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Nel regno del vento di Zandvoort, le qualifiche Sprint si sono giocate sul filo del tempo di una folata. In un momento in cui la corsa agli aggiornamenti ha finito per assottigliare le differenze tra i team di primissima fascia, a fare la differenza con una sola sessione di prove libere a disposizione è stata la capacità di trovare il miglior ritmo sul tortuoso tracciato che domenica darà l’addio alla Formula 1. Non troviamo che sia un caso che a spuntarla sia stato George Russell, visto che qui in Olanda, per la conformazione del tracciato, viene meno il giogo della gestione dell’energia, che per l’inglese resta un cruccio.
C’è qualcosa nelle sue esitazioni con queste monoposto che amplifica la tendenza delle power unit 2026 ad avere dei singhiozzi in termini di erogazione. Ma va detto che Russell di sbavature oggi non ne ha commesse, a differenza di Andrea Kimi Antonelli, oggi meno preciso del solito. È probabile che nell’economia della sua Sprint Qualifying abbia inciso quell’errore commesso nella SQ1. A volte basta un passaggio nella ghiaia, per perdere il giusto slancio su una pista come questa, soprattutto se i punti di carico persi sono più di 20.
Per la Mercedes è un buon segnale piazzare un pilota in pole non solo su un tracciato su cui il motore ha un’ingerenza meno rilevante che altrove, ma anche in un momento di potenziale affanno per via della mancanza di nuovi aggiornamenti. Un pacchetto considerevole, ci ha spiegato Antonelli ieri, deve arrivare nelle prossime gare. Ora serve stringere i denti, visto che Ferrari e McLaren continuano con la loro corsa agli upgrade, andando a controbilanciare quello che era il deficit di partenza, con la Mercedes in pista con un progetto più compiuto.
La McLaren continua la sua ricerca di carico con una nuova ala posteriore, di concerto con delle modifiche nella zona del cofano motore. E di segnali positivi sull’efficacia di questo aggiornamento a Zandvoort ne sono arrivati, se si tiene conto che il vento, imprevedibile in termini di direzione e di intensità delle folate, non sembra più scomporre la MCL40 quanto accadeva in passato, quando la mancanza di carico era molto più evidente, e pesante.
La Ferrari, dal canto suo, a Zandvoort ha fatto debuttare un fondo completamente rivisto, dagli elementi del bardgeboard fino alla beam wing dell’ala posteriore, a completare la nuova filosofia progettuale. La Rossa ha deciso in via precauzionale di non impiegare l’aggiornamento nelle FP1, per evitare che potesse essere danneggiato nelle condizioni intermedie in cui sono state disputate. È un salto nel buio che dimostra la bontà dei compiti a casa svolti a Maranello per l’assetto base, visto che Charles Leclerc è rimasto staccato di soli 55 millesimi dalla pole position.
Che la SF-26 potesse dire la sua su un tracciato come Zandvoort, con la sua capacità di essere molto rapida in uscita dalle curve lente, era preventivabile. Ma per pochi millesimi Leclerc si è ritrovato terzo. È andata decisamente peggio a Lewis Hamilton, che ha gettato alle ortiche ogni possibilità di cogliere un risultato di peso perdendo quasi mezzo secondo nel primo settore del giro buono della SQ3. E così il sette volte campione del mondo si è ritrovato addirittura alle spalle dell’idolo di casa, Max Verstappen.
Diciamo addirittura non per Max, ovviamente, ma per la sua RB22, che ha mostrato nuovamente dei limiti in termini di guidabilità. Verstappen si è lamentato, come spesso accade, del comportamento scomposto della sua monoposto in fase di scalata, e di un improvviso sovrasterzo. Spesso la Red Bull si ritrova a dover ribaltare l’assetto per i suoi problemi di correlazione. Ma in una Sprint tutto questo ha un peso diverso. Viste le circostanze, non ci sentiamo di bocciare Liam Lawson, anche se è stato eliminato alla SQ2 quando Arvid Lindblad con la sua Racing Bulls ha fatto meglio di lui.
Un plauso è dovuto invece a Yuki Tsunoda, che dalle spiagge della Grecia si è ritrovato catapultato in pista, con poco tempo per prepararsi al simulatore. Senza esperienza effettiva in pista con le monoposto 2026 e una sola sessione di prove libere a sua disposizione per preparare la qualifica, Tsunoda ha colto un dodicesimo posto più che sufficiente. Il team gli aveva tolto pressione invitandolo a considerare la parte Sprint del weekend di gara come una presa di contatto, ma Yuki è riuscito a fare di più. Non era per nulla scontato, viste le richieste di queste vetture cervellotiche e sensibili. Ha detto di sentirsi come un rookie, ma non lo è sembrato, nel giorno in cui George Russell si è ripreso la scena.