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Un avvio di stagione vissuto a tavoletta, da assoluti protagonisti del centrogruppo, poi una progressiva frenata che ha trasformato la rincorsa al vertice in una difesa col coltello tra i denti. Alla vigilia del Gran Premio d'Ungheria, ultimo atto prima della pausa estiva della F1, Pierre Gasly sa che questo weekend può pesare come un macigno. In casa Alpine il bilancio dei primi mesi parla di sprazzi da "primi degli altri" soffocati, gara dopo gara, dal ritorno prepotente dei rivali, Racing Bulls in particolare. Un momento delicato in cui la pista chiede risposte immediate e le parole del francese servono a scuotere tutto l'ambiente di Enstone.
Foto copertina: ANSA
"Se guardiamo all'inizio dell'anno, a parte la primissima gara, è stato un avvio davvero solido in termini di passo, risultati ed esecuzione", ha ammesso il francese alla vigilia del weekend ungherese. "Nelle ultime tre o quattro gare, tuttavia, siamo stati leggermente superati sul piano dello sviluppo da altri team. Lo si nota chiaramente dal trend nei risultati e nelle qualifiche. Sappiamo perché sta succedendo e cosa dobbiamo migliorare: abbiamo un piano d'azione, ma i nuovi pezzi sono indispensabili se vogliamo difendere il quinto posto nel Costruttori fino a fine anno. Al momento non abbiamo più il pallino del gioco in mano, ma il quadro generale resta incoraggiante".
Il confronto più diretto e doloroso per la scuderia di Enstone arrivando a Budapest è quello con la Racing Bulls, apparsa in netta crescita. Rispondendo alle difficoltà attuali della vettura, dove mancano carico aerodinamico e trazione in diverse aree, Gasly non nasconde una punta di umana frustrazione per i limiti attuali, pur rifiutandosi di farsi travolgere dalla negatività. "Frustrante lottare per un decimo posto quando sento di poter stare davanti? Sì, ma è la storia della Formula 1. Ci sono cose che non puoi controllare e altre che puoi gestire. Io devo fare il miglior lavoro possibile con quello che mi viene dato ed è lì che concentro tutte le mie energie. Vedere un team come RB portare molti aggiornamenti che funzionano persino meglio del previsto dà credito a loro, ma sta a noi rispondere con i pacchetti che arriveranno nelle prossime settimane".
Oltre alle dinamiche interne di telaio e sviluppo, il pilota Alpine ha espresso giudizi positivi sulla power unit Mercedes adottata quest'anno. Una scelta, fortemente voluta da Flavio Briatore, che ha garantito solidità, anche se il nuovo regolamento del motore 2026 continua a far discutere i piloti per la complessa gestione dell'energia. Condividendo i dubbi sollevati in Belgio da Oscar Piastri, Gasly mette a nudo l'anima di un guidatore puro, vecchio stile, costretto a scendere a patti con algoritmi predittivi di deployment fin troppo invasivi.
"Concordo pienamente con Oscar. Da una parte c’è l'incostanza: per colpa di questa complessità, un giro guadagni un decimo e mezzo e quello dopo la potenza non si eroga allo stesso modo, rovinandoti la qualifica per un soffio. Dall'altra parte, questo sistema non premia il rischio. Se spingi al massimo in curva, fai scivolare la macchina e surriscaldi le gomme per fare il tempo, poi vieni punito dal 'clipping' sul dritto. Non sembra naturale: fin da ragazzino mi hanno insegnato a guidare il più veloce possibile in curva. Ora devi scendere a compromessi, che piaccia o no. La FIA è allineata con noi e vuole migliorare le cose, ma bisogna essere realistici sui tempi tecnici dei costruttori".
Sul fronte interno, infine, Gasly spende parole di forte stima per la gestione di Steve Nielsen, colui che gli ha consentito di riavere il podio di Monaco, arrivato a portare equilibrio e visione ad Enstone: "Conosce la squadra da anni, è stato altrove [FIA, ndr] e ora è tornato con un bagaglio di esperienza fondamentale. Ha una visione chiarissima di ciò che serve per raggiungere il livello a cui aspiriamo. Purtroppo questi cambiamenti non hanno un impatto dall'oggi al domani, ma la strada tracciata è quella giusta".