F1. “Kimi al centro, come Gesù, con Hamilton e Leclerc ai lati”: Antonelli a 20 anni leader del Mondiale infiamma Monza

F1. “Kimi al centro, come Gesù, con Hamilton e Leclerc ai lati”: Antonelli a 20 anni leader del Mondiale infiamma Monza
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Dalla provocatoria battuta del padre Marco al ruolo di portabandiera tricolore: Kimi Antonelli arriva al GP d'Italia da leader del campionato e spegne 20 candeline. Il fenomeno Mercedes che ha unito il tifo azzurro nel Tempio della Velocità
25 agosto 2026

20 anni e tanta, ma proprio tanta voglia di crescere. Andrea Kimi Antonelli, a primo acchito, potrebbe apparire così. Ma dietro a quel sorriso birichino, gli occhi dolci e i capelli ribelli, si cela un vero e proprio animale da corsa. E la sua vera anima è già venuta fuori, dopo neanche due anni in Formula 1. Nel 2025 ha preso le misure, nel 2026 ha iniziato a sferrare i primi colpi. Ora manca solo la mossa finale, ma ci vuole tempo e questo il giovane bolognese lo sa. Il suo idolo sarà anche Ayrton Senna, ma ora ha capito che per portare a casa il risultato, quello vero — che non nominiamo per scaramanzia, arte di cui Kimi è cintura nera — serve usare la tattica di Alain Prost.

Foto copertina: ANSA

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Andrea Kimi Antonelli. Un nome che fino a qualche anno fa era conosciuto da pochissimi. Ora anche le signore che si affacciano ai balconi della sua Bologna, i nonni che accompagnano i propri nipoti al parco dopo la scuola e gli stessi nipoti sanno benissimo chi è Andrea Kimi Antonelli. Un nome che non è una meteora, ma destinato a essere scritto nella storia della Formula 1. Questo ora lo sanno tutti, ma quando Andy — così lo chiamano in famiglia e gli amici più stretti — era solo un ragazzino che correva veloce sui kart e seguiva il padre Marco in giro per i paddock del GT con il team di famiglia, la AKM Motorsport, tutto era diverso. È con il supporto della Mercedes che, quando aveva solo 12 anni, ha deciso di scommettere su di lui. Un ragazzino tutto cuore e motori che oggi è leader del mondiale piloti di Formula 1. Lui che, per arrivare dov’è ora, ha dovuto farsi in quattro per convincere tutti che quella di chiamarlo a sostituire Lewis Hamilton non era solo una follia, ma parte di un piano ben architettato da Toto Wolff, che ora si gode il suo pupillo mentre spegne 20 candeline.

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È un ragazzo italiano, nel senso più semplice e autentico del termine. Ha vent’anni ma ne dimostra sedici”, ha ammesso Toto Wolff in un’intervista concessa a GQ per il mese di settembre, dove in copertina, in occasione del Gran Premio di casa a Monza, campeggia proprio Kimi Antonelli. “Voleva solo stare in un ambiente familiare. Per me è stato quasi surreale”, ha aggiunto il team principal ricordando il lunedì mattina dopo la bandiera a scacchi di Monaco, dove Kimi è diventato il più giovane vincitore di sempre nel Principato. Poi l’invito a unirsi a lui e alla sua famiglia, Susie e il figlio Jack, per una battuta di pesca in quel di Monte Carlo. Kimi sembrerà ancora un ragazzino, ma la sua voglia di vincere lo catapulta di diritto nel mondo dei grandi, dei grandissimi del motorsport. “Quando entra in modalità gara, viene completamente assorbito. Capita di parlargli via radio e lui non ti sente nemmeno perché è immerso nel suo mondo”. Come se entrasse in una trance agonistica, staccandosi dalla realtà: un aspetto che a Wolff ha ricordato proprio l’idolo di Kimi. “È come se avesse bisogno di ricalibrarsi: Kimi è tornato sul pianeta Terra. È affascinante. Non voglio fare paragoni con Senna, ma come lui ha questa doppia dimensione”.

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E Wolff è restio ai paragoni. Quando quella domenica mattina del Gran Premio d’Italia a Monza di due anni fa, nel 2024, il team principal radunò tutta la stampa — noi di Automoto compresi — per annunciare l’ingaggio di Kimi, fu molto chiaro. Un anno per completare la curva di apprendimento, e poi si vedrà. Quindi nessun peso eccessivo sulle spalle di Antonelli, nessun paragone con altri piloti o sportivi di spicco. Necessitava — e necessita tuttora — dello spazio di manovra per capire come funziona la Formula 1 e come si diventa un campione vero. Non affossarlo al minimo errore, e non esaltarlo al primo successo, come accaduto in Cina quando ha agguantato la sua prima vittoria iridata. Una strategia, quella della Mercedes, che ha avuto successo creando intorno a Kimi l’ambiente perfetto per crescere. Una squadra che lo festeggia nel bene e lo supporta nel male. Una famiglia che lo segue senza strozzare la sua libertà, dentro e fuori dalla pista.

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Il risultato? Un ragazzo che a oggi ha riportato in Italia quell’amore vero e puro nei confronti della Formula 1. Non solo per il pilota che performa in maniera straordinaria in pista, ma per la persona che è. Un simbolo per le nuove generazioni, per gli appassionati di oggi e per quelli che aspettavano da anni un portabandiera del tricolore nel Circus. Un sentimento che per troppo tempo ha unito solamente i tifosi della Ferrari. Ora, però, tutto è diverso. Alla vigilia di Monza, Antonelli correrà dinanzi al suo pubblico da leader del mondiale: la prima volta per un italiano dai tempi di Ascari. Avrà anche una penalità da scontare, ma ci sarà il tifo del Tempio della Velocità a spingerlo a bordo di una W17 che sembra cucita sul suo stile di guida e sul nuovo regolamento tecnico.

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E per chi parla di odio nei confronti di Kimi da parte dei ferraristi, è papà Marco a mettere un punto. “Kimi era al centro, come Gesù, con i piloti Ferrari, Hamilton e Leclerc, ai suoi lati”, ha raccontato a GQ ricordando quando si è fermato in un bar nei pressi di Maranello. “Molte persone che prima tifavano Ferrari, ora tifano per Kimi. Ed è davvero pazzesco”. Ora tocca al piccolo Andy — che ormai più tanto piccolo non è — portare in alto la bandiera italiana in Formula 1, esattamente come stanno facendo Sinner nel tennis e Marco Bezzecchi in MotoGP. I tre giovani moschettieri — che condividono un’amicizia anche nel privato — sono pronti a riportare l'Italia dove merita.

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