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Non è più la solita Formula 1, e Max Verstappen non ha alcuna intenzione di nasconderlo. Alla vigilia del Gran Premio d'Ungheria, ultimo appuntamento prima della sosta estiva, il quattro volte campione del mondo della Red Bull si è presentato dinanzi alla stampa con la sua consueta schiettezza. C’è un weekend da affrontare, ma c’è soprattutto la sensazione di un pilota che guida macchine che non gli appartengono nello spirito, costretto a fare i conti con un regolamento tecnico che definisce senza mezzi termini “innaturale”.
Il rendimento della Red Bull, dopo un inizio di stagione altalenante, sembra mostrare primi segnali di stabilità, ma la cautela resta massima. “Stiamo solo cercando di capire le basi della macchina. A volte la prestazione è stata più lineare, altre volte abbiamo dovuto risolvere diversi problemi. Ma c’è un trend di crescita, ed è sempre positivo da vedere. Allo stesso tempo devi aspettare e vedere quando gli altri portano grandi aggiornamenti: per questo a volte hai un buon weekend e quello dopo arriva qualcuno con un pacchetto da due o tre decimi che cambia le carte in tavola. Bisogna davvero prenderla gara per gara”.
La crescita tecnica, però, passa in secondo piano rispetto alle critiche sferzanti che Verstappen continua a rivolgere alla complessa gestione delle power unit e agli algoritmi predittivi che regolano l'erogazione di potenza. “Ho detto quello che penso su questi regolamenti per molto tempo. All’inizio la maggior parte della gente diceva che stavo solo lamentandomi e che avrei dovuto stare zitto. Devo dire che nelle ultime gare sempre più persone stanno vedendo le stesse cose che io avevo previsto da tempo. E non si tratta del fatto che io non stia vincendo, ma del fatto che tengo a questo sport. A un certo punto ne ho anche abbastanza di ripetermi: è già abbastanza difficile dover guidare queste auto”.
Guidarle, appunto. Perché la dinamica in pista è diventata paradossale per un purista come lui: “Semplicemente non è naturale. Su alcuni tracciati c’è una penalizzazione maggiore rispetto ad altri. L’aspetto surreale è che a volte, se sei più veloce in curva, finisci per perdere di più nel rettilineo successivo. Non è così che dovrebbe funzionare: in qualsiasi categoria, se guadagni tempo in curva è tempo sul giro guadagnato, non dovresti essere penalizzato dopo. Oggi devi pensare a usare una marcia diversa, a modificare la staccata o il modo in cui torni sul gas. Sta neutralizzando il tempo sul giro, ed è per questo che si vedono battaglie così ravvicinate: a volte non ti è permesso fare la differenza, perché farlo ti penalizzerebbe nel rettilineo successivo”.
Ancor più duro è il giudizio sui sorpassi e sull'effetto che questo regolamento produce sullo spettacolo: “I sorpassi oggi? Sono molto diversi, non me li godo granché. A volte è persino comico: vedi le auto davanti a te che lottano, usano tutta la batteria e tu, non facendo letteralmente nulla, le superi sul rettilineo successivo. Preferisco prendere la scia e giocarmi il sorpasso in staccata. Ora il sorpasso si completa a metà rettilineo. Il problema è che i veri appassionati di corse lo capiscono. Chi non è un fan pensa che sia fantastico perché vede più sorpassi, ma non è reale. Non è questo il senso delle corse”.
Non manca una battuta sul compagno di battaglie Fernando Alonso e sul proprio futuro, tra speculazioni di mercato e amore per la Red Bull: “Concordo pienamente con Fernando. Non è quello che vuoi. Certo, lui ha 45 anni ed è più facile dire "smetto" perché ha già fatto la sua carriera. Mi piacerebbe vederlo correre fino a 60 anni, ma non è realistico. Un vero pilota soffre in queste condizioni, soprattutto se la macchina non è competitiva: Fernando non merita di stare in 21ª posizione, merita minimo i primi cinque. Io ho 28 anni, potrei smettere facilmente, non sarebbe un problema, ma amo correre e cerco di fare il massimo con quello che abbiamo, anche se non è ciò che mi piace”.
E sulle voci di un cambio di casacca prima delle ferie, Max chiude la porta con l'affetto di sempre: “La cosa più importante oltre a vincere? Stare bene. Ma dal mio punto di vista sto bene, non c’è nulla da dire perché non sta succedendo nulla. Questa squadra per me è come una seconda famiglia. Ora sono solo concentrato sul capire meglio la macchina e ritrovare la via della vittoria. Ma prima, cerchiamo di fare un buon weekend qui... anche se non vedo l'ora che arrivino i miei giorni di vacanza”.