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“Per me non partire da favorito è quasi meglio. È una carica in più per dare il massimo, senza strafare. Nessuno si aspetta una vittoria, e quando succede dà ancora più soddisfazione, come a Monaco”: in molti vedono la Ferrari come potenziale forza da battere nel Gran Premio di Ungheria 2026 di Formula 1, ma ad Andrea Kimi Antonelli, in fondo, non dispiace essere l’outsider della situazione. All’Hungaroring Antonelli arriva dopo la vittoria di Spa, arrivata nonostante delle VSC che lo hanno indispettito.
Quando si è ritrovato alle spalle di Leclerc, ammette Antonelli, “ero un po’ infastidito dalla situazione, non tanto per le tempistiche, quanto per il motivo. Abbiamo trascorso due giri in VSC per niente. La prima è durata 30 secondi, e l’altra avrebbe dovuto durare ancora meno. Quando è uscita mi hanno detto che c’era un commissario in pista, ma quando sono passato io se n’era già andato”. Il problema, secondo Kimi, è “l’incostanza con le bandiere gialle e con la durata delle virtual”. “Io fortunatamente sono riuscito a ritornare in testa, ma avrei potuto benissimo perdere la gara. Ne parleremo nel briefing dei piloti”.
Ma quanto è davvero fastidiosa la ghiaia? “Dipende dal punto in cui si trova. È più pericoloso per la macchina. Si può danneggiarla molto facilmente. Ma dipende molto dalla quantità che si trova in pista”. Il suo compagno di squadra, George Russell, nella ghiaia a Spa è finito dopo un contatto con Lewis Hamilton. Ma soprattutto ha faticato vistosamente, per un problema di software individuato dalla Mercedes che pare averlo colpito nello specifico su piste energivore come Silverstone e Spa.
Antonelli sembra quasi empatico nei confronti di Russell. “Da sportivo, non è mai bello vedere il compagno di squadra in difficoltà – riflette -. So che se fossi nella sua posizione non sarei molto contento. Però può capitare. A me è successo in Australia, quando ho perso la pole per un deficit di tre decimi in due rettlinei, anche se per un motivo diverso da quello di George. Io penso solo a me stesso e a fare del mio meglio. Ma anche per il team è giusto approfondire, per evitare che il problema ricapiti in futuro”.
Il problema del software della power unit Mercedes si inserisce nel contesto di un progetto compiuto, con delle basi che consentono alla scuderia di Brackley di potersi muovere con cautela a livello di sviluppo. “Quando hai una macchina che funziona a dovere, il team può prendersi più tempo per sviluppare e portare un pacchetto più ampio, anziché optare per piccoli aggiornamenti ogni weekend, che non sempre funzionano. Prendersi più tempo per analizzare meglio i dati fa sì che si sia più sicuri nel portare un pacchetto grande”.
Dopo l’Ungheria, arriverà lo stop estivo, che Antonelli accoglie di buon grado. “Ho bisogno di una pausa – ammette -. Sono stati otto mesi di fuoco. È dal 3 gennaio che sono impegnatissimo. Mi serve staccare la spina, divertirmi, fare altro. Poi so che dopo un paio di giorni mi annoierò. Per fortuna dove andrò in vacanza c’è una pista di kart, quindi andrò lì a divertirmi”. La pista non basta mai ad Antonelli. Siamo pronti a scommettere che con il passare dei giorni comincerà a scalpitare per tornare al volante della sua W17. In fondo, l’appetito vien mangiando. E la fame di vittoria di Kimi non si placa.