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C’è stato un tempo in cui guidare una Formula 1 alla cieca, fidandosi solo del proprio istinto e del proprio talento grezzo, bastava per fare la differenza. Quel tempo, oggi, sembra un lontano ricordo. Alla vigilia del Gran Premio d'Ungheria, ultimo appuntamento sull'ostico tracciato dell'Hungaroring prima dell'attesa pausa estiva di tre settimane, Charles Leclerc si è presentato con la consapevolezza di chi ha capito la natura profonda di questa nuova era. Un mondo fatto di algoritmi, calcoli millimetrici, gestione dell'energia e una sensibilità vettura ormai al limite.
Nelle ultime uscite, la Ferrari ha dimostrato di sapersi difendere con le unghie e con i denti. A Spa si parlava di contenimento danni, ma la SF-26 (e la gestione di squadra) ha risposto presente. Il merito, però, secondo il monegasco, non è della mappatura o della fortuna, ma di un fattore ben preciso: l’esecuzione. "Nelle ultime due gare il motivo per cui siamo andati bene è puramente l'esecuzione. Queste vetture sono così sensibili: basta un piccolissimo dettaglio fuori posto e fa una differenza enorme in pista. Negli ultimi due weekend abbiamo lavorato benissimo, ottimizzando ogni singolo elemento della macchina. Ed è questo che conta davvero”.
In Ungheria la Rossa punta a confermare i passi avanti in termini di bilanciamento, anche se il tema della qualifica – e dell'assalto alla pole position – resta uno scoglio. In una pista dove storicamente superare è un’impresa, Leclerc mantiene i piedi per terra, indicando ancora una volta la Stella come punto di riferimento sul giro secco. "Personalmente mi aspetto ancora che la Mercedes sia il punto di riferimento; saranno molto difficili da battere sul giro di qualifica. È anche vero, però, che sulla carta questo tracciato si adatta un po' meglio alla nostra vettura. Ma come dicevo, con queste macchine il grip e il bilanciamento nelle curve lente e medie sono cruciali. Se sei un minimo fuori dalla finestra di utilizzo, come ci è successo a Monaco, perdi molto di più di quello che le caratteristiche della pista possono darti. Per questo concentriamo tutte le energie sulla preparazione, sul setup e sui deployment dell'energia elettrica”.
Proprio sul tema della gestione e delle reazioni delle attuali monoposto, Leclerc regala una riflessione profonda che va a toccare il cuore dell'essenza della guida moderna. Dimenticate il pilota che aggredisce i cordoli a mente sgombra: oggi la guida è un'equazione complessa dove persino fare troppo bene una curva rischia di essere un boomerang. "Guardando ai dati, non è più come in passato, dove vedevi chiaramente dove perdevi e dicevi 'devo cambiare questo nel mio stile di guida'. Oggi ci sono tantissime variabili. E non credo che essere super aggressivi funzioni, almeno non con la nostra macchina. Ricordo la Q3 a Spa: ho fatto la Curva 1 fantastica, guadagnando un decimo e mezzo, ma a causa di come la monoposto ha redistribuito l'energia mi sono ritrovato con meno potenza e ho perso due decimi e mezzo sul rettilineo successivo. Alla fine ero più lento di un decimo pur avendo guidato meglio in curva. Non è una cosa divertente per un pilota, ma non abbiamo scuse: dobbiamo capire e massimizzare quello che abbiamo”.
Una Formula 1 che da "pura" e "istintiva" si è trasformata in quello che Charles definisce un ‘thinking game’, un gioco di testa e di strategia dove serve persino trattenere l'impeto pur di essere veloci. "Oggi spingere oltre il limite assoluto ti premia meno che in passato. Ogni volta che vai oltre, ogni volta che hai un minimo di pattinamento delle ruote, sprechi energia dalla batteria senza andare avanti. Sta diventando un gioco di calcolo, di controllo, in cui devi trattenerti dal cercare quel limite estremo. Non è l'esercizio che preferisco, ma la realtà è questa. Il pilota veloce oggi è quello che sa adattarsi costantemente e rapidamente ad ogni situazione”.
Infine, una parentesi sui duelli e sulla gara di domenica. Dopo le scintille e le polemiche per le sue difese aggressive a Spa – finita nel mirino di Oscar Piastri e del muretto Mercedes – Charles riconosce con la consueta schiettezza di aver forse sfiorato il limite. "A mente fredda sono d'accordo con Oscar. Quando sono in macchina cerco sempre di spingere le cose al limite lasciando lo spazio minimo indispensabile, ma in quel caso forse è stato un po' troppo rischioso anche per me. Per quanto riguarda la gara di domenica, temo che vedremo pochi sorpassi: su questo tracciato la modalità di overtake non è così potente come lo era il DRS in passato, quindi mi aspetto una gara piuttosto tattica e complicata”.