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Il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato la delibera con cui il Comune di Bologna aveva istituito la cosiddetta “Città 30”, estendendo il limite di velocità a 30 km/h su larga parte della rete urbana. La decisione accoglie il ricorso presentato da un tassista, che aveva contestato l’aumento dei tempi di percorrenza e la conseguente riduzione delle chiamate.
Nella sentenza, il Tar rileva che il provvedimento comunale ha introdotto "un nuovo limite di velocità generalizzato", mentre la normativa prevede la possibilità di istituire limiti ridotti soltanto "su singole strade presentanti caratteristiche peculiari". Secondo i giudici, l’estensione del limite al 64% della rete stradale urbana non è stata accompagnata da una puntuale motivazione strada per strada, come richiesto.
L’annullamento riguarda sia il Piano particolareggiato del traffico urbano sia le ordinanze istitutive delle zone 30, "fermo restando gli ulteriori provvedimenti che l’amministrazione intenderà adottare". La giunta guidata dal sindaco Matteo Lepore ha annunciato l’intenzione di proseguire sul percorso avviato. "Il Tar conferma il ruolo del Comune", ha dichiarato Lepore, senza escludere un ricorso o una riformulazione dei provvedimenti secondo le indicazioni del tribunale.
La decisione del Tar ha subito innescato una forte reazione politica, a partire dal centrodestra. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha parlato di un provvedimento "ideologico" e ha rivendicato il nuovo Codice della Strada approvato un anno fa, "fondato sulla sicurezza ma con buonsenso". Critiche anche da Fratelli d’Italia, che definisce la delibera "scollegata dalle reali esigenze di viabilità" e annuncia un esposto alla Corte dei Conti per presunto danno erariale legato ai costi del progetto.
Di segno opposto la reazione del Partito Democratico, secondo cui esultare per lo stop "non tiene conto dei benefici in termini di sicurezza e qualità dell’aria". Il Pd difende l’impianto del provvedimento e sostiene che la giunta dovrà procedere adeguando gli atti alle prescrizioni del Tar. Delusione da parte del Comitato Città 30, secondo cui la sentenza "rimette in discussione dal punto di vista formale" un progetto che "ha ridotto incidenti, feriti e vittime", chiedendo al Comune di riformulare gli atti "per far ripartire nuovamente la Città 30".
Il caso bolognese si inserisce in un dibattito più ampio sulla gestione delle zone a velocità ridotta nelle città italiane. In diversi contesti europei, limiti analoghi sono presenti da anni in aree sensibili o residenziali, mentre l’estensione generalizzata rimane oggetto di discussione.
La “Città 30” non si ferma con la sentenza: il Comune può impugnare la decisione oppure riscrivere i provvedimenti uniformandoli ai criteri indicati dai giudici. Nel frattempo, il confronto politico resta acceso e il dossier torna al centro del dibattito su mobilità, sicurezza stradale e competenze delle amministrazioni locali.