F1: Ferrari, l’addio di Mattia Binotto non è la panacea di tutti i mali

F1: Ferrari, l’addio di Mattia Binotto non è la panacea di tutti i mali
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Le dimissioni di Mattia Binotto dal ruolo di team principal non risolveranno i problemi della Ferrari. Anzi, potrebbero crearne altri
29 novembre 2022

Alla fine, la bomba sganciata dal Corriere della Sera si è rivelata corretta. Nella mattinata di oggi, la Ferrari ha ufficializzato le dimissioni di Mattia Binotto da team principal della Ferrari. Termina così una telenovela cominciata con le voci – provenienti, stando al Corriere, dall’entourage di Charles Leclerc – che volevano Binotto prossimo all’addio alla scuderia. Separazione che, abbiamo appreso dalle indiscrezioni degli ultimi giorni, è voluta dallo stesso Binotto, trovatosi nella condizione di non poter dare forma alla sua visione per il futuro della Ferrari.

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I fautori del movimento #binottout faranno i salti di gioia, alla notizia dell’addio di un uomo che, nel bene e nel male, ha dedicato quasi 30 anni della sua esistenza alla Rossa. Ma la verità è che il divorzio di Binotto dalla Rossa non è la panacea di tutti i mali della scuderia di Maranello. Come spesso capita nel calcio, in cui tendenzialmente il primo a fare le spese di eventuali difficoltà è l’allenatore, eliminare la figura apicale di una scuderia non risolve i problemi che si trovano nel resto dell’organigramma. 

Nel corso del 2022, si è visto chiaramente che la performance in alcune aree è da migliorare. Forse l’esempio più eclatante riguarda le strategie. Le lungaggini che la Rossa ha talvolta mostrato nel reagire a situazioni inaspettate sono il segnale che i processi decisionali in quel campo non sono efficaci. Così come verrebbe da eccepire anche su alcune scelte di comunicazione via radio ai piloti. Urgono cambiamenti su questi fronti, tanto per cominciare, se la Ferrari vuole tornare a vincere.

L’addio di Binotto, oltre a non risolvere certi problemi, potrebbe anche crearne altri, perché arriva in un momento molto delicato per ogni scuderia. La pausa invernale, tanto noiosa per i fan della F1, è un periodo febbrile in fabbrica, visto che la gestazione delle nuove monoposto raggiunge la sua fase più avanzata, in cui si pongono le basi per i successi – o le delusioni – dell’anno successivo. L’arrivo di un nuovo team principal andrà inevitabilmente a toccare alcuni equilibri, in un momento in cui tutta la concentrazione dovrebbe essere dedicata al progetto del prossimo anno. E alle gravidanze lo stress non fa per nulla bene.

La conseguenza più significativa, però, è un’altra. Con Binotto se ne va una risorsa tecnica di fondamentale importanza per la Ferrari, l’ennesima persa negli anni. E un ingegnere con un CV così potrebbe fare gola alla concorrenza, attratta anche dalla possibilità di andare a conoscere qualche lato nascosto della Rossa. A ben vedere, comunque, l’errore della Ferrari sta alla base: Binotto non avrebbe dovuto succedere a Maurizio Arrivabene. In questo modo, sarebbe rimasto nella sua prestigiosa area di competenza, senza ritrovarsi in una posizione per cui non aveva le doti comunicative necessarie. Ma col senno del poi è facile parlare, dopotutto.

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