F1. Ferrari, cos'è successo ad Hamilton? Dietro la rabbia di Zandvoort c'è il vero problema di Maranello

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Dallo sfogo via radio di Lewis Hamilton in Olanda alle criticità strategiche del muretto: su YouTube l'analisi sui punti deboli della Ferrari in vista della sfida decisiva a Monza
25 agosto 2026

Il Gran Premio d'Olanda lascia in eredità una Ferrari a due facce, divisa tra la rabbia a caldo dei suoi interpreti e la consapevolezza di una competitività ritrovata, ma non ancora pienamente sfruttata. Al centro della tempesta c’è Lewis Hamilton. Quel "Ma quindi io sono una cavia?" affidato al team radio nel finale di gara a Zandvoort non è solo la frustrazione del momento di chi si è visto sfumare una strategia diversa, ma la spia di un cortocircuito comunicativo e strategico che a Maranello non ci si può più permettere.

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Nel paddock olandese la tensione era palpabile. Hamilton non era a conoscenza dell'intenzione iniziale del muretto di tentare la singola sosta, una scelta mantenuta "al coperto" per non insospettire i rivali. Tuttavia, la mancanza di indicazioni chiare e di un linguaggio strategico immediato ha finito per esporre il britannico, trasformando una potenziale intuizione in una fonte di frizione interna. È un problema di esecuzione e di gestione dei tempi: mentre in Mercedes la gestione delle posizioni tra George Russell e Kimi Antonelli è scivolata via con decisioni perentorie per il bene del team, in Ferrari l'avvicendamento tra Charles Leclerc ed Hamilton è apparso cauto, macchinoso, quasi viziato da un pizzico di soggezione nei confronti di un sette volte campione del mondo che comprensibilmente pretende rigore e risposte immediate.

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Eppure, sotto le scorie di un weekend chiuso con un quarto e un quinto posto che vanno stretti, la SF-26 dimostra di essere una monoposto dalla solida base tecnica. Il problema non risiede nel potenziale del progetto o nelle doti dei piloti – con un Leclerc in ripresa e un Hamilton affamato e incisivo – quanto nella capacità di massimizzare il risultato. In una stagione in cui la convergenza prestazionale è estrema e lo sviluppo procede a piccoli passi guidati dal budget cap, un pit stop lento da tre secondi o una qualifica non ottimizzata nel setup pesano come macigni sulla classifica.

A questo punto, la rinnovata competitività della McLaren si inserisce come perfetto contraltare della situazione in casa Ferrari. Grazie agli ultimi aggiornamenti introdotti sulla MCL40, Lando Norris è riuscito a pennellare ogni singola traiettoria del circuito di Zandvoort, dominando quella che è stata l'ultima ed emozionante edizione del Gran Premio d'Olanda. L'efficacia dei pacchetti evolutivi ha sbloccato il potenziale della monoposto di Woking proprio nei tratti più complessi del tracciato, consentendo al campione in carica di staccare la concorrenza con un passo gara inavvicinabile e di portarsi a casa una vittoria pesante per le dinamiche del campionato.

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Ora gli sguardi sono tutti rivolti a Monza. Il Gran Premio d'Italia si preannuncia come uno snodo cruciale della stagione. C’è grande attesa per il nuovo pacchetto motore che la Ferrari sta correndo contro il tempo per portare al Tempio della Velocità: un aggiornamento che potrebbe ridefinire le gerarchie o mettere alla prova l’equilibrio dinamico finora espresso dalla vettura. Sullo sfondo resta la Mercedes, pronta ad affilare le armi con un corposo pacchetto evolutivo (previsto per Baku) e con un Kimi Antonelli atteso dal pubblico di casa, pur sapendo di dover scontare dieci posizioni di penalità in griglia per il cambio di Power Unit.

Per la Ferrari, Monza non sarà solo una questione di cuore e di tifo, ma il banco di prova definitivo per dimostrare di aver eliminato quei granelli di sabbia che ancora frenano i meccanismi del muretto. Per vincere, la velocità pura non basta più: serve un'esecuzione impeccabile.

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