"Gli ultimi due giri sono stati uno stress assurdo!": Hirakawa svela il capolavoro Toyota alla 6 Ore del Fuji

'Gli ultimi due giri sono stati uno stress assurdo!': Hirakawa svela il capolavoro Toyota alla 6 Ore del Fuji
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In un finale da brivido segnato dalla pioggia e dall'ingresso della Safety Car, la Toyota #8 vince la 6 Ore del Fuji 2026 resistendo all'assalto dell'Alpine per solo mezzo secondo. Le dichiarazioni di Hirakawa e il successo BMW #32 in LMGT3.
28 settembre 2026

L'appuntamento nipponico del FIA World Endurance Championship 2026 si è trasformato in una partita a scacchi ad altissima tensione, risolta soltanto negli istanti conclusivi davanti a una cornice straordinaria di oltre 72.000 spettatori. A festeggiare sul gradino più alto del podio è la Toyota GR010 Hybrid numero 8, portata al trionfo dal terzetto composto da Ryō Hirakawa, Sébastien Buemi e Brendon Hartley. Per il costruttore di casa si tratta di un successo dall'enorme valore morale, che interrompe un digiuno sul tracciato di casa che durava da un triennio e proietta l'equipaggio in testa alla classifica generale del Mondiale Piloti. 

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Capolavoro tattico al Fuji: la Toyota #8 trionfa in casa tra pioggia e colpi di scena

La corsa sembrava impostata su un binario ben diverso durante le fasi iniziali, quando la pattuglia Alpine ha imposto la propria legge partendo dall'intera prima fila. Jules Gounon ha mantenuto il comando delle operazioni difendendosi dall'attacco del compagno di squadra Ferdinand Habsburg, con la Genesis guidata da Daniel Juncadella a fare da terzo incomodo. Per la vettura gemella di casa Toyota, la numero 7, le cose si sono messe subito in salita a causa di una dechiratura al pneumatico anteriore sinistro. Ripartito dal fondo del gruppo, Nyck de Vries ha messo in mostra una rimonta furente, interrottasi però bruscamente durante un tentativo di sorpasso ai danni di Habsburg nell'ultima staccata: l'impatto tra i due prototipi ha fatto sbandare la vettura giapponese, facendola finire in testacoda. 

Contemporaneamente, il via della categoria LMGT3 è stato segnato dal caos più totale. Un'errata valutazione del punto di staccata da parte di François Hériau sulla Ferrari numero 21 ha scatenato un vero e proprio incidente multiplo. A fare le spese dell'impatto sono state la Ford numero 88 e la Mercedes numero 61, entrambe gravemente danneggiate, mentre la Lexus numero 87 e la Corvette numero 34 si sono ritrovate girate in mezzo alla pista. La Porsche numero 92 di Yasser Shahin è invece finita nella via di fuga in ghiaia priva del paraurti posteriore, in un episodio sanzionato successivamente dai commissari con un drive-through a carico dello stesso Hériau.

Il ritmo della competizione è stato continuamente spezzato dalle neutralizzazioni, rivelatesi fondamentali per azzerare e ricomporre i piani strategici dei vari muretti box. Una Virtual Safety Car ha consentito alla Toyota di riordinare le idee, mentre un regime di Full Course Yellow si è reso indispensabile per rimuovere la Peugeot numero 93 di Paul Di Resta, piantatasi lungo il tracciato per la rottura della trasmissione. A rendere ancora più caotica la situazione è arrivata la collisione durante un doppiaggio tra la BMW numero 20 di René Rast e la Ferrari numero 51 di James Calado, con il prototipo tedesco costretto a un rientro ai box non programmato per sostituire una gomma bucata.

Raggiunta la quarta ora di gara, la corsa ha vissuto momenti di profonda incertezza. Nella classe regina, la Valkyrie numero 007 dell'Aston Martin ha sfruttato una sequenza di soste favorevole per portarsi momentaneamente in testa. Tuttavia, un'ingenuità di Tom Gamble, sanzionato con un passaggio forzato in pit lane per aver calpestato la linea bianca in uscita dai box, ha cancellato ogni ambizione di gloria. Episodio ancor più nefasto ha colpito il garage Ferrari: la numero 50 è rimasta bloccata sul piazzola per circa centottanta secondi a causa di un'avaria al sistema di sollevamento idraulico, scivolando in sedicesima piazza. Sul fronte opposto, il duo Alpine ha continuato a scandire un passo inavvicinabile, mantenendo saldamente la prima e la seconda posizione davanti all'Aston Martin numero 009. In classe GT, la McLaren numero 10 ha preso in mano le redini della corsa, arginando gli attacchi della BMW #32 del Team WRT e della Corvette numero 33.

Quando le due A424 transalpine sembravano ormai avviate verso una storica doppietta, la gara ha subito una sterzata drammatica nei trenta minuti conclusivi. Sul rettifilo dei box, la McLaren LMGT3 numero 58 affidata a Finn Gehrsitz si è agganciata con l’Aston Martin numero 27 di Mattia Drudi, schiantandosi violentemente contro il muretto. Nonostante la violenza della decelerazione il pilota ne è uscito incolume, ma l'immissione della Safety Car si è resa inevitabile proprio nel momento in cui sul Fuji Speedway iniziavano a cadere le prime gocce d'acqua.

Il repentino cambio meteorologico ha costretto tutti i team a una scelta istantanea. In casa Toyota è stato deliberato un vero e proprio azzardo tattico: la numero 8, salita fino alla sesta piazza dopo essere finita anch'essa in testacoda a inizio gara per un contatto tra Brendon Hartley e Harry Tincknell in curva uno, è stata richiamata ai box solo per un rabbocco minimo di carburante, rinunciando del tutto alla sostituzione degli pneumatici. Strategia identica è stata adottata dal muretto BMW per la numero 15 di Dries Vanthoor, mantenuto in pista con coperture usurate. Diversa la linea scelta dall'Alpine, che ha preferito la via della prudenza montando quattro gomme nuove sulla numero 36 di Victor Martins e due gomme nuove sul lato sinistro della numero 35 guidata da Charles Milesi, ripartendo però dietro ai rivali diretti.

Alla bandiera verde si è scatenato uno sprint finale di rara intensità. Martins, forte di una vettura immensamente più prestazionale sul bagnato grazie alle mescole fresche, ha scavalcato in rapida sequenza l'Aston Martin di Marco Sørensen, la vettura sorella di Milesi e la BMW di Vanthoor, mettendosi sui tubi di scarico della Toyota di Ryō Hirakawa. Nonostante la furiosa pressione del debuttante francese, il pilota di casa si è esibito in una prestazione difensiva impeccabile sulle traiettorie umide, tagliando la linea del traguardo con un margine risicatissimo di appena 0,591 secondi: il distacco più contenuto mai registrato nel WEC tra due costruttori differenti.

A mente fredda, Ryō Hirakawa ha espresso tutta la propria incredulità per l'esito di un finale così tirato: "La ripartenza è stata davvero complicata, con le condizioni del tracciato che cambiavano e noi che eravamo su gomme fredde e su una pista leggermente umida. Sono stato fortunato ad avere davanti a me una BMW doppiata, perché mi ha offerto un punto di riferimento, e avevo l'altra BMW subito dietro a fare da scudo contro l'Alpine. Anche tenendo conto di questo, la pressione era tantissima e gli ultimi due giri sono stati particolarmente stressanti, ma il team ha fatto un lavoro straordinario e ha continuato a darmi indicazioni su dove spingere e dove difendermi, quindi sono enormemente grato a tutti loro e questa vittoria è per il team. Salire sul gradino più alto del podio davanti a tutti i nostri tifosi è stato incredibile. Le ultime due gare saranno un salto nell'ignoto per noi, ma non vedo l'ora!".

Il tabellone finale della categoria Hypercar vede così trionfare la Toyota numero 8 scortata sul podio dall'Alpine numero 36 e dalla BMW numero 15. Quarta piazza per la seconda Alpine numero 35, un risultato che certifica la miglior prestazione corale della casa transalpina nel WEC, mentre la Cadillac numero 38 ha completato la top five. Sesta la Peugeot numero 94 al miglior risultato dell'anno, con l'Aston Martin numero 009 scivolata in ottava posizione, la Genesis esclusa dalla zona punti per una sanzione nel finale e una Ferrari decisamente in ombra che salva unicamente un decimo posto con la numero 51.

Colpi di scena e spettacolo non sono mancati nemmeno nel finale della classe LMGT3, con l'affermazione della BMW M4 numero 32. L'equipaggio formato da Augusto Farfus, Sean Gelael e Darren Leung ha colto l'attimo decisivo subito dopo il rientro della vettura di sicurezza: il pilota brasiliano si è inventato una staccata da manuale all'interno dell'Aston Martin numero 27 guidata da Drudi, agguantando la testa della corsa. Farfus ha poi gestito la pista scivolosa fino alla bandiera a scacchi, conquistando il successo davanti all'Aston Martin e alla Corvette numero 34 di Charlie Eastwood, mandando in archivio la tappa asiatica in attesa del rientro in Europa per la 6 Ore di Barcellona in programma dal 16 al 18 ottobre.

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