa verità dietro la lotta Mondiale 2026

F1. “Non abbiamo soldi!” gela Wolff, ma Stella non ci crede: la clamorosa verità dietro la lotta Mondiale 2026
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Wolff frena gli sviluppi per il budget cap, ma Stella smaschera la Mercedes e non si fida: ecco il retroscena sulla guerra tecnica e psicologica per il titolo 2026 di F1
24 agosto 2026

Con il sipario calato sul Gran Premio d’Olanda, non solo diciamo addio alla pista di Zandvoort che lascia per sempre il calendario di Formula 1, ma decretiamo anche l’inizio della seconda parte di stagione. Dodici appuntamenti sono archiviati e, per il momento, non sappiamo ancora con certezza quante gare manchino alla fine. Entro fine settembre o inizio ottobre, i vertici del Circus decideranno la sorte dei GP del Qatar e di Abu Dhabi in base alla situazione in Medio Oriente. Ma questo grado di incertezza sta influenzando direttamente anche i programmi di sviluppo dei team. E in un campionato caratterizzato da un nuovo ciclo regolamentare, la lotta per il titolo non si consuma solo in pista, ma soprattutto sul fronte degli aggiornamenti.

Foto copertina: ANSA

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Il 2026 ha segnato l’inizio di una nuova era tecnica e le squadre hanno lavorato senza sosta per realizzare la monoposto più competitiva possibile, cercando soprattutto di garantire il maggior margine di sviluppo. Perché, come recita il detto, chi ben comincia è a metà dell’opera, ma in Formula 1 partire forte significa anche saper guardare lontano. Le vetture, infatti, vanno concepite non solo per l’anno in corso, ma anche in funzione del percorso evolutivo lungo l'intero ciclo tecnico. In questo modo si ottiene sia una migliore comprensione del progetto vettura, sia una gestione strategica e mirata delle risorse all'interno del budget cap. È proprio su questo terreno che si deciderà il Mondiale. Tutti i top team hanno impostato le rispettive strategie, ma se Ferrari, McLaren e Red Bull convergono su approcci simili, la Mercedes ha scelto di andare controcorrente.

La stagione della Stella è iniziata all’insegna del dominio assoluto. Una W17 apparsa imprendibile in ogni condizione di pista: un fattore su cui Toto Wolff faceva affidamento per giocare d'anticipo e mettere pressione psicologica sui rivali. Da un lato sperava che, dinanzi a una superiorità tecnica così marcata, gli avversari tirassero i remi in barca; dall’altro, l'idea era quella di aver investito la maggior parte delle risorse nel progetto base per poter posticipare il più possibile l’introduzione di corposi pacchetti correttivi. Oggi, però, la Mercedes si ritrova a fare i conti con un evidente affanno prestazionale. La McLaren non è rimasta a guardare: tra l’appuntamento dell’Hungaroring e quello di Zandvoort ha portato al debutto un sostanzioso pacchetto evolutivo che ha trasformato la MCL40, consentendo a Lando Norris di esprimersi a livelli da pretendente al titolo e conquistare due vittorie consecutive. La vettura papaya in terra olandese volava letteralmente, mentre le frecce d'argento faticavano a tenere il passo del britannico, forte soprattutto di una gestione gomme impeccabile.

A questo punto, a Brackley sanno di dover forzare la mano con le novità per evitare che i competitor completino una rimonta che a inizio campionato sembrava ai limiti dell'impossibile. Tuttavia, il team principal austriaco ha chiarito che il piano di sviluppo definito dalla Mercedes non può essere stravolto in corso d’opera. La tabella di marcia prevedeva una dilazione degli aggiornamenti lungo l'arco dell'intero campionato per non rischiare di sforare il tetto di spesa. Di conseguenza, la squadra non ha margini di manovra per anticipare investimenti a breve termine. “Non abbiamo le risorse finanziarie per apportare continue modifiche alla macchina”, ha ammesso Wolff al termine della corsa olandese. “L'ho già ribadito: stiamo cercando di scaglionare gli sviluppi in modo equilibrato per tutta la stagione, affidandoci ai nostri modelli matematici per individuare il momento esatto in cui introdurre i pacchetti più pesanti e massimizzare i punti iridati. Semplicemente, non possiamo fare il passo più lungo della gamba”.

A dare riscontro alla linea di condotta prudente di Wolff sono i numeri stessi degli sviluppi. Come calcolato dalle analisi di The Race, la Ferrari è intervenuta con ben 40 componenti inedite, Red Bull e McLaren ne contano 38 ciascuna, mentre la Mercedes si è fermata ad appena 24. Chiaramente, come puntualizzato a più riprese anche da Frédéric Vasseur, ogni elemento introdotto vanta una diversa incidenza economica e prestazionale: la revisione aerodinamica di uno specchietto comporta un costo infinitamente più basso rispetto al rifacimento completo di un fondo vettura. La Ferrari potrà pure aver introdotto novità quasi a ogni gran premio, ma ciò non significa automaticamente aver speso cifre superiori a Mercedes o McLaren. Non a caso, l'analisi ponderata di The Race — che assegna un indice di spesa a ciascun componente — colloca al vertice dei costi la Red Bull, seguita a brevissima distanza dalla McLaren, con la Ferrari terza e la Mercedes decisamente più staccata.

Resta dunque l’interrogativo di fondo attorno alla scuderia anglo-tedesca: perché, a fronte di così poche novità portate in pista, non c'è margine finanziario per anticipare nuovi sviluppi? Una chiave di lettura ipotizza un investimento iniziale spropositato sul progetto base 2026, con l'intento di costruire un margine tale in classifica da non richiedere spese extra nella fase centrale e scoraggiare i rivali dal dissanguarsi economicamente. Le cose, però, sono andate diversamente: McLaren, Ferrari e Red Bull hanno ricucito rapidamente il gap prestazionale emerso nelle prime tappe stagionali. Ipotesi che tuttavia Wolff ha respinto categoricamente: “Se abbiamo speso troppo all'inizio, nella fase embrionale di progettazione? Non credo. Siamo semplicemente una struttura con dimensioni, personale e infrastrutture ben definite. E, per quanto visto a inizio anno, la nostra era una monoposto estremamente veloce. Abbiamo lasciato per strada tra i 50 e i 100 punti unicamente per problemi di affidabilità: averli in cassaforte ci avrebbe garantito un cuscinetto ben diverso da quello attuale. A parte questo, continuiamo semplicemente ad attenerci al nostro piano originario e a fare i conti con la realtà del budget cap”. Prima della sosta estiva, il manager austriaco aveva peraltro lasciato intendere che la strategia Mercedes prevedesse di calare l'asso nella fase conclusiva del campionato: quando le squadre avversarie avranno esaurito i fondi a disposizione, la W17 dovrebbe ricevere il pacchetto decisivo per l'assalto finale al titolo.

La McLaren, dal canto suo, accoglie queste spiegazioni con profondo scetticismo. Subito dopo il trionfo di Norris a Zandvoort, il team principal Andrea Stella ha fatto capire di non prendere per buone le dichiarazioni dell'omologo Mercedes, convinto che la scuderia di Brackley non sia affatto con le spalle al muro sul fronte del tetto di spesa. “Non ci credo fino in fondo. Con l'introduzione dei regolamenti sulle power unit per il 2027, le squadre beneficiano di specifiche indennità e quote ammortizzabili nella rendicontazione dei costi. Sono convinto che la Mercedes, vedendo il livello della concorrenza alzarsi vertiginosamente, capitalizzerà il lavoro fatto in fabbrica. In galleria del vento hanno sicuramente una macchina sensibilmente più veloce di quella che vediamo oggi in pista, ed è fisiologico che vogliano tradurre quel potenziale in decimi sull'asfalto. Mi aspetto degli aggiornamenti importanti da parte loro. Certo, per noi sarebbe meglio se non ne avessero più, ma preferisco non fare calcoli su queste illusioni”, ha concluso il tecnico italiano.

Il Mondiale 2026 entra così nella sua fase più calda e psicologica, trasformandosi in una partita a scacchi dove ogni singolo dollaro speso può valere un titolo iridato. Tra i calcoli prudenti di Toto Wolff e i sospetti pungenti di Andrea Stella, la sensazione è che il vero verdetto debba ancora essere scritto nei reparti corse prima ancora che sui cordoli. Con la McLaren in piena trance agonistica, la Ferrari pronta ad approfittare di ogni spiraglio e una Mercedes costretta a scoprire le proprie carte prima del previsto, il rush finale della stagione si preannuncia incandescente: chi avrà gestito meglio le proprie risorse tecniche e finanziarie metterà le mani sull'iride, gli altri dovranno fare i conti con un azzardo strategico pagato a carissimo prezzo. 

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