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Il futuro dell’automobile sarà sempre più elettrico, probabilmente cinese e forse nemmeno di proprietà. Ma la passione per le auto, quella che nasce nella Motor Valley emiliana, difficilmente scomparirà. È la visione di Tonino Lamborghini, imprenditore e figlio del fondatore della storica dinastia automobilistica, che alla fiera Automotoretró di Parma traccia uno scenario pragmatico sull’evoluzione della mobilità.
“Mi chiedono spesso perché la Motor Valley sia proprio qui”, racconta Lamborghini. “La verità è che questo territorio ha una cultura meccanica e una passione che non si possono improvvisare. Ma il mercato globale sta cambiando molto velocemente”.
Tra regolamenti sempre più stringenti su emissioni e sostenibilità e una transizione energetica ancora piena di contraddizioni, Lamborghini non nasconde il suo scetticismo su alcune narrazioni dell’elettrico. “Anche a me piacciono le auto elettriche, ma sono molto dubbioso quando si dice che oggi siano davvero ‘green’. La catena produttiva costa moltissimo e inquina: produrre batterie è complesso e smaltirle è ancora più caro. In molti casi è meno inquinante continuare a usare e riciclare le auto che abbiamo già”.
Non è la prima volta che Lamborghini si confronta con l’elettrico. “Già 35 anni fa lavoravamo su piccole auto elettriche, ma nessuno le comprava. Servivano solo per la ricerca: prima batterie tradizionali, poi al litio, ma con pochissima autonomia. All’epoca, diciamolo chiaramente, servivano a poco”.
Il vero cambiamento oggi arriva dalla Cina. “I costruttori cinesi stanno facendo auto di grande rispetto. Sono molto avanti tecnologicamente: magari all’inizio copiavano, ma ora fanno prodotti sempre più belli e competitivi. Costano meno e hanno una tecnologia notevole. Mi tolgo il cappello”.
Il punto debole resta il prestigio del marchio. “Non hanno ancora il blasone dei brand europei, ma hanno qualità, prezzo e tecnica dalla loro parte”.
Anche per questo Lamborghini guarda con realismo al futuro. “Il mercato italiano ormai è quasi morto. Se produco, lo faccio in India e vendo in Asia”. E quando cambierà auto? “Probabilmente prenderò un’ibrida cinese. Ma non raccontiamo che è green: oggi non lo è”.
Nel dibattito interviene anche l’ingegnere Gian Paolo Dallara, con una visione in parte diversa. “Non mi entusiasma l’idea, ma penso che i miei nipoti viaggeranno su auto elettriche, forse autonome e probabilmente non di proprietà”.
Secondo Dallara, il futuro sarà una convivenza di modelli. “La mobilità quotidiana potrebbe essere fatta da veicoli prodotti in Cina, mentre in Italia continueremo a costruire oggetti di design e di piacere, auto da weekend pensate per divertirsi alla guida. Per le supercar ci sarà sempre spazio”.
Un futuro in cui la mobilità diventa servizio, mentre l’automobile rimane anche oggetto emozionale. Una prospettiva che Lamborghini osserva con lucidità, senza rinnegare le proprie radici. E con uno sguardo anche alla famiglia: “Sono fiero di tutti i miei figli. Mia figlia Ginevra mi aiuta molto: è matura, determinata e rappresenta bene la nuova generazione”.
Tra elettrico, globalizzazione e nuove abitudini di mobilità, la strada dell’automotive cambia direzione. Ma la passione, nella Motor Valley, sembra destinata a restare.