F1. Kimi Antonelli, la vittoria a Suzuka non è stata solo fortuna. Lo dimostra Russell, piegato da un Leclerc d’acciaio

F1. Kimi Antonelli, la vittoria a Suzuka non è stata solo fortuna. Lo dimostra Russell, piegato da un Leclerc d’acciaio
Pubblicità
La vittoria di Andrea Kimi Antonelli nel Gran Premio del Giappone 2026 di Formula 1 non è solo frutto di un assist della buona sorte. George Russell sarà anche stato svantaggiato dalla Safety Car causata dallo spaventoso incidente a Ollie Bearman, ma Antonelli è stato il più efficace dei due piloti Mercedes, nonostante una partenza da incubo
29 marzo 2026

Con tutta la sfrontatezza dei suoi 19 anni, Andrea Kimi Antonelli è il leader del mondiale 2026 d Formula 1 dopo la vittoria nel Gran Premio del Giappone, la seconda consecutiva. È stato baciato dalla Dea Bendata, dopo una partenza da incubo che lo ha visto inghiottito verso gli avversari con monoposto meno nobili della sua. Ma la fortuna aiuta gli audaci, e oggi Kimi lo è stato. Non solo nelle fasi concitate della ripartenza dopo lo spaventoso incidente di Ollie Bearman, ma anche e soprattutto cogliendo giri veloci su giri veloci, andando a sfruttare al meglio la capacità della Mercedes W17 di risultare più efficace a mano a mano che il carburante diminuisce, e il picco di potenza diventa più rilevante della reattività.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

George Russell ha poco da lamentarsi della sfortuna che l’ha effettivamente colpito in Giappone, visto che anche in gara la sua mancanza di feeling con la Mercedes W17 si è vista nella sua mancanza di smalto nel corpo a corpo con gli avversari, dovuta anche a una gestione dell’energia non ottimale. Lo si è visto soprattutto nel primo sorpasso subito da parte di Charles Leclerc, quando aveva la batteria completamente scarica. Il secondo, invece, è stato un capolavoro di un pilota che, come ha sottolineato giustamente il suo ingegnere di pista Bryan Bozzi, ha “le palle d’acciaio”.

Russell è un pilota dalle grandi qualità. Ma quando si lascia sopraffare dalle circostanze finisce per perdere lucidità. È una debolezza molto costosa, nella F1 cervellotica di oggi. E con una monoposto come la W17 il podio è francamente l’obiettivo minimo, a prescindere dalle caratteristiche “energivore” della pista. Mentre lui languiva, Antonelli diventava un metronomo, così come tanti piloti di caratura importantissima. Ma oggi c’è anche un aspetto ulteriore di cui tenere conto oltre alle gomme, la gestione dell’energia. Avere una monoposto efficacissima in questo senso aiuta, ma come sempre è questione di creare la giusta alchimia tra l’attitudine del pilota e le peculiarità della vettura.

Parlando di grandi talenti, non si può non sottolineare la volitività coriacea di Leclerc, un pilota che riesce davvero a buttare il cuore oltre l’ostacolo. La sua prestazione di oggi, con una Ferrari SF-26 in difficoltà con l’erogazione dell’energia specialmente a inizio gara, è la dimostrazione che nel corpo a corpo l’estro del pilota può avere ancora un peso notevole. Quello che in qualifica diventa solamente penalizzante, l’aggressività contro ragione, il sentimento che prevale sulla riflessione, diventa una chiave importante in gara, soprattutto con una McLaren in crescita.

Meno efficace di Leclerc è stato Lewis Hamilton, nonostante anche lui fosse stato avvantaggiato dalla sosta effettuata in regime di Safety Car. Il sette volte campione del mondo non è mai stato in grado di impensierire Leclerc, e in gara si è acceso soprattutto nella lotta con il compagno di squadra, di nuovo all’insegna della correttezza. Una battaglia “sana” tra loro è un ottimo segnale, ma la Rossa deve sperare di poter recuperare terreno – magari con l’ADUO – se vuole rimanere nelle posizioni più nobili della classifica.

Un’avversaria, d'altronde, si sta facendo pericolosa. Parliamo della McLaren, che sembrerebbe aver finalmente preso contezza delle estreme sofisticazioni della power unit Mercedes, riuscendo a dialogare in modo efficace con il software. Non è solo questione di un aiuto da parte di HPP, ma anche di una capacità di elaborazione e di un’avanguardia delle strutture in fabbrica che gli altri motorizzati Mercedes non hanno. La McLaren in Giappone si è tolta pure lo sfizio di avere un abbrivio migliore del team ufficiale, anche se la Mercedes ha comunque un vantaggio.

Ad approfittare sapientemente della crescita della MCL40 è stato Oscar Piastri, che non solo ha finalmente concluso un GP nel 2026, ma ha anche colto un secondo posto importante per il suo morale, mentre Lando Norris, svantaggiato dal minor tempo in pista nelle libere per problemi tecnici, languiva più indietro. È andata pure peggio al povero Max Verstappen, che dopo una stenua lotta contro un ottimo Pierre Gasly si è visto sfilare dall’avversario mentre era in ambasce con la batteria. E che la Red Bull battagli con l’Alpine – con tutto il rispetto dovuto alla scuderia di Enstone – la dice lunga sulla situazione attuale a Milton Keynes.

È stato un GP godibile, quello di Suzuka. Ma il regolamento 2026 oggi ha mostrato anche il suo lato più pericoloso. Lo dicevano già nei test in Bahrain i piloti che la differenza di velocità notevole tra chi è in fase di ricarica e chi spinge avrebbe causato incidenti gravi. Era solo questione di tempo, e oggi quel momento è arrivato. Ollie Bearman per schivare Franco Colapinto è stato protagonista di un feroce impatto da 50G contro le barriere. Uno schianto laterale, tra i più pericolosi in assoluto, soprattutto per le gambe. E Bearman è uscito zoppicante dalla sua vettura.

Per fortuna, Ollie se l’è cavata con una contusione al ginocchio. Ma questo incidente deve essere un campanello d’allarme da non sottovalutare. Se è vero che il ristoro porta consiglio, le quattro settimane che ci separano dal prossimo weekend di gara a Miami devono essere sfruttate per capire come raddrizzare certe storture, per il bene della categoria e di chi la anima. Sarà tempo di riflessioni per tutti, anche per Kimi Antonelli, il pilota più giovane di sempre in vetta alla classifica di un mondiale di F1. Una realtà vertiginosa, come le ambizioni di un talento audace.

Pubblicità