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La seconda giornata di test prestagionali in Bahrain prosegue nel segno dell’apprendimento per Audi, con Gabriel Bortoleto pronto a scendere in pista nel pomeriggio dopo le 47 tornate completate in mattinata da Nico Hulkenberg. Per la R26 la squadra tedesca ha già introdotto una soluzione aerodinamica diversa rispetto a quella vista a Barcellona nello shakedown collettivo, segnale di un lavoro in continua evoluzione su un progetto che, di fatto, nasce da zero.
Il vero banco di prova, però, è rappresentato dalla nuova power unit Audi, sviluppata internamente e utilizzata in esclusiva dal team. Un cambio di paradigma netto rispetto al passato, come ha spiegato lo stesso Bortoleto prima di infilarsi casco e guanti. “È difficile dire a che punto siamo nella comprensione di queste nuove power unit, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui devono essere guidate. Ogni giorno raccogliamo dati e capiamo cose nuove, ma allo stesso tempo realizziamo quanto lavoro abbiamo ancora davanti”.
Il riferimento è in particolare alla gestione dell’energia e al deployment, aspetti centrali nel nuovo regolamento tecnico 2026. “Arriviamo da oltre dieci anni di sviluppo continuo sui motori precedenti, ora è tutto nuovo e lo stiamo facendo per la prima volta. Siamo l’unico team a usare la power unit Audi, quindi tutti i dati che abbiamo sono quelli che produciamo in pista. C’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto sulla guidabilità”.
Dall’abitacolo, le differenze rispetto al 2025 sono evidenti. “Se devo riassumere in una cosa: c’è meno grip rispetto all’anno scorso. Le macchine erano incollate a terra, soprattutto nelle curve veloci. Se perdevi il posteriore, finiva male. Quest’anno puoi giocare un po’ di più con la macchina, scivola di più ed è diverso da guidare”. Una sensazione che, per certi versi, riporta Bortoleto alle categorie propedeutiche: “Ricorda un po’ le Junior Series. Il livello di aderenza è più alto, ma si torna a delle basi più ‘pure’, con una vettura che puoi far ruotare e controllare maggiormente”.
La complessità, però, non si limita al comportamento aerodinamico. Anche in frenata e in scalata la power unit richiede attenzione, con effetti sull’equilibrio della monoposto. “Stiamo lavorando tanto per migliorare questi aspetti. Non c’è nulla che non ci aspettassimo, ma è chiaro che la gestione dell’energia e tutto ciò che riguarda il motore incidono molto sulla stabilità”.
Per un pilota di Formula 1, tuttavia, l’adattamento fa parte del mestiere. “Se sei veloce, sei veloce in qualsiasi macchina. Tutti quelli che sono qui hanno dimostrato di meritarsi la Formula 1 e dobbiamo adattarci a questo nuovo regolamento, che sia full electric, ibrido o altro. Il nostro lavoro è estrarre il massimo da ciò che abbiamo”.
Anche dal punto di vista del piacere di guida, il giudizio è ancora in sospeso. “È diverso. Sicuramente è meno veloce dell’anno scorso. Ma non è detto che avere una macchina più rapida significhi automaticamente divertirsi di più. A volte è bello anche avere meno grip e poter giocare con la vettura. È troppo presto per dire cosa preferisco: dobbiamo ancora correre con queste macchine”.
Inevitabile, infine, uno sguardo agli avversari. Carlos Sainz ha parlato apertamente di una Red Bull “impressionante” dopo aver analizzato i dati GPS. Bortoleto sceglie la linea della prudenza: “Non voglio commentare gli altri team. Dopo un giorno di test può cambiare tutto, tra livelli di carburante, modalità motore e programmi diversi. È impossibile sapere come stanno girando davvero”.
Capitolo partenze: con la necessità di “spoolare” il turbo per diversi secondi prima del via, la procedura si complica notevolmente. “È un casino”, ammette sorridendo. “Dieci secondi per preparare tutto, poi cinque, perdi il conto, il motore sale di giri, inserisci la marcia, molli la frizione… L’anno scorso era molto più semplice. Vediamo come andrà a Melbourne”.