salone di francoforte 2019

IAA in calo e industria dell’auto che tentenna? Angela Merkel “sostiene” ma pochi si fidano

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Il primo ministro tedesco ha parole di incoraggiamento per il settore auto in crisi, specie in Germania, ma non bastano a dare soddisfazione e certezze per il futuro. Calano espositori e contenuti al Salone di Francoforte

IAA in calo e industria dell’auto che tentenna? Angela Merkel “sostiene” ma pochi si fidano

Quando noi operatori media ce ne siamo già tornati a casa, lasciando sulle nostre pagine e sui canali social di Automoto.it in anteprima tutti i contenuti di novità, che le Case auto portano a Francoforte per il Salone 2019… Ecco che all’IAA si presenta Angela Merkel. È lei che inaugura il Salone dell'automobile quest’anno, per il pubblico. Fuori dall’ingresso principale ci sono grandi palloni neri con scritto CO2, di contestazione; ma poco importa, le forze dell’ordine li fanno gentilmente “spostare” un po’ come noi dalla sala stampa, quando scoccano le 18.00 (ora di cena tedesca).

“L'industria deve sviluppare nuove tecnologie e riconquistare la fiducia persa dei consumatori”. Beh, questo lo sanno bene anche i muri da qualche anno, dopo il dieselgate dal sapore tutto tedesco. Nonostante i proclami di valore della propria Fiera dell’auto i contenuti 2019 dell’IAA sono francamente pochini rispetto al blasone, rispetto a Ginevra, tanto per dire. Scendono anche gli spazi e gli espositori: 800 contro i precedenti 1000. Proprio le Case tedesche sono le vere e in parte sole protagoniste qui. Volkswagen, nel centro del dramma Dieselgate, sposta e bene l’attenzione sugli EV lanciando finalmente la prima ID sul mercato (articolo e video ID.3 qui).

Proprio la Merkel non si risparmia il ruolo di brava maestra, che prima di incitare bacchetta, ricordando che i carmaker (tedeschi, ndr) "hanno un compito dopo quella vicenda negativa delle emissioni, nel mezzo del cambiamento di oggi è importante che siano affidabili verso un sentiero sostenibile, basato su moderne tecnologie". Tutto e niente insomma, quello che alcuni di noi si attendevano, di forte, come comunicazione di cambiamento su alcune regole o politiche, non è arrivato dalle Case ne tantomeno da un primo ministro locale. Il tema del difficile target 2030 per le auto in UE, vincolato allo sviluppo delle auto elettriche, non è più un nuovo tema, ma una costante in graduale e tentennante sviluppo.

IAA ci porta una marea di auto elettriche o ibride, vero, soprattutto le seconde hanno il futuro spianato, con una spintarella. Ma gli EV? Li usiamo persino tra i vasti padiglioni per spostarci qui, ma il classico diesel, tedesco, te lo trovi e troverai sempre in moto che vibra e un pochino manda odore per altri dieci o quindici anni almeno, anche in molti quartieri di città. Non che sia un male, questo passaggio in corso, ma gli utenti e le persone in genere, soprattutto giovani, sono già stanche di sentire questi dibattiti che rendono incerto il valore di un’auto appena presentata quando avrà tre anni.

Il popolo, spesso citato dai politici con un "suono" a volte di eco esagerato, attende solo mezzi di spostamento si 4 ruote dati per “validi” a oltranza, come norma che sia e magari belli da vedere, da guidare, quello sì (le Case tricolori sono ben pronte da quando nate, su questi aspetti).

Herculean task

Sulle colonnine di ricarica, necessarie per far viaggiare la auto elettriche ma per ora carenti, la Merkel riprende l’incitamento "20.000 punti di ricarica non sono abbastanza, è un impegno che affronteremo politicamente per avere un'infrastruttura di ricarica affidabile". Questo impegno ancora da mettere in campo per buona parte, è una cosiddetta “Herculean task” secondo la cancelliera, anche per i colossi tedeschi (che più o meno ufficiosamente, non sono per buona parte ancora soddisfatti, delle politiche in atto).

La Germania quindi si impegna anche politicamente, per sostenere un settore che dal cambiamento imposto, per ora, più che opportunità "sembra" cogliere e di certo fa cogliere difficoltà. Noi italiani che facciamo? Attendiamo le mosse del nostro rinnovato governo per le politiche sull’auto anni Venti, di FCA senza Marchionne e senza parentele francesi (assenze di peso ad IAA 2019). Magari correggendo e migliorando il tiro attuale; sapendo che i tedeschi non sono quel riferimento unico e mito inscalfibile, che spesso si crede. Basta farsi un giro al Salone di Francoforte di oggi paragonandolo a quelli passati, per capirlo.

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