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Strade dipartimentali. Così sono chiamate le arterie secondarie che costituiscono la rete stradale della Corsica. Sono spesso strette, tortuose e nella loro tranquillità non di rado si inerpicano nel brullo paesaggio montuoso dell'isola, collegando i vari villaggi interni. Non fa eccezione la D18, che partendo da Corte si spinge verso nord fin quasi a Ponte Leccia tra tornanti e scorci pittoreschi. Sembra come le altre, almeno finché una volta oltrepassato il Col d’Ominanda, non si supera una curva a sinistra.
Qui, dove ancora si può idealmente sentire riecheggiare il rombo dei motori o il fischio assordante del turbo mentre le gomme stridono aggrappate all’asfalto, veglia costantemente un piccolo monumento commemorativo che per molti potrebbe passare inosservato, se non fosse che fotografie, targhe, ricordi o semplici fiori testimoniano il frequente passaggio di chi in quel monumento non ci vede un semplice punto di transito, ma il traguardo di un vero pellegrinaggio. Henri Toivonen, Sergio Cresto, Tour De Corse 1986 e l’immagine stilizzata di due caschi da allora e per sempre uno di fianco all’altro. Solo questo è riportato sulla lapida. Manca solo una data, ma così come per un orologio rotto che segna sempre la stessa ora, anche per quei due nomi scolpiti, in quel preciso luogo, il tempo si è fermato al 2 maggio 1986.
Per Henri d’altronde l’attrazione per i traversi in macchina era stata troppo forte in quanto il padre Pauli era stato a sua volta pilota di rally con discreto successo. Lo stesso Henri racconta che a 7 anni, durante una ricognizione per il 1000 laghi corso tra gli sterrati di casa, si trovava seduto sul sedile anteriore col padre e che a causa dei capricci del fratello minore, seduto dietro con la madre, questi due siano stati temporaneamente ”abbandonati” sul ciglio della strada, in mezzo ai boschi, per essere recuperati solo un’ora dopo a ricognizione finita. Il tutto mentre un euforico Henri già immaginava il momento in cui lui stesso si sarebbe trovato dietro il volante. Come tanti però, il finlandese comincia a correre sui kart per poi spostarsi sulle monoposto dove fa subito vedere l'innata velocità al volante cogliendo successi a livello nazionale e continentale e incrociando il suo cammino anche con Eddie Jordan. Già a metà anni ‘70 comincia poi a seguire le orme del padre debuttando nel Campionato del Mondo di rally e su consiglio della famiglia, ironicamente preoccupata per le condizioni di sicurezza delle corse su pista, ci si dedica in modo permanente.
Dopo annate alla guida di vetture perlopiù modeste, nel 1980 arriva l’occasione di competere in un team ufficiale ed è proprio a bordo della Talbot-Lotus che si toglie le prime grandi soddisfazioni: prima l’Artic Rally poi il leggendario RAC che lo fa diventare il più giovane vincitore di un rally mondiale a soli 24 anni. Henri ha uno stile di guida impressionante, è molto veloce ma anche irruento, cosa che lo porta spesso a terminare le gare anzitempo. Quando tutto va per il verso giusto però si ritrova spesso in testa, più veloce di tanti dei suoi colleghi più blasonati e dopo aver contribuito al titolo costruttori della Talbot nel 1981 passa nel team ufficiale Opel per il biennio successivo dove nonostante una netta inferiorità della macchina in confronto di Audi e Lancia lotta spesso per le posizioni di vertice. Henri si toglie persino lo sfizio di testare una March di F1 risultando, pare, molto più veloce dei piloti titolari dell’epoca. Le sue performance però non passano inosservate a Cesare Fiorio che gli offre un contratto per alcune gare nel 1984, a bordo della 037 Campione del Mondo. In quell’anno, Toivonen va anche vicinissimo al titolo europeo con la Porsche 911 prima di incappare in un infortunio alla schiena che ferma la sua corsa.
In quel periodo storico, la casa torinese rappresenta l’occasione per il grande salto, soprattutto ora che è in sviluppo una nuova vettura di Gruppo B a trazione integrale. Serve però un po’ di pazienza, il 1984 e il 1985 sono di transizione e per il finlandese anche difficili. Nel 1985 ha nuovamente problemi alla schiena e al collo dopo uno schianto nel rally Costa Smeralda che gli causa la frattura di 3 vertebre e che lo tiene fermo per un paio di mesi, ma soprattutto per la Lancia si rivela una stagione drammatica. Il 2 maggio, durante il Tour De Corse perde la vita Attilio Bettega. La sua Lancia, dopo essere uscita di strada apparentemente senza motivo, si schianta violentemente contro un albero spezzandosi in due per tutta la sua lunghezza. Bettega muore sul colpo, a causa dei traumi alla testa e alla spina dorsale mentre il suo navigatore Perissinot ne esce miracolosamente illeso. Le cause dell’incidente, nonostante la testimonianza diretta del copilota, non verranno mai del tutto chiarite e mentre la FIA si interroga sulla sicurezza delle velocissime Gruppo B la Lancia porta finalmente in gara la formidabile Delta S4.
Un mostro da 500 e più cv con motore centrale, doppia sovralimentazione e trazione integrale in grado di staccare i 100 km/h in meno di 2,5 secondi. Il tutto racchiuso in un guscio dal peso di una tonnellata scarsa. La quintessenza delle Gruppo B insieme alla contemporanea Peugeot 205 T16 Evo 2. La macchina supera ogni limite logico di costruzione del tempo, tanto da intimidire chiunque abbia l’ardore di metterla in moto o di sedersi sul sedile del passeggero. L’unico che sembra non temerla, almeno all’apparenza, è proprio Toivonen che come un domatore di bestie feroci riesce a controllarla, e portarla al limite come se fosse cucita su di lui come un vestito sartoriale. Al debutto assoluto, nell’epilogo mondiale del RAC rally, Toivonen domina e vince insieme al suo navigatore Wilson con quasi un minuto di vantaggio sulla S4 gemella di Alén, candidandosi prepotentemente a vincere il titolo nel 1986.
“Non avevo il coraggio di farla scivolare, poi capii che andava guidata come se fosse sulle rotaie”
Henri Toivonen
"Potevano stringere le cinture quanto volevano, l'accelerazione era tale che Sergio (Cresto, ndr) non riusciva a tenere gli occhi sulle note"
Giorgio Pianta
Il 1986 è la stagione di massimo splendore del Gruppo B e la sfida tra Lancia e Peugeot si preannuncia a dir poco rovente. L’appuntamento inaugurale è come di consueto il pittoresco Monte Carlo, un’estenuante maratona di 6 giorni e circa 4000 km tra ghiaccio, neve e asfalto infangato. Le Lancia partono subito forte, imprimendo un ritmo impressionante che neanche le temibili Peugeot riescono a tenere. Nel trasferimento tra le speciali 12 e 13 succede però l’impensabile. Toivonen, in quel momento comodamente in testa con un vantaggio considerevole, si scontra frontalmente con una Ford che procede in contromano.
Al volante c’è un alticcio francese, che secondo la leggenda è in missione per conto dei rivali della Peugeot. Sta di fatto che la S4 è distrutta, il ritiro pare inevitabile, ma l’assistenza espressa della Lancia fa il miracolo rimettendo in condizione la macchina per farla arrivare almeno al service successivo. Toivonen vola verso il controllo orario e per non perdere ulteriore tempo salta l’assistenza consapevole che questo gli costerebbe parecchi minuti e quindi, il rally. “È storta come una banana” dirà scherzosamente riferendosi alla condizione non proprio perfetta del suo bolide. Eppure, nelle successive speciali il finlandese riesce a gestire la gara limitando il tempo perso sul rivale Salonen. I colpi di scena però non sono finiti. Alcuni errori di strategia nella scelta delle gomme costano alla casa torinese la testa della corsa e tra continui ribaltamenti si arriva agli ultimi 2 giorni di gara in un clima di assoluta incertezza. Nelle ultime determinanti speciali però, è la Lancia ad azzeccare la scelta delle coperture, traendo in inganno i rivali francesi. Sul primo passaggio del Turini poi Salonen accusa problemi di accensione e così il finlandese della Lancia riprende la vetta con un ritmo impressionante.
La definitiva zampata arriva poi nella notte, nel celebre secondo passaggio sul Turini. Fiorio ordina ai suoi di montare sulla Lancia i fari gialli, solitamente propri delle vetture francesi, cosicché i tifosi locali non provino ad ostacolare i passaggi delle Lancia gettando cumuli di neve fresca sulla strada. Toivonen è implacabile tra i tornanti che portano al famoso valico, e alla fine della nottata il distacco rifilato alla 205 di Salonen sarà di oltre 4 minuti. A Henri non resta dunque che amministrare fino all’ultima speciale della mattina, dove solo il ritiro di Biasion quando era ancora in lotta per il podio rovinerà in parte il tripudio finale del Team Martini. Vent’anni dopo il successo del padre Pauli arriva il trionfo nella gara più iconica, con una guida da maestro, calcolata e precisa anche nei momenti di difficoltà. Per Henri e il suo navigatore Sergio Cresto è una vittoria memorabile e schiacciante, quella che dovrebbe lanciare definitivamente il Flying Finn nella lotta al titolo mondiale 1986.
Ancora in testa, ancora velocissimo. Un mese dopo solo un guasto alla sua Delta ferma Toivonen nella corsa ad un’altra vittoria tra le nevi delle Svezia. Quella che poi dovrebbe essere la chance del riscatto, in Portogallo, si trasforma in uno spettacolo di morte quando la Ford di Santos piomba sugli spettatori dopo un’uscita di strada uccidendone 3 e ferendone 30. Colpa del pubblico troppo incosciente? Colpa dei piloti? O delle macchine, diventate troppo estreme e veloci? Forse un mix letale di tutti questi fattori. Le squadre e i piloti ufficiali, tra cui ovviamente la Lancia e Toivonen, si fermano ritirandosi dagli sterrati lusitani in segno di lutto. Ci si rivede dunque in Corsica per il Tour De Corse, il temibile rally delle 10.000 curve.
Ma in fondo un posto vale l’altro, perché il copione resta sempre uguale. Ancora loro, ancora Toivonen e la sua Delta S4. Troppo forte quel binomio, sembra che qualcosa di mistico li leghi, uno legato alle sorti dell’altra in una sorta di simbiosi fatta di timore e rispetto reciproci. Vola Henri, è irraggiungibile per tutti fino a che quella curva a sinistra adagiata sul fianco della montagna appena dopo la cima del Col d’Ominanda non mette fine a tutto. La fedele S4 gli volta le spalle, si ribella al suo condottiero. Lascia solo una leggera strisciata e in un attimo lo trascina con lei nel baratro, giù per il dirupo. Non le importa che con lui ci sia anche Sergio Cresto, passeggero impotente che a quel binomio imbattibile affidava ciecamente la sua stessa incolumità. Come in un rito funerario da mito norreno sparisce tutto in un rogo infernale fatto di benzina e materiali compositi, che nessuno può anche solo avvicinare e di cui verrà recuperato solo un mesto scheletro d'acciaio, spogliato di qualsiasi essenza.
Di nuovo la Corsica, di nuovo una Lancia, di nuovo il 2 maggio: un anno dopo lo stesso dolore. Quel giorno si dovrebbe solo ricordare Bettega ma per uno scherzo del destino si devono invece piangere altri due caduti. Un malore? Un errore di guida? La poca lucidità di un pilota che pare non fosse al meglio della condizione fisica? O come ipotizzato anche dal fratello Harri un guasto all’acceleratore della Lancia? Forse quella bestia feroce era diventata troppo anche per lui. Purtroppo il fuoco si porta via anche queste domande, che restano per sempre senza un perché. Henri Toivonen aveva 29 anni, Sergio Cresto invece 30.
Con l’incidente della Corsica e la conseguente cancellazione del Gruppo B, sia Toivonen che la Delta S4 rimarranno incompiuti pur essendo probabilmente i migliori del loro breve tempo insieme, per sempre legati nella loro perfetta simbiosi e nel loro sfortunato destino, in quella curva a sinistra dove vigila costantemente una stele che ricorda lui e il suo navigatore e dove il tempo, per tanti, si è fermato a quel 2 maggio di 40 anni fa.