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Dakar 2019 100% Perù. Il Tiro Mancino di Toby Price

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Sinceramente, chi direbbe che un Pilota con il polso destro fuori posto possa vincere la Dakar? Nessuno o pochi, a non conoscere Toby Price. L’australiano ne vince, oggi, due, più una colossale sfida contro il tempo e la convalescenza. Buon per chi ha avuto fiducia in lui

Dakar 2019 100% Perù. Il Tiro Mancino di Toby Price

Lima, Perù, 17 Gennaio 2018. Toby Price, 31 anni, dal Nuovo Galles del Sud, ha vinto la Dakar 2019, secondo successo dopo quello ottenuto al termine dell’Edizione 2016 al secondo anno di esperienza. L’australiano è stato il primo non-europeo, e quindi non-francese a vincere una Dakar in Moto. Un cataclisma. Oggi è uno dei pochissimi, tutte le categorie insieme, ad averlo fatto almeno due volte. Alla Dakar è arrivato nel 2015, tra le file di KTM che lo aveva scoperto anni prima e lasciato crescere a casa sua, per poi lanciarlo negli Stati Uniti nel GNCC. Un chiaro esempio di talento motociclistico, diremmo un fuoriclasse, uno di quei giganti che vengono da lontano per andare lontano. Un gigante buono.

Per chi si è chiesto come si possa vincere una Dakar dopo essere stato operato al polso destro infortunato in allenamento, onestamente è la domanda che ci siamo fatti, ci vengono in aiuto alcuni episodi della sua carriera. Conoscemmo Price per questa storia. Nel 2013, aprile, partecipando a una Gara AMA Hare and Hound National in California, Price fu coinvolto in un incidente che gli costò la frattura di tre vertebre cervicali. Operato, la convalescenza fu un lungo tormento di futuro incerto. Toby aveva rischiato di rimanere paralizzato e il suo domani motociclistico era gravemente messo in dubbio. A dicembre era tornato in sella, e l’anno successivo, nonostante un altro incidente a inizio di stagione, Price vinse l’AORC australiano per la quarta volta, la Finke Desert Race per la terza, la Sei Giorni Internazionale di Enduro in Argentina nella Classe E3. A ottobre KTM lo fece esordire al Rally del Marocco, dove finì ottavo, e tre mesi dopo alla Dakar, che concluse al terzo posto con una vittoria di Tappa.

Siamo al 2016. È la prima vittoria alla Dakar, memorabile. È il primo anno della nuova era di KTM, non c’è più Marc Coma, che è passato dall’altra parte della barricata diventando il direttore sportivo della Dakar, e non c’è fretta, non si è in cerca di un erede ma di un sistema per ottimizzare in altro modo il rendimento della Squadra. Quell’anno, oltre alla Dakar, Price vince in modo singolare la sua quinta Finke partecipando contemporaneamente in Auto e in Moto. Come? Semplice, disputando la Speciale del giorno in auto, tornando al via in aereo e ripartendi con la Moto. Non gli andò benissimo: vinse solo la Gara delle Moto, solo secondo con le quattro ruote. Rimase praticamente fermo per tutto l’anno per la frattura del femore durante la Dakar 2017, e tornò giusto per l’edizione successiva che concluse ancora al terzo posto. Questo e altro nella storia di Toby Price, un palmares incredibile.

Toby Price sul podio della Dakar
Toby Price sul podio della Dakar

Davvero non ci si credeva, ci sembrava impossibile che ce la potesse fare, soprattutto per la stonatura tra le notizie ufficiali, che davano dell’operazione al polso un profilo rassicurante, e l’evidente stato di forma del polso sin dalle prime battute del Rally. Il dolore è atroce e persistente, appena mitigato dalle iniezioni prima della partenza. Chissà quanto può durare l’effetto, e quanto resta in ogni giorno di Gara da correre con un simile handicap.

L’arma di Price alla Dakar 100% Perù diventa così la stessa di KTM, collaudata e vincente. Basso profilo all’inizio, solo qualche sortita se e quando se ne presenti l’occasione d’oro, per uscire allo scoperto nel finale.

L’occasione non si presenta, ma il gruppo dei papabili intanto si sfoltisce. Barreda, poi Brabec, Van Beveren. Price spinge poco, soffre molto, ma la sua Gara diventa di una regolarità eccezionale. Verso la fine, a due tappe dal termine, Price va in testa e uno soltanto resiste al tornado, è l’alter ego cileno Pablo Quintanilla, che torna in corsa con una stupenda frazione di recupero, quattro posizioni e un solo minuto di ritardo dal leader.

La penultima Tappa “non vale”, partono tutti insieme e non è possibile fare alcuna differenza, resta l’ultima, che diventa l’ormai famoso duello. Quintanilla, che naturalmente si gioca il tutto per tutto, cade, Price vince la sua seconda Dakar. Due sere prima ha firmato un contratto con Laia Sanz. Se lei arriva nei quindici lui si taglia i capelli, se lui va a podio la bacia. A lungo. Ora sono tutti e due al party di fine Dakar, chissà chi per primo ha tenuto fede alla promessa, e quanto è lungo un bacio della vittoria.

Ma si era partiti chiedendoci come si fa a correre una Dakar con un polso fratturato. Forse bastava scavare ancora nella storia del Campione Australiano, per scoprire che già nel 2003, a quindici anni, Toby Price vinse ben due categorie del Campionato australiano di Motocross, poche settimane dopo essersi fratturato entrambi i polsi!

Dakar 2019 presentata da Bardahl

  • antammir, Davoli (CZ)

    criticare la intelligibilità degli articoli di Piero Batini è un pò esagerato. Chi apprezza la sua scrittura riesce ad entrare in tutto ciò che vuol dire. (io sono fra questi). Piuttosto c'è da Criticare anche in modo forte, la mancanza assoluta di articoli che parlano dei nostri piloti, che a mio, modesto avviso, Professionisti o "dilettanti allo sbaraglio" (molto virgolettato) si sono comportati in modo esemplare. Primo fra tutti Maurizio Gerini che bissa il successo nella categoria Marathon. Su Nicola Dutto ci sarebbe da scrivere un libro, ma, lui per quello che fa e per come lo fa la fama se la crea da solo. Semmai sono gli umanoidi piloti Italiani che ne hanno bisogno. Parlare delle gesta di Toby Price o di Walkner è facilissimo. Moto ufficiali, piloti ufficiali e costruttori che pagano fior di soldoni in pubblicità. Chissà se i nostri piccoli piloti pagassero ........ !!!!!
  • corivorivo, Padova (PD)

    in extremis un Batini intelligibile !
    Evviva!
    però, mancano sempre quelle due(o quattro o meglio otto) parole di condanna per la vergognosa conduzione gara che ha portato il nostro Dutto ad essere ingiustamente escluso.

    tutto bene madama la marchesa?

    e scrivile 'ste due righe di condanna, Batini.
    tanto non corri rischi.
    nun te capisconooo!!
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