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Alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria, ultimo appuntamento prima della pausa estiva, Gabriel Bortoleto ha tracciato un bilancio lucido ed entusiasta del suo percorso e dei progressi della squadra. Tra le sfide uniche dell’Hungarioring, l’evoluzione tecnica delle monoposto e il dibattito sull'uso degli algoritmi in pista, il brasiliano dimostra la maturità di chi sa esattamente dove vuole arrivare.
La prima metà di stagione ha mostrato una crescita evidente per la struttura di Hinwil, un salto di qualità che Bortoleto sottolinea con soddisfazione. "Ho visto un grande passo avanti, un cambio di mentalità e di cultura all'interno del team, oltre ai progressi in pista. Gli aggiornamenti portati finora hanno funzionato e abbiamo risolto gran parte dei problemi iniziali. Negli ultimi quattro appuntamenti mi sono sentito decisamente più a mio agio".
Nonostante le caratteristiche dell'Hungarioring siano molto diverse da quelle di Spa-Francorchamps, l'obiettivo resta quello di consolidare la leadership nel midfield. "Ogni tracciato è una prima volta con queste nuove vetture. A Budapest la guidabilità del motore e la risposta nei cambi di direzione a basse velocità saranno fondamentali. Sulla carta dovrebbe adattarsi bene a noi, ma dobbiamo prima mettere la macchina nella giusta finestra di utilizzo".
Il passaggio alle nuove regolamentazioni ha imposto ai piloti un cambio di approccio nell'interpretazione delle curve e nella gestione del recupero energetico. Per Bortoleto, tuttavia, la parola chiave resta una sola: adattamento. "Non mi piace parlare di 'stile di guida': un pilota di Formula 1 deve sapersi adattare a qualsiasi macchina. Quest'anno devi calcolare dove viene erogata l'energia: ci sono staccate in cui puoi spingere di più in ingresso senza preoccuparti dell'uscita perché non c'è deployment, mentre in altri punti devi gestire con più cura l'ingresso per preparare un lungo rettilineo".
Sollecitato sul dibattito relativo al peso sempre maggiore dei software e dell'intelligenza artificiale nella gestione della power unit, il pilota brasiliano difende a spada tratta l'impronta tecnologica della categoria regina. "Siamo in Formula 1: se non usiamo a nostro favore tutti gli strumenti tecnologici disponibili al mondo, non so cosa sia la F1. Prima ci si lamentava perché il pilota aveva troppe cose da gestire sul volante, ora ci si lamenta dell'automatismo. Trovo affascinante che il software sia in grado di adattarsi e capire come far evolvere l'erogazione giro dopo giro".
In chiusura, Bortoleto ha spazzato via ogni dubbio su quanto i nuovi regolamenti possano alterare i valori assoluti tra i piloti in griglia. "I piloti veloci rimangono veloci. Guardate Max, Lewis o Leclerc: sono ancora lì a fare la differenza. Non abbiamo visto piloti lenti diventare improvvisamente veloci o viceversa. Alla fine, chi ha il talento trova sempre il modo di estrarre il massimo dalla vettura".