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Dakar 2017. 3a Tappa. Tripletta Peugeot, Peterhansel Guida il Massacro

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Una tappa che sarà difficile dimenticare. I leader di ieri sbarcano dalla Nave e salgono nuovi Comandanti. Peterhansel irresistibile, Loeb e Sainz in agguato. Tra le Moto il decollo di Joan Barreda può avere un significato importante. Per altri, disgrazie a non finire.

Quattrocentosedici chilometri di colpi di scena. Un primo piano clamoroso sullo sfondo di una Prova Speciale lussuosa, bellissima, un’autentica antologia degli atout che, di tanto in tanto, la Dakar si pregia di mettere a disposizione dei suoi adepti. L’argomento forte coinvolge i “Vecchi” leader, Toby Price e Nasser Al Attiyah, che ieri sottolineavano una presenza divenuta improvvisamente autoritaria e incondizionata, che tra l’altro non era sconsiderato attendersi, e che solo ventiquattrore dopo si ritirano dalla bagarre per far passare avanti un’ondata di nuovi pretendenti.

La notizia è nella tripletta del Team Peugeot Total, che ha piazzato tre 2008 DKR ai primi tre posti della San Miguel de Tucuman-San Salvador de Jujui. Stephane Peterhansel brinda alla prima vittoria dell’anno e a una riscossa quasi impietosa, Sébastien Loeb può recriminare in parte per una foratura, e Carlos Sainz si propone in una fisionomia tattica più attendista che pare quasi rivoluzionaria. In ogni caso, tenuto anche conto che Despres è quinto, appare ben poco verosimile che una nuova vittoria possa sfuggire al Team di Bruno Famin, complicando un poco le scelte future degli strateghi di ASO che vedrebbero così falliti i tentativi di quest’anno di livellare maggiormente la partecipazione.

La Dakar è a un bivio dopo appena tre giorni. Nasser Al Attiya è virtualmente fuori gioco, e con lui Giniel De Villiers. Per le ambizioni delle Toyota, Gazoo o Overdrive è solo una questione amministrativa, il colpo è durissimo. Il Principe del Qatar, costantemente all’attacco e leader della Dakar 2017 già dalla prima ora, è rimasto fermo in pista dopo essere caduto nell’imboscata di una buca sottovalutata, o non opportunamente affrontata. Nell’urto, una ruota della Hilux numero 301 è stata strappata via, e con essa è rotolata a lato la Dakar dell’Equipaggio detentore della Coppa del Mondo Cross-Country Rally. Per la Toyota di De Villiers, invece, è stato un guasto, che il Team individua alla pompa di mandata del carburante, ma il risultato non cambia. Al Attiya e De Villiers possono ora iniziare a fare gli scongiuri, o sperare in un… suicidio di massa, piuttosto improbabile, visto che il Principe è a oltre due ore e il sudafricano. Al Attiyah è lapidario: “Game Over!”, De Villiers dispone di una possibilità in più che gli deriva da un profilo agonistico molto più “piatto”, ma il decimo posto a mezz’ora dalla testa del Rally non può essere considerato un trampolino.

C’era da aspettarselo? Per la verità, dopo la tappa di ieri, sì. Ma non in questa forma, così “descrittiva”. La sfuriata di Loeb nella seconda Tappa aveva rimesso in pole le quotazioni delle Peugeot, ma è soprattutto il piccolo incidente di Asuncion, con la Macchina a un soffio dall’andare in fiamme, che aveva tolto il sorriso dalle labbra del Principe. Quella sì era sembrata una sinistra novità. E se la novità è così sinistra vuol dire che Nasser era piuttosto “nerbioso” già dall’inizio.

Le tre Peugeot vanno al comando e uccidono la Dakar? No, e può anche darsi che il “monomarca” risulti ancora più interessante della lotta su un fronte così vasto di contendenti.

La “sconfitta” di Toby Price nella Gara delle Moto non è parente della superlativa vittoria di Joan Barreda. I due eventi non devono essere messi in correlazione e viaggiano su binari separati. L’australiano ha fatto una frittata mentre il catalano andava via spedito, e l’unico fattore di vicinanza che può essere preso in considerazione è il fatto che Price aprisse la pista e Barreda fosse alla ricerca di un sorpasso, non solo inteso come risultato di giornata. Toby Price, dopo essersi espresso nel modo che più gli è congeniale, cioè partire all’attacco per vincere e seminare gli avversari, non è riuscito a ripetere il giochino vincente del giorno precedente, e si è piegato a un errore di navigazione, grave, di inizio Speciale, e alla rovina dell’intera tappa e della classifica generale per non essere riuscito a reagire a quell’errore.

La prova di Barreda è stata esemplare, e riesce a spiegare piuttosto esplicitamente quali sono le qualità e i limiti, sinora incontrollati entrambi, del velocissimo spagnolo. Il guaio di Barreda è quasi sempre stato quello di sovrapporre ai guadagni della sua velocità una brutta forma di “risparmio”. Saper gestire le proprie qualità in un complessivo di successo è, del resto, forse l’agente tattico più difficile da coltivare, e spesso richiede un evento controller esterno. “Roby” Boasso è senza dubbio uno di questi, ma potrebbe esserlo ancora di più la presenza del team Honda Monster Energy di Johnny Campbell.

Il peggio è costato, invece, a Jacopo Cerutti, che rientra immediatamente in Italia per farsi operare a una mano.

Barreda ha adesso dieci minuti di vantaggio su Sam Sunderland, tredici sul Compagno di Squadra Gonçalves e quindici sul Campione del Mondo Quintanilla. Sebbene la “Dakar più dura della Storia Sudamericana” annunciata da Marc Coma possa rendere meno definitivi distacchi anche vistosi, l’intera gara è ora nelle mani dell’Uomo di punta della Squadra Honda. Per lui è arrivato il momento del “distacco” dalle sue vecchie abitudini per l’inaugurazione di una nuova era. Inutile dire che è anche il momento di mettere sotto i ferri una pressione enorme, ma questo fa parte del gioco e non può più essere chiamata in causa come ragione ma solo come percorso.

E ora parleremo di outsider o di sopravvissuti? Dipenderà molto dalla portata delle “ciambelle” di salvataggio. I contraccolpi positivi della terza tappa delle meraviglie si possono cercare nel rialzo delle quotazioni di Joan Roma, unico… sopravvissuto dell’armata Toyota, e nella consistenza di Mikko Irvonen, ormai in grado di contare su un’esperienza coltivata nella serra del talento. Lato Moto, è evidente che la “botta” rimediata dalla Squadra KTM lascia un po’ sconcertati. Valorizzare Sunderland è un riconoscimento al valore, cercare di notare Renet che indubbiamente sta facendo una bella Gara, anche. Ma manca un po’ di brio nella mobilitazione di una Squadra che da quindici anni è abituata a vincere senza perdere un colpo.

Altri due fatti salienti del giorno. La nuova bordata di sanzioni, velocità e waypoints, e i ritiri, che non sono mai piacevoli. Anche oggi molto da discutere in sala grand jurì, ma poche assoluzioni. Alesandro Botturi ha saltato un punto, che gli è stato “quotato” 25 minuti, e scivola inesorabilmente in zona “B” insieme al compagno di squadra Helder Rodrigues. Il peggio è costato, invece, a Jacopo Cerutti, che rientra immediatamente in Italia per farsi operare a una mano.

Photos made with Nikon

  • sarchimedes, Osimo (AN)

    E' sempre una bellissima gara e affascinante, però secondo me è snaturata dai veicoli che sono completamente prototipi, quando è nata si correvano con le moto e le auto di serie modificate...e questo contribuiva anno per anno a fare salti da gigante ai produttori nel proporre ogni volta moto di serie più evolute e sicure, e adesso cosa troviamo dai concessionari...? Cineserie o astronavi da 160cv...,un appello alle case: rimettete in commercio moto tali e quali a quelle che si chiamavano Gilera RC-XRT, Honda Dominator, Yamaha XT, Kawasaki KLR, Suzuki DR, Aprilia ETX, dovete solo tirar fuori i vecchi stampi...mettete solo l'iniezione di nuovo, e prezzi di 6000€, ma non mi fate comprare cineserie, vi prego!
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