"I computer decidono le qualifiche? Ecco perché non è così": Hulkenberg difende la nuova F1 e lancia l'Audi a Budapest

"I computer decidono le qualifiche? Ecco perché non è così": Hulkenberg difende la nuova F1 e lancia l'Audi a Budapest
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Nico Hulkenberg analizza le insidie elettriche del nuovo regolamento: dalle variazioni di potenza in qualifica alle speranze dell'Audi all'Hungaroring
23 luglio 2026

Una gara prima della sosta, l'ultima fatica di un tour de force estivo che ha messo a dura prova team e vetture. Sulle curve tortuose dell'Hungaroring, la Formula 1 si appresta a mandare in archivio la prima metà della stagione 2026, e per Audi il Gran Premio d'Ungheria rappresenta un banco di prova decisivo per misurare i progressi reali del telaio. Alla vigilia del weekend, Nico Hülkenberg è conscio che dopo i calvari velocistici di Silverstone e Spa-Francorchamps, la pista di Budapest potrebbe restituire sorriso e prestazione al gruppo di lavoro di Hinwil e Neuburg.

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Sicuramente rispetto a Spa e Silverstone qui siamo molto meno dipendenti dalla potenza pura”, ha ammesso il pilota tedesco, analizzando le caratteristiche di un tracciato che sulla carta dovrebbe nascondere i limiti della Power Unit tedesca. “Come al solito, nessuna sorpresa da questo punto di vista. C'è un'infinità di curve a bassa e media velocità, non direi che ci siano veri tratti ad altissima velocità. Sulla carta non è male per noi, ma come sempre non lo sai mai davvero finché non scendi in pista e spingi. Per di più ho notato che c'è stato qualche lavoro di riasfaltatura, sembra un po' a macchia di leopardo in certi punti: dovremo capire in fretta come lavorano e interagiscono le gomme su questo nuovo fondo”.

La sfida nel pacchetto di mischia si gioca sul filo dei centesimi con i rivali diretti di Visa Cash App RB e Alpine, in una lotta serrata in cui i dettagli operativi e i tempi della Virtual Safety Car – come accaduto nell'ultima gara con il compagno Gabriel Bortoleto – possono stravolgere i valori. Un bilancio di mezza stagione che per Nico resta comunque positivo, pur nella consapevolezza delle fragilità ancora evidenti della struttura. “È stata dura. Penso che la prestazione ci sia, la velocità per lottare a centro gruppo c'è tutta. Di solito siamo lì a giocarcela con le Racing Bulls e con le Alpine: a volte sono un po' avanti loro, a volte noi. Certo, ci sono stati diversi problemi, specialmente dal mio lato del box. Ci rendiamo conto di essere ancora un po' fragili in certi reparti, la squadra si sta concentrando al massimo su questo e spinge per rendere tutto più robusto. Ma nel complesso è stato un inizio incoraggiante per quello che è a tutti gli effetti un team giovane”.

L'attenzione non può non spostarsi sulle dinamiche della nuova era regolamentare che ha debuttato quest'anno. Tra la complessa gestione dell'energia e la percezione, sollevata da diversi colleghi nel paddock, di una Formula 1 guidata più dai dati dei computer che dal talento puro di chi siede nell'abitacolo, Hülkenberg difende a spada tratta l'impronta umana al volante. “Non sono d'accordo con chi dice che noi piloti non abbiamo più il controllo della prestazione”, ha sottolineato con fermezza il tedesco. “Non la vedo assolutamente così. Certo, le velocità di percorrenza in curva sono inferiori, ma lo sapevamo prima di iniziare la stagione. E ad essere sinceri, l'anno scorso a volte la velocità in curva era quasi fuori controllo, si andava oltre il limite in certi punti. Tutti abbiamo dovuto imparare ad ottimizzare l'energia, soprattutto in gara, su come gestire i duelli e gli stacchi. A volte il comportamento è meno dinamico, ma siamo comunque veloci, non è che siamo super lenti. E il pilota può ancora fare un'enorme differenza”.

Un adattamento continuo che non risparmia nessuno, a prescindere dall'esperienza immagazzinata nelle stagioni passate. “In questi sei mesi ho imparato tantissimo. La gestione dell'energia è diventata un tema gigantesco che prima non avevamo in questa misura. Ogni giro e ogni sessione provi qualcosa, ottieni un feedback e ti adatti di nuovo. Ed è un lavoro in costante evoluzione, anche perché ogni circuito fa storia a sé. I simulatori ci aiutano molto nella preparazione, ma la realtà della pista è sempre un po' diversa. Se è più difficile per i piloti esperti? No, non credo. Giovani o anziani non fa differenza: l'importante è rimanere aperti di mente, capaci di adattarsi alle nuove condizioni”.

Sulle insidie dell'Hungaroring legate all'harvesting elettrico e al temuto fenomeno del "clipping", Nico tira un piccolo sospiro di sollievo guardando alle ultime tappe del Mondiale prima della pausa: “Qui non siamo certo 'affamati' di energia come a Spa. Rispetto a Silverstone c'è più margine di manovra e più energia con cui giocare, si hanno meno tagli di potenza. Non siamo al livello di Monaco, dove la gestione non è stata un problema, ma arrivando da Spa – che è stata una delle gare peggiori dell'anno sotto questo aspetto – la sensazione in macchina qui sarà nettamente migliore”.

Infine, lo sguardo si allarga al processo di trasformazione che sta investendo la scuderia di Hinwil nel suo percorso di metamorfosi totale nell'universo Audi, un salto quantico rispetto alle basi dell'anno precedente. “Vedo un'evoluzione ovunque, siamo cresciuti come squadra. Tutti i reparti si sono ingranditi in termini di personale, ora siamo un vero e proprio team ufficiale. Lo si capisce dai partner, dai marchi che ci supportano: l'intera operazione ha fatto un salto di qualità. Per la prima volta costruiamo motore, cambio, idraulica. Tanto di cappello ai ragazzi di Neuburg per il lavoro svolto: abbiamo avuto dei problemi, ma sono stati bravissimi e rapidissimi nel reagire e trovare soluzioni. Sono estremamente dinamici e pratici. C'è ancora molto lavoro da fare e per il prossimo anno ci saranno enormi sviluppi in arrivo, specialmente sul fronte della Power Unit e per le novità FIA, ma la strada intrapresa è quella giusta”.

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