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Sotto il cielo di Montmeló la pioggia ha picchiato duro fin dalle prime ore della notte. Una pioggia battente, quasi catartica, arrivata come a voler sciacquare via ogni traccia delle difficoltà e delle amarezze che avevano segnato la passata stagione della Toyota. Poi, all'improvviso, poco prima del via, l'asfalto ha iniziato ad asciugarsi e le nuvole si sono aperte, lasciando spazio a una trama diversa: come se il meteo stesso avesse voluto farsi da parte per accogliere e celebrare i nuovi campioni del mondo. E noi di Automoto.it, presenti a bordo pista e testimoni diretti nei box di questo penultimo atto del WEC, abbiamo respirato fin dal primo minuto l'aria di una giornata destinata a rimanere nell'almanacco del motorsport.
A poche ore dalla bandiera a scacchi, grazie all'invito di Michelin, siamo riusciti a vivere il cuore pulsante di questa sfida direttamente dall'interno del box Toyota. Trovarsi a un passo dall'azione in un momento così cruciale regala scariche di adrenalina pura: abbiamo assistito da vicinissimo alle fasi concitate e perfette del rifornimento, al lavoro frenetico ma chirurgico dei meccanici durante il cambio gomme e al cambio pilota, momento in cui Kamui Kobayashi è salito a bordo della vettura numero 7 per prenderne il comando e completare l'opera insieme al resto dell'equipaggio. Una dimostrazione di forza e coordinazione pazzesca che ha fatto da preludio alla festa finale.
La 6 Ore di Barcellona si è trasformata così in una dimostrazione di forza schiacciante della Toyota Gazoo Racing, culminata in una doppietta d'autore che regala al costruttore giapponese l'ottavo titolo mondiale della sua storia nel FIA WEC, il quinto nell'era Hypercar. A dominare dal primo all'ultimo giro è stata la GR010 Hybrid numero 8 affidata a Sébastien Buemi, Ryo Hirakawa e Brendon Hartley: una cavalcata solitaria, la seconda vittoria consecutiva e la terza della stagione 2026, costruita con una precisione chirurgica fin dalla prima ora di gara. Alle loro spalle è transitata la vettura gemella, la numero 7, guidata da Kobayashi insieme a Nyck de Vries e Mike Conway, a sigillare un uno-due che consolida la leadership del team anche nella classifica dei piloti in vista della resa dei conti finale a Monza tra tre settimane.
A completare il podio è stata la Ferrari 499P numero 50 dell'AF Corse, spinta da Antonio Fuoco, Nicklas Nielsen e Miguel Molina. Ed è stato proprio nel momento in cui i giochi si sono chiusi che la pista ha regalato la scena più intensa e carica di sportività. La Ferrari, detentrice del titolo, ha dovuto abdicare proprio alla vigilia del gran finale di Monza. Ma nel motorsport le sconfitte si misurano anche dal modo in cui si rende onore ai vincitori: quando la Toyota ha iniziato la sua camminata trionfale verso la premiazione, dal garage della Rossa è partito un lungo, spontaneo e fragoroso applauso. Un tributo sincero che ha accompagnato uomini e piloti Toyota lungo tutta la pit-lane, scortandoli fino ai piedi del podio dove è poi esplosa la festa.
Non sono mancate le emozioni nemmeno tra le derivate dalla serie della classe LMGT3, dove a imporsi è stata la Porsche 911 GT3 del team Manthey guidata da Richard Lietz, Yasser Shahin e Riccardo Pera, autori di una prestazione mai messa in discussione. Il loro successo segna un record emblematico: sette vincitori diversi nelle prime sette gare stagionali, a testimonianza di un campionato equilibrato e tiratissimo. Ma la copertina della giornata di Barcellona resta tutta per Toyota e per quel passaggio di consegne incorniciato dal rispetto reciproco tra due colossi del Mondiale Endurance.