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Ciocchetto. Il Presepe del Rally che chiude la stagione

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Salotto buono dei Rally italiani, il Ciocchetto vive la rappresentazione avvincente di stagioni d’altri tempi. Scandola, Andreucci, Perico non sbagliano e si contendono l’ultimo trofeo sul filo dei secondi. Tre Marcucci in gara

Ciocchetto. Il Presepe del Rally che chiude la stagione

Castelvecchio Pascoli, 19 Dicembre. Se Monza vale un Mondiale, il Ciocchetto vale un Italiano. Solo che il Rally “minore” di Organization Sport Events viene prima e non è un adattamento. È così, un piccolo rally raccolto nella tenuta che dà il nome anche al fratello maggiore pilastro del CIR, un “original” ormai da quasi trent’anni. La ventinovesima edizione si presenta con la sua formula freschissima e batte il tempo dell’attualità. È l’ultimo appuntamento dell’anno.

Tutto dentro il Ciocco, una spirale da brivido di brevi prove speciali, un labirinto di volate sugli asfalti della Montagna, delicatissime, affilate. Tutto in un pomeriggio, una notte e un mattino in 7 più 6 strappi tiratissimi, ognuno cruciale come se fosse l’ultimo. Come al Monza, come nella Coppa America che ci tiene svegli di notte. Un errore e scendi dal volo, parcheggi il risultato e non ti rialzi più. Vietato sbagliare. E quando non sbagliano, quelli là, sono da pelle d’oca, chirurgici, di un altro mondo.

Va in scena una sfida incrociata d’altri tempi del CIR, quando i campionati se li giocavano Andreucci, Scandola, Perico (sì, anche Basso che questa volta non c’è). Tre stili, tre personalità di bravura che tengono con il fiato sospeso. Bravissimo, perfetto Scandola, impagabile Andreucci, solo un filo sotto il livello di una corsa. Scandola, che corre con la Hyundai del Team di Famiglia e questa volta con Daniele Pasi, vince cinque delle sette speciali del primo giorno, e si presenta alla sera con un piccolo vantaggio. 11 secondi. Sono molti se si considera la lunghezza totale della giornata contro il cronometro, sono niente se devono soccombere a un errore, una toccata, uno spin. Sono comunque pochi, ma costruiti sommando piccoli margini e quindi valgono doppio. Umberto dice di aspettare domani e respinge in complimenti. Del resto non li ha voluti neanche quando ha battuto Ogier a Monza. Ma i complimenti sono meritati. Soprattutto se si considera che sta tenendo dietro il “padrone di casa”.

Però Andreucci non sta andando piano. Non c’è Anna Andreussi al suo fianco, c’è il navigatore che ha vinto lo scorso anno con Arzà, David Castiglioni. C’è la Citroen con la quale ha rischiato di vincere l’Italiano Terra anche non potendo correre l’ultima per vincere il 2 Ruote Motrici. Paolo è fortissimo e concentrato come sempre. Non importa precisarlo. Paga l’umido sotto le ruote? Un assetto da finire di… rifinire? Paga che l’avversario storico di dieci stagioni di CIR sta andando più forte? Tutte risposte affermative, per ora, ed è nel conto anche questo, perché solo domenica capiremo dov’è la differenza e da che parte sta.

Perico è un pelo indietro. Però è anche quello che va meno di tutti in macchina, da un po’ di tempo. Certamente meno di Andreucci, meno anche di Scandola. Il Ciocco è terreno congeniale all’estro del bergamasco, e quindi non è ancora finita anche in questo senso.

Valerio Barsella, Sport Event Creator, ha richiamato alla Gara 90 Equipaggi. Il solito record, più importante se si considerano i tempi, un onore per la “Garetta” inventata da Guelfo Marcucci una trentina d’anni fa. Ben tre Marcucci in gara. Andrea e i figli Luigi e Francesco. Un piccolo rally-presepe che è anche una festa di famiglia. Peccato per gli appassionati, tenuti lontani dalla bestia. Sarà per l’ano prossimo.

 

© Immagini Sport Events – PB - AmicoRally

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