Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Tra il silenzio rabbioso del dopo-gara a Spa e la solitudine della sabbia di curva 6, George Russell ha dovuto elaborare più di un rospo amaro in questi pochi giorni prima del Gran Premio d’Ungheria. La stagione della Formula 1 si appresta a vivere l'ultimo capitolo prima della pausa estiva e il weekend dell’Hungaroring rappresenta per la Mercedes e per il pilota britannico l'occasione ideale per voltare pagina, ritrovare la rotta e scacciare i fantasmi tecnici che hanno oscurato le ultime uscite tra Silverstone e il Belgio.
Il punto di rottura si è consumato a Spa-Francorchamps: un ritiro al primo giro dopo il contatto con Hamilton, preceduto da un team radio infuocato in cui Russell definiva la situazione ‘inaccettabile’. Un'uscita viscerale, figlia della rabbia e dell'adrenalina, ma oggi rientrata nei ranghi del lavoro di squadra. "Alla fine dei conti, siamo tutti sulla stessa barca. Sappiamo perfettamente che quello che è successo a Spa, e di cui avevamo già visto dei segnali a Silverstone, non è all'altezza degli standard che ci imponiamo collettivamente. Non è un me contro la squadra: siamo un team. Certo, quando vieni spinto fuori pista e ti ritrovi fermo nella via di fuga in ghiaia al primo giro, le emozioni sono alle stelle. Ma non è mai mancato l'impegno nel cercare di andare a fondo del problema".
I problemi, appunto. Perché nelle ultime settimane in casa Mercedes si è assistito a un vero e proprio giallo tecnico legato alla gestione e all'erogazione dell'ibrido della Power Unit. Un grattacapo che aveva persino portato i tecnici a ipotizzare che fosse il comportamento del pilota in fase di riapertura del gas a condizionare le prestazioni del motore. Un dubbio paralizzante che per Russell si è trasformato in un incubo lungo tre sessioni. "Si è trattato di un enorme peso che mi si è tolto dalla mente, soprattutto mentre guido. Tra alcune tornate a Silverstone e la gran parte del venerdì e del sabato a Spa, ho passato il tempo a pensare a come dovessi guidare per far andare forte la Power Unit in rettilineo: come parzializzavo l'acceleratore, la gestione delle marce, quanto fossi anticipato nell'apertura della farfalla. I dati ci dicevano che la causa era probabilmente quella, ma poi si è scoperto che non c'entrava nulla. Tutto quel lavoro per cercare di ri-ottimizzare il mio stile di guida attorno a una nuova tecnica è stato praticamente inutile. Adesso non vedo l'ora di affrontare un weekend in cui posso solo pensare a guidare veloce, concentrandomi sulle cose semplici".
Il lavoro di analisi svolto a Brackley all'indomani del Belgio ha finalmente scoperchiato il problema: nessuna rottura meccanica, bensì un grave errore nei sistemi di calibrazione del software predittivo. ”Effettivamente c'erano dei numeri sullo schermo che non erano calibrati correttamente. Non si tratta di un difetto hardware, ma di un'anomalia di software e calibrazione. C'era un'erogazione non ottimale lungo l'arco del giro, come accaduto anche a Piastri, e sulla mia macchina si è aggiunto un ulteriore problema correlato. Quando la squadra ha analizzato quell'area ha scoperto l'inghippo. Su queste Power Unit così complesse ci sono infiniti parametri e non puoi controllarli tutti ogni volta, ma ora sappiamo esattamente cosa non andava e abbiamo ricalibrato tutto. Siamo piuttosto fiduciosi che qui in Ungheria sia tutto risolto".
L'Hungaroring si presenta dunque come il banco di prova perfetto per ristabilire le gerarchie interne e ritrovare quel ritmo che aveva visto Russell risplendere tra Barcellona e l'Austria. Pur con la consapevolezza che le caratteristiche del tracciato ungherese rimescoleranno le carte tra i top team, favorendo chi dispone di un telaio particolarmente efficiente - come la Ferrari SF-26 - a scapito della pura potenza del motore. "Monaco è stato il punto più basso della mia stagione, ma dopo siamo stati capaci di costruire un ottimo slancio con la pole e il podio a Barcellona, fino alla pole e alla vittoria in Austria. Quel momento positivo si è interrotto tra Silverstone e Spa, ma spero di riprendere esattamente da dove ci eravamo fermati a Spielberg”.
“L'Hungaroring è una pista che amo, anche se sarà un fine settimana molto duro. È uno dei tracciati meno sensibili alla potenza del motore dell'intero calendario e la Ferrari ci è molto vicina: al momento ha un ottimo telaio e su una pista del genere c'è da aspettarsi che sia estremamente competitiva. Senza dimenticare Kimi [Antonelli], che sta facendo un lavoro straordinario in ogni singolo weekend”, ha proseguito ancora la sua analisi Russell, che ora si trova a cinquanta punti dal compagno di squadra.
La fame di riscatto e la voglia di lottare restano intatte, a prescindere dalle dinamiche del mondiale o dalle incertezze sulla calendarizzazione delle ultime tappe del campionato. Con la pausa estiva alle porte, chiudere la prima parte di stagione con un acuto all'Hungaroring è l'unico obiettivo stampato nella mente del britannico. "Io voglio correre, amo la battaglia. La mia mentalità mi impone di scendere in pista ogni weekend per ottenere il massimo risultato possibile, reagendo nei momenti difficili e senza dare nulla per scontato quando le cose vanno bene. Domenica sera a Spa ero furioso, mentre la mia compagna festeggiava la vittoria della Spagna ai Mondiali... c'era una strana atmosfera a casa tra la mia tristezza e la sua gioia! Ma adesso è tutto alle spalle. L'unica cosa che conta è tornare a lottare per la vittoria".