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Il venerdì di Barcellona aveva illuso, dipingendo una McLaren tornata sui binari della perfezione dopo il weekend complicato nel Principato. Sabato, invece, la realtà del cronometro ha restituito una griglia diversa, con Lando Norris relegato al quarto tempo al termine delle qualifiche del Gran Premio di Spagna 2026. Un verdetto che, visto dall'esterno, porta con sé il sapore amaro dell'occasione sfumata, ma che l'inglese analizza con una lucidità disarmante, quasi chirurgica, rifiutando l'etichetta di una MCL40 in regressione rispetto alle libere.
"Non ci è scivolato via nulla", esordisce Norris nel paddock del Montmelò, ribaltando la narrativa del passo indietro. "Anzi, penso che abbiamo fatto un buon passo avanti, la macchina è venuta verso di noi e siamo migliorati. Semplicemente gli altri hanno spinto di più". La questione, per Lando, è di pura efficienza meccanica e aerodinamica, una dinamica visibile osservando i dati della telemetria: "Basta guardare i nostri flussi e i loro. Credo sia abbastanza facile vedere la differenza nel bilanciamento e nella facilità con cui gli altri riescono a tirare fuori il tempo".
C'è un pizzico di rassegnazione, ma anche la consapevolezza di aver estratto tutto il potenziale dal pacchetto a disposizione, quando si confronta con chi gli scatterà davanti, ovvero le due Mercedes con Russell in pole, Antonelli terzo e Hamilton secondo. "Sono molto felice della mia giornata. So che c'è chi è passato di poco davanti a me prendendosi la P3, ma lui si trova su una vettura che può andare tre volte più veloce, mentre io sono su una macchina che oggi poteva forse limare mezzo decimo in più, e solo per una volta. Sono soddisfatto e dobbiamo essere contenti del lavoro del team".
Il confronto con la debacle di Monaco è il vero metro di giudizio per questa McLaren, che sembra aver perso quella capacità di adattamento universale che l'aveva contraddistinta in passato. "Da qualche anno a questa parte non abbiamo più picchi isolati in base alla pista. L'anno scorso avevamo vinto a Monaco, mentre ora per noi è difficile accettare il fatto di non essere più allo stesso livello di prima. Non abbiamo una macchina che va bene ovunque. È stata ottima a Miami, ragionevole a Montreal, non è male qui, ma a Monaco è stata scioccante. Essere a tre decimi dalla pole su questo tracciato è un buon risultato, considerando che lo scorso weekend eravamo a sette decimi. Certo, non è la situazione ideale, eravamo abituati a ben altro e sappiamo di essere stati in grado di vincere, ma questo è il valore attuale".
La transizione dai vicoli ciechi di Montecarlo curvati in prima e seconda marcia ai curvoni da quarta, quinta e sesta del Montmelò ha parzialmente rigenerato la monoposto di Woking, ridonando fiducia ai piloti in inserimento. "A Monaco c'erano troppe curve lente e non riuscivamo mai ad aggredirle. Avevamo paura prima del retrotreno, poi dell'avantreno. Qui la velocità minima si tocca in terza marcia, tutto il resto si fa a marce alte. Siamo in un regime di funzionamento completamente diverso, la macchina è imprevedibile in alcuni punti ma qui possiamo essere molto più incisivi".
Le nubi più dense si spostano così sulla gestione di domani, dove la variabile del degrado gomme e l'efficienza dei rivali rischiano di tarpare le ali a qualsiasi sogno di rimonta. "Vedremo cosa succederà, ma non credo che la nostra gestione degli pneumatici sia al livello di quella della Mercedes. Loro saranno i punti di riferimento in questo fondamentale. E poi c'è la Ferrari, che in curva resta incredibile, la migliore del lotto per velocità di percorrenza. Probabilmente perdono due o tre decimi in efficienza aerodinamica e qualcosa a livello di power unit, ma la loro percorrenza è micidiale".
La strategia per la gara si preannuncia quindi come un delicato gioco d'azzardo psicologico e tecnico per Norris, costretto a inventarsi qualcosa per scardinare la superiorità di Mercedes e Ferrari. "Battere domani una vettura che è stata tre decimi più rapida in qualifica sarà un'impresa enorme. Sarà una di quelle gare in cui idealmente vorresti guidare più piano rispetto al limite della vettura per salvare le gomme. Loro possono permettersi il lusso di girare tre decimi più lenti del loro potenziale, gestire le coperture ed essere comunque più veloci di noi. Io, al contrario, per provare a prenderli e superarli dovrò spingere quel decimo extra, rischiando di surriscaldare le gomme. Sarà una corsa in cui non dovresti andare oltre il limite, ma sarò costretto a farlo se vorrò ottenere qualcosa in più rispetto agli altri. Lotteremo, ma restando realistici sulle nostre opportunità".