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Dakar 2016, Sébastien Loeb: «Sì, il Rally Raid mi piace!»

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L’OiLibya Rally è stato il battesimo del fuoco per Sébastien Loeb, per la prima volta sul palcoscenico del Rally Raid con la Peugeot 2008 DKR. Il Fuoriclasse ha messo alla frusta Equipaggio e Macchina. Ora lo aspetta la Dakar e la 2008 DKR16 | P.Batini

Dakar 2016, Sébastien Loeb: «Sì, il Rally Raid mi piace!»

Voler presentare, raccontare chi è Sébastien Loeb potrebbe essere il più grande dei peccati di presunzione. Lo sanno tutti chi e che cosa è Loeb, appassionati e non. Ma chiedersi e chiedere a lui chi e che cosa sarà il fuoriclasse dei Rally allo “switch” in modalità Rally Raid e Dakar non è peccato, anche se la domanda, e le risposte di conseguenza, sono ancora premature. Ma è un fatto, eclatante e ancora clamoroso, che Loeb, chiacchierato da due anni in associazione alla Dakar, ha finalmente mosso i primi passi nel nuovo mondo. Ed è giusto distillare almeno le prime impressioni “dal vivo”.


Loeb ha svolto una cortissima serie di test in Francia, Spagna e Marocco, e ha disputato la prima, e poi le successive quattro tappe di un Rally, in corsa al OiLibia Rally del Marocco con la Peugeot 2008 DKR “Original”, la prima versione che, ottimizzata per quanto possibile, ha vinto il Silk Road Rally. La leggenda dell’alba del Loeb Pilota di Rally Raid narra che, quando è salito per la prima volta sulla Macchina, uscendo dalla “base” marocchina del Team Peugeot Total il Pilota abbia ingranato la marcia e sia decollato sul terrapieno, volando con la 2008 DKR oltre la strada e lanciandosi a tutta velocità nel deserto. Come se lo avesse fatto già mille volte.


Ora Loeb è ancora a Erfoud, per una nuova, lunga serie di test e per definire gli ultimi dettagli della nuova, per molti versi rivoluzionata 2008 DKR16 con la quale parteciperà alla sua prima Dakar a partire dal 2 gennaio prossimo. Insieme al Fuoriclasse alsaziano c’è la Squadra al completo, dal direttore del Progetto Bruno Famin ai Piloti Peterhansel, Sainz e Despres e ai rispettivi Navigatori, Cottret, Cruz e Castera.

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Dopo anni di tentennamenti e smentite, Loeb sarà al via della Dakar 2016


Al Rally del Marocco Loeb ha voluto subito correre insieme al suo navigatore storico, Daniel Elena, trasformando così il test del debutto in un evento totalmente inedito e privo di riferimenti. Anche questa è una scelta rivoluzionaria e una dimostrazione di carattere speciale. Gli altri Piloti che vengono dal WRC, per esempio, hanno tutti al loro fianco un navigatore di esperienza. Ecco le primissime impressioni di Sébastien Loeb al termine di un esame completamente nuovo. Filtrate dall’esperienza di un talento inarrivabile.

 

Buongiorno Sébastien, e benvenuto nel nuovo mondo. Che certezze hai potuto acquisire alla fine della tua prova del debutto, dopo le cinque tappe del OiLibya del Marocco? E quali incertezze sono ancora… certe?
«Cose certe: ci sono ancora non poche cose da capire. Quello che sappiamo adesso è che su delle belle piste, quando c’è da pilotare, quando la strada è sinuosa o quando i terreni sono duri o anche accidentati, possiamo già avere un buon ritmo e velocità. Sappiamo anche che la 2008 DKR16 su questi tipi di terreno è una Macchina molto buona. Poi, sappiamo anche che per quanto riguarda la navigazione, e la “coabitazione” con Daniel Elena, c’è ancora da lavorare e da ottimizzare, da imparare a reagire e a prendere le decisioni giuste quando si presentano delle situazioni complicate. C’è una bella serie di piccoli punti sui quali bisogna lavorare, insomma.»

Tecnicamente, guidare sulle dune non mi è sembrata la cosa più difficile. In ogni caso non ne abbiamo attraversate molte in questo Rally

 

C’è qualcosa che vi ha particolarmente sorpresi in questi primi cinque giorni di gara?
«Non c’è niente che ci abbia veramente sorpreso. Direi che quello che è talvolta frustrante sono quelle situazioni nelle quali non si sa esattamente dove si è. Non sapere se si è sulla pista giusta, per esempio, o quando si è in pieno fuori pista e non si riesce ad immaginare se, magari poco distante, c’è una pista più scorrevole. Prendere delle decisioni di questo tipo è una cosa a cui non siamo abituati. Poi c’è la questione di guidare a vista, guardare lontano, controllare vicino, anticipare le curve senza sapere esattamente cosa incontreremo più avanti. È un altro modo di pilotare, molto differente da quello a cui siamo abituati.»

 

Molto lavoro da fare anche per quanto riguarda la guida sulle dune?
«Le dune? Globalmente, sulle dune la difficoltà maggiore mi è sembrata quella di mantenere il cap corretto, di sentire la navigazione. Tecnicamente, guidare sulle dune non mi è sembrata la cosa più difficile. In ogni caso non ne abbiamo attraversate molte in questo Rally, dunque è ancora un aspetto da verificare. Per quello che abbiamo visto in Marocco, comunque, direi che non è andata troppo male.»

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Loeb è parte del Dream Team di Peugeot, con Peterhansel, Sainz e Despres

 

Nel WRC sei abituato ad avere fiducia assoluta e completa nel navigatore. Cambia qualcosa in questo nuovo contesto?
«Cambia. Ci sono tutt’altri termini da utilizzare nella collaborazione tra Pilota e Navigatore. Con il particolare uso del road book, non sono le note del WRC che vengono dettate al navigatore e che tornano esatte al Pilota. Qui si tratta di interpretare il road book e di prendere delle decisioni dopo, il che è un esercizio molto differente. Nel WRC so quello che il navigatore sta per annunciarmi perché sono stato io a scrivere quelle note, qui le informazioni che arrivano dal road book sono molto più aleatorie, e richiedono un periodo di apprendistato perché le si possa capire e interpretare correttamente. Il navigatore deve leggere e interpretare quello che dice il road book, e riferirmi le informazioni e le sue interpretazioni in modo che io possa immaginare nella maniera giusta quello che mi aspetta. Sì, è un esercizio molto diverso rispetto da quello che conoscevamo!»

La nuova versione della 2008 DKR ha una stabilità molto superiore a quella che ho guidato in Marocco

 

La Macchina. Non vorrei sbagliare, ma l’auto del WRC è come se fosse il prodotto di una scienza esatta. La Macchina da Deserto, non solo la Peugeot 2008 DKR, è invece il prodotto di una moltitudine, quasi infinita, di compromessi da gestire. Ti piace o ti sconcerta?
«Non si tratta di piacere o no, stiamo parlando di una macchina diversa, e guidarla fa semplicemente parte del gioco. Probabilmente una macchina da Rally Raid è meno divertente da guidare rispetto ad una macchina da Rally puro, che è più potente, più agile. Ma del resto è molto particolare anche il contesto della guida, nel deserto, su piste e tracciati molto, molto diversi. La macchina da WRC non potrebbe neanche passare su certe piste dove invece la Macchina da Rally Raid passa agevolmente. Parliamo di una Macchina che è studiata per questi tipi di terreno, che è nata per la resistenza e per passare su ostacoli impensabili nel WRC, e che necessita obbligatoriamente di un adattamento dello stile di guida. Non è agile come una WRC, come dicevamo, ma è divertente da guidare e ha delle peculiarità straordinarie, come le sospensioni, per esempio, che assorbono degli shock enormi. È una Macchina diversa, progettata e realizzata per un impegno gravoso e molto importante.»

 

Hai l’impressione che la 2008 DKR faccia talvolta dei miracoli, passando oltre ostacoli impossibili?
«Sì, e a questo proposito la nuova 2008 DKR16 è ancora più impressionante. La nuova versione della 2008 DKR ha una stabilità molto superiore a quella che ho guidato in Marocco, che è la prima versione debuttante alla Dakar.»

 

È per questo che l’hai messa una volta sul fianco, e poi sul tetto?
«Sì, è un po’ anche per questo. Dovevo pur provarla a fondo, vedere dov’è il suo limite!»

 

Sì o no, per favore. Il contesto, il deserto, l’atmosfera del Rally, la particolare logistica, il modo di correre… tutto questo ti piace?
«Sì, il Rally Raid mi piace!»

 

Grazie, e in bocca al lupo!
 

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