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Movimento Dakar. Ufficiale: Ecco AUDI Dream Team

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Stephane Peterhansel, Carlos Sainz, Mattias Ekstrom. È la squadra ufficiale Audi Q Motorsport che sarà protagonista dalla prossima Dakar nella rivoluzione elettrica della Gara e, a quel punto, di un certo modo di pensare la mobilità

Movimento Dakar. Ufficiale: Ecco AUDI Dream Team

TreburGermania, 31 Maggio. L’hanno anticipato tutti, perché era un segreto di pulcinella. Lo sapevamo da un po’, ma solo in forma “privata”, dunque riservata, informazione blindata dal massimo rispetto. Quindi noi non anticipiamo, invece posticipiamo, con calma e, visto che è una notizia molto importante, nel frattempo abbiamo voluto pensarci un po’ sopra. Audi scende in campo. Elettrico è? Elettrico e! Ma come? Questo è un altro discorso. Da approfondire. Intanto è un fatto, Audi ha lasciato Formula E per tornare a Le Mans e per concentrare impegno e visione in un settore dell’agonismo sportivo che sfiora l’estremo, per non dire l’impossibile: la Dakar, o più in generale il Cross-Country.

Tabula rasa, Audi è in tabella di marcia su un programma che inizia indietro nel tempo (oggi si parlerebbe subito di codice DNA). È un progetto già sufficientemente elaborato e un impegno ambizioso, senza mezzi termini: magari non subito, ma vincere la Dakar!

Non fosse un’autentica rivoluzione tecnologica, lo schema di discesa in campo di Audi non è inedito: quali i migliori Equipaggi? Quale il Migliore Manager? Quale la migliore struttura? A parte la terza domanda, le risposte alle prime due sono semplici: Stephane Peterhansel, Carlos Sainz, Mattias Ekstrom. Sven Quandt alla direzione d’orchestra. La struttura è nuova, ovvero… vecchia, cioè collaudata, una ramificazione infrastrutturale del Team X-raid. Questo è quanto e sarebbe già abbastanza, a cose normali. Ma in questo pacchetto di ambizioni forti non c’è quasi niente di normale. Per esempio è il terzo pensionamento fallito di Monsieur Dakar, Peterhansel. Per esempio è la conferma, se ce ne fosse bisogno, che non c’è nessuno bravo come Carlos Sainz a sviluppare una macchina da Rally-Raid. Per esempio… è un esempio di rispetto del lavoro e dell’esperienza dei privati da parte delle Case, Audi che si affida a Quandt, appunto. Genio al lavoro, insomma, e su larga scala. Quindi poco di “normale”.

Stephane Peterhansel torna con il Navigaore sperimentato alla fine dell’anno e con il quale ha vinto la Dakar 2021, la sua 14ma: Edouard Boulanger. Carlos Sainz è insperabile da Lucas Cruz. Mattias Ekstrom… ecco un aspetto da approfondire. Ekstrom è un genio della velocità, è in orbita Audi da sempre e ha già dato prova di eccellenza, per esempio nel DTM o nel Rallycross Mondiale. Le sue apparizioni alla Dakar, dalla gavetta di un SSV, al recente Andalucia Rally e l’impegno nell’Extreme E ci dicono che anche questo è un programma che parte indietro nel tempo, che è stato ragionato e pianificato con cura e pazienza. Al suo fianco ci sarà Emil Bergkvist.

Il Team. Arriva la spinta di una Marca, Audi, che affida all’atelier di Trebur il compito di sviluppare e portare in gara le nuove, inedite e rivoluzionarie Audi-Dakar (non hanno ancora un nome o una sigla, ma l’dea è resa). Quandt non si scompone e “diversifica”, del resto lo ha già fatto “incaricandosi” della gestione degli SSV Yamaha, e realizza Q Motorsport, una struttura completamente dedicata e, logicamente, commisurata all’impegno e alla responsabilità assunti. È un altro grande passo dell’appassionato Manager tedesco. Naturalmente questo avviene con un ruolo attivo per la Factory di Ingolstadt, non solo economico ma anche e soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo delle tecnologie.

La Macchina. Del “Prototipo elettrico con range extender) ancora si sa poco. Sarebbe meglio dire nulla, si farebbe prima. Se non che avrà l’aspetto dei buggy di ultima generazione, Peugeot, Mini, e che quindi “geometricamente” è l’ultimo grido in materia di Rally-Raid. Si dice che la macchina sarà elettrica. Ossia davvero elettrica, 100% elettrica. Però che, per caricare le batterie, avrà un… motore termico a bordo. Ricapitoliamo: un’auto da corsa elettrica ma con un motore a scoppio (e che scoppio se è vero che sarà un prodotto all’altezza delle declinazioni DTM). Si dice che la macchina avrà 3 MGU, Motor Generator Unit. Una su ciascun assale, e una “caricata a ghiaia” (modo di dire toscano) da un quattro cilindri TFSI. Insomma, potremmo dire meglio che si tratta di una macchina a… trasmissione 100% elettrica. Il resto è ancora a fossile, con funzione di… prolunga. Si tratta evidentemente di uno step, e in quanto tale suscita un interesse enorme per come verrà sviluppato il difficile rebus sostenibile in un futuro che ormai è segnato. Ed è importante e riconoscibile che sia stata proprio Audi a segnare e aprire la strada.

Conseguenze e effetti domino. Quindi Sven Quandt lascia Mini? No, non lascia. Le John Cooper Works, 4x4 o i buggy, continueranno ad essere mantenute in efficienza e affidate a team satelliti o clienti sportivi. È un patrimonio vincente che sarebbe peccato abbandonare per strada. Così come continua a correre il sodalizio con Yamaha France per lo sviluppo e la gestione in gara dei SSV Yamaha, i cui prototipi si vedono in giro guidati da Eric de Seynes o Camelia Liparoti.

La Dakar aumenta e alza l’asticella. Nascono due nuove classi, la T1 Plus e la T1 E. In questo modo, e molto salomonicamente (o business…mente) ASO si propone di accontentare tutti e di più. Audi, ovviamente, con la quale dimostra di aver firmato un patto di alleanza per portare sia la Marca che la Dakar in un futuro di energie sostenibili. BRX e Toyota, per esempio, le cui macchine elevate alla categoria T1 Plus potranno così superare gli ostacoli di ruote, cerchi, forature, escursioni delle sospensioni ormai insormontabili. In pratica tutti quegli elementi regolamentari che sacrificavano le Hilux e il nuovo Hunter di Prodrive sull’altare dei buggies.

BOP. Balance of performance. Equilibrio delle prestazioni. È il nodo ultimo da sciogliere, il più difficile. Restituita la competitività a Toyota e regalata a BRX, che è il “patto” di ASO precedente a quello con Audi, adesso viene la parte più difficile. Redigere un regolamento sportivo e tecnico che possa effettivamente portare a quel livellamento di prestazioni tali da rendere paragonabili gli impegni dei partecipanti delle varie categorie, senza penalizzare né avvantaggiare nessuno. Il “segreto” è nel dettaglio, nel dosaggio finissimo degli ingredienti per una formula che viva in quell’equilibrio sempre precario di un bilanciamento quasi impossibile, e comunque variabile nel tempo, nelle astuzie, nelle condizioni, anche, in cui si andrà a correre.

Il dado (elettrico) è tratto. Fino all’Arabia Saudita sembrava un’utopia. Poi la Dakar ha cambiato - è il caso di dirlo - le regole del gioco. L’ha sempre fatto. Adesso il programma fantascientifico di una Dakar 100% energie alternative e sostenibili è su una tabella di marcia credibile. Dal punto di vista dei piani l’arrivo di Audi crea una situazione positiva che è anche una valvola di non ritorno. Non più chiacchiere, o bei discorsi, insomma. O per lo meno non solo quelli. Poiché quello di Audi non è un arrivo (e un accordo) casuale, c’è da aspettarsi d’ora in avanti un’autentica valanga di novità. Pena rimanere al pur pregevole livello di Dakar Classic con una fumante 4x4 Diesel. Immaginate le DKR 3008 o le Mini JCW “Classic”? Insomma si va realizzando il paradosso di un sempre più possibile-presente elettrico sulla scena di un Paese che galleggia sul petrolio (e che a sua volta sta cercando di ridisegnare la propria immagine con una diversa fisionomia, per esempio creando dal nulla la città sostenibile e ideale di Neom). Resta in piedi il discorso, non meno importante, anzi lo è sempre di più, della filiera energetica.

 

© Immagini Red Bull Content Pool – ASO Mediatheque – Audi Motorsport

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