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WRC Meeting. Oliver Ciesla, il Mondiale Possibile nella Nebulosa dell’Impossibile [Video]

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Il Mondiale WRC ha già “perso” Cile e Portogallo, rinviato Argentina e Italia Sardegna. Alla “vigilia” del Kenya il futuro è tutt’altro che definito. Con Oliver Ciesla, il Promoter, “abbiamo” ridisegnato, con la massima precisione possibile, lo scenario 2020

Rally, Campionato del Mondo World Rally Car. La più bella, istintiva, geniale disciplina planetaria del MotorSport è anche una macchina organizzativa diabolicamente complessa, studiata e affinata negli anni. Poi arriva il CoViD-19 e il meccanismo regolato come un orologio rischia di saltare, di incepparsi. Per fortuna quello stesso Managment che in sette anni ha rivoluzionato e rilanciato un Mondo che era sull’orlo del baratro è immediatamente corso ai ripari. Beh, l’”Orologiaio” è tutt’altro che un… Anonimo.

Oliver Ciesta è Chief Executive Managing Director di WRC Promoter GmbH, la compagnia che ha preso in mano le redini del Mondiale World Rally Car all’indomani della débacle Vladimir Antonov. Tabula rasa, Ciesla non si è armato di nastro americano e cerotti per aggiustare e curare, ma ha colto l’occasione per ripartire, ricostruire e rivoluzionare la Serie. Nei 7 anni della “reggenza” Ciesla è stato dato nuovo e solido smalto al Power Stage, è stato rivisto l’ordine di partenza della prima giornata dei Rally mondiali, è stato introdotto il nuovo regolamento delle spettacolari WRC+ (2017) e poste le basi per la prossima rivoluzione che porterà l’ibrido nei Rally (2021, ma l’”attualità” sposta tutto più avanti). Ne è scaturita una miscela di equilibri perfetti che ha proiettato la disciplina alle stelle e abbattuto il muro oltre il quale vivacchiano gli eternamente scontenti. Negli ultimi due anni è arrivato WRC Plus, l’All Live streaming che ha portato ogni metro dei Rally nelle case e nelle tasche degli appassionati.

Dopo tre Prove disputate, “Monte”, Svezia e Messico, il blocco di due mesi più una coda di tempo fluida, variata e non prevedibile, ha rimesso molte cose in discussione. Al netto del fatto che non sono io a lavorare 24 ore su 24 per ridefinire gli scenari e riavviare i meccanismi, poco male, sono certo che l’impasse produrrà un finale di Campionato martellante e ancor più eccitante.

Con Oliver Ciesla abbiamo cercato di inquadrare il maggior numero di scenari possibili legati alle variabili e alle parti in causa. Il Manager tedesco, che ha vissuto e lavorato diversi anni in Italia, ci ha messo davanti agli occhi un meccanismo formidabile dalla complessità inaudita. Pensate, un Rally dopo l’altro non ci si accorge che due “set” completi di infrastrutture viaggiano contemporaneamente per tutta la stagione, uno via terra, l’altro via mare. Non ci si rende conto che ogni Rally è l’anello di una doppia catena che non si può, non si dovrebbe interrompere. Si fa meno fatica a comprendere che una data rinviata deve trovare una collocazione non solo sul calendario, ma anche nel contesto ambientale, climatico, economico sulla mappa del territorio su cui è stata posta la bandierina. Non facile!

Abbiamo cercato, quindi, di aggiornare la mappa generale spuntando il maggior numero possibile di variabili. I metodi di lavoro, i rapporti con gli interlocutori, sponsor, organizzatori, federazioni, oggi perfino i governi dei Paesi ospiti, esplorando quel clima di “nuova solidarietà” che pare essere un leit motiv di tempi cupi.

Ci siamo posti la questione dell’imminente Kenya e quella del numero minimo di prove per legittimare il Campionato, delle ipotesi di una revisione di format e tabelle, percorsi e punteggi, di quell’argomento fantascientifico che è far disputare i Rally a porte chiuse. Naturalmente ci è stato utile ripercorre le tappe fondamentali dell’escalation WRC e, alla fine, abbiamo anche cercato… di non farci gli affari nostri!

In un momento così difficile nel quale le risposte certe sono solo presunzione, io credo che abbiamo raccolto un numero sufficiente di dettagli utili per ricostruire opinioni e puzzle su una base piuttosto attendibile.

 

Grazie Oliver!

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