Telecamere ZTL contro le auto senza assicurazione: la stretta di Salvini che può cambiare tutto entro l'estate

Telecamere ZTL contro le auto senza assicurazione: la stretta di Salvini che può cambiare tutto entro l'estate
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Le telecamere delle Zone a Traffico Limitato potrebbero presto diventare il peggior incubo di chi circola senza copertura RC Auto. Il piano del Ministero delle Infrastrutture punta a stanare quasi tre milioni di veicoli fantasma, ma lo scoglio della privacy rischia di rallentare tutto.
19 marzo 2026

C'è un esercito invisibile che percorre ogni giorno le strade italiane. Sono quasi tre milioni di veicoli privi di assicurazione, un numero che vale all'Italia un primato tutt'altro che lusinghiero: quello di Paese con la più alta evasione dell'obbligo assicurativo in tutto il continente europeo. Un fenomeno che non è soltanto una questione di legalità, ma un problema economico concreto che ricade direttamente sulle tasche di chi le regole le rispetta. Perché ogni auto scoperta che circola liberamente contribuisce a far lievitare i premi RC Auto di tutti gli altri automobilisti.

È partendo da questa fotografia allarmante che il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha deciso di alzare il livello dello scontro. Il campo di battaglia scelto è tanto semplice quanto efficace: le telecamere delle ZTL, quei dispositivi che già oggi sorvegliano gli accessi alle Zone a Traffico Limitato in centinaia di città italiane.

Il piano del MIT: quando le telecamere delle ZTL diventano cacciatori di evasori

L'idea è di sfruttare un'infrastruttura tecnologica già esistente e capillare per un compito nuovo: individuare i veicoli senza assicurazione in modo automatico, senza bisogno che una pattuglia fermi fisicamente l'automobilista. Durante il Question Time alla Camera dei Deputati, Salvini ha esposto con chiarezza la strategia del suo Ministero. Le telecamere che oggi registrano le targhe per verificare i permessi di accesso alle ZTL e altri dispositivi automatici di rilevazione potrebbero incrociare quei dati con le banche dati assicurative, smascherando in tempo reale chi viaggia scoperto.

Un cambio di paradigma nei controlli stradali. Fino ad oggi, per accertare la mancanza di copertura assicurativa servivano agenti in carne e ossa, posti di blocco, verifiche manuali. I numeri parlano chiaro sulla fatica di questo approccio: nel 2025, su circa un milione e mezzo di veicoli controllati dalla Polizia Stradale, sono state contestate circa 30.000 violazioni dell'obbligo assicurativo. Un risultato ottenuto, come ammesso dallo stesso Salvini, con uno sforzo enorme di forze e mezzi, ma che rappresenta comunque una goccia nel mare rispetto ai tre milioni di veicoli irregolari.

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Lo scoglio della privacy che frena la rivoluzione tecnologica

Se il progetto appare logico e potenzialmente risolutivo, la sua attuazione si scontra con un ostacolo giuridico di peso: i limiti della privacy. Ed è qui che la partita si fa complessa. Le telecamere delle ZTL, per come sono normate oggi, possono trattenere il dato della targa soltanto quando viene rilevata un'infrazione. Se il veicolo ha regolare permesso di accesso, quel dato deve essere cancellato. Lo stesso principio impedirebbe, allo stato attuale, di utilizzare quelle immagini per verificare lo stato assicurativo del mezzo.

Per aggirare questo vincolo senza calpestare i diritti dei cittadini, il Ministero ha aperto un tavolo tecnico che coinvolge la Polizia Stradale, il Ministero dell'Interno e le altre amministrazioni competenti. L'obiettivo è definire le specifiche tecniche dei sistemi di rilevamento a distanza, trovando il punto di equilibrio tra efficacia dei controlli e protezione dei dati personali.

Nuova norma entro l'estate 2026: cosa serve per partire

La strada tracciata dal MIT prevede l'inserimento del provvedimento all'interno di una norma di legge collegata al Codice della Strada. Non si tratta di un semplice decreto attuativo, ma di un passaggio normativo strutturato che dovrà essere adottato di concerto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dopo aver sentito l'IVASS (l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) e il Garante per la Protezione dei Dati Personali.

L'ambizione dichiarata è chiudere l'iter entro la prossima estate 2026. Se il cronoprogramma verrà rispettato, l'Italia potrebbe finalmente dotarsi di uno strumento automatizzato e su larga scala per contrastare il fenomeno dell'evasione assicurativa, abbattendo radicalmente il numero dei veicoli non coperti e riallineando il Paese agli standard europei. Una svolta che, se concretizzata, potrebbe tradursi anche in un beneficio tangibile per gli automobilisti regolari: un calo della pressione sui costi dell'RC Auto, oggi gonfiati anche dalla massa di veicoli fantasma che sfuggono a ogni controllo.

La misura è stata più volte annunciata negli anni passati senza mai concretizzarsi. Questa volta, però, il livello di dettaglio del percorso istituzionale e la presenza di un tavolo tecnico già operativo lasciano intendere che la volontà politica potrebbe finalmente tradursi in fatti concreti.

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