"Volare in economy? Preferisco risparmiare. F1 2026? Uguale per me o per Hamilton": la confessione di Lindblad in Ungheria

"Volare in economy? Preferisco risparmiare. F1 2026? Uguale per me o per Hamilton": la confessione di Lindblad in Ungheria
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Arvid Lindblad si racconta prima della sosta estiva: il bilancio dei primi mesi in Racing Bulls, la sfida alla pari con Hamilton sui motori 2026, il rapporto con Lawson e la normalità di un diciottenne che vola in economy
23 luglio 2026

Volare verso un weekend di gara in classe economy, chiedendosi come sia possibile che la propria vita sia cambiata così in fretta mentre gli amici di sempre sono alle prese con i libri di università. Arvid Lindblad si affaccia al Gran Premio d'Ungheria — ultimo banco di prova prima della pausa estiva — portando con sé l'autenticità di un ragazzo di diciotto anni capace di conquistare la Formula 1 senza mai smarrire il senso della realtà. Il primo scorcio di stagione per il rookie della Racing Bulls ha il sapore di un esordio andato ben oltre ogni più nitida aspettativa.

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Me la sto godendo davvero tanto”, ha raccontato Arvid ripercorrendo i suoi primi sei mesi nel circus. “Ogni volta che salgo in macchina imparo qualcosa, prendo confidenza, aumento la sicurezza. Questo è quello che ho sempre sognato ed è andata decisamente meglio di quanto potessi aspettarmi”. Nessuna pressione sulle spalle, neppure di fronte al cambio regolamentare e alle complessità tecniche delle nuove power unit: “Non credo sia stato un vantaggio per me essere un esordiente in un anno di svolta. Alla fine, con questi motori, abbiamo dovuto imparare tutti da zero. Che tu sia io o Lewis Hamilton, che corre da vent'anni, si tratta di competenze completamente nuove per chiunque. È un campo di gioco livellato”.

A colpire, oltre alla maturità in pista, è la totale naturalezza con cui l'appena diciottenne gestisce la notorietà e la vita di tutti i giorni. “Non mi sono sorpreso da solo perché non avevo grandi aspettative prima di cominciare, ero solo concentrato su me stesso, un weekend alla volta. La curva del successo non è mai lineare, ci saranno momenti difficili, ma finora è andata via liscia. Per me è quasi strano quando la gente mi riconosce o mi chiede una foto. Penso ai miei amici che sono all'università a studiare chimica o legge, mentre io vado in giro per il mondo, tra Shanghai, Miami e il Canada... È un po' bizzarro, ma cerco solo di essere un normale ragazzo di diciotto anni”.

Una semplicità dimostrata anche nei viaggi di trasferimento tra un GP e l'altro, condivisi spesso in economy con il compagno di squadra Liam Lawson. Tra battaglie ruota a ruota in pista — come a Spa-Francorchamps — e sfide social, il rapporto tra i due alfieri della Scuderia di Faenza è uno dei punti di forza del team. “Voliamo sui voli commerciali perché non ho molti soldi, e anche se ne avessi, se posso risparmiare qualcosa lo faccio volentieri! In aereo abbiamo parlato anche di quello che è successo a Le Combes. Sinceramente abbiamo un ottimo rapporto, c'è un gran rispetto reciproco. Quando sono andato male in qualifica, sono andato a congratularmi con lui per la Q3, e a Spa, subito dopo la gara, si è avvicinato per dirmi "ben fatto". In pista lottiamo duro, ma fuori siamo due ragazzi normali”.

Sullo sfondo resta un ambiente di lavoro che Lindblad sente già suo, forte anche dei ricordi degli anni trascorsi nelle formule propedeutiche italiane: “Alla Racing Bulls mi sento a casa, è come una grande famiglia e c'è una bellissima atmosfera con meccanici e ingegneri. Se parlo italiano? Non molto, ma avendo corso con Prema in F4 e F3 ne capisco un po'... soprattutto le parolacce, quelle si imparano sempre per prime!”.

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