“È stata una farsa, questa non è F1”: Russell furioso a Sepang. Poi ammette la resa su Antonelli: "Lottare per il titolo? Impossibile"

“È stata una farsa, questa non è F1”: Russell furioso a Sepang. Poi ammette la resa su Antonelli: 'Lottare per il titolo? Impossibile'
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Il duro attacco di George Russell dopo il ritiro a Sepang: dalla gestione surreale del GP della Malesia alla resa iridata nella corsa contro Kimi Antonelli
4 ottobre 2026

Il sapore amaro di un podio svanito a un passo dal traguardo e la netta sensazione che una stagione fino a qui senza troppe sbavature stia sfuggendo di mano nel momento più crudele. Sepang, teatro d’eccezione per un GP del Bahrain trapiantato in Malesia a causa della crisi mediorientale che ad aprile aveva reso impossibile correre a Sakhir, ha restituito un George Russell visibilmente provato. A cinque giri dalla bandiera a scacchi, con la terza posizione saldamente in pugno e una strategia impeccabile gestita fino a quel momento, la sua Power Unit ha ceduto di schianto. Quel weekend corso sul filo del rasoio per congelare la sostituzione del motore — atteso al salto di qualità ad Austin con il primo gettone di aggiornamento ADUO per il turbocompressore — si è trasformato in un boomerang devastante. Uno zero pesante, dolorosissimo, che scava un solco profondo nella rincorsa iridata al compagno di squadra Kimi Antonelli, secondo al traguardo.

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Il rammarico di Russell non scaturisce soltanto dall'esito finale, ma dall'intera dinamica di un Gran Premio spezzettato, frammentato e a tratti grottesco nella sua gestione. Tra rinvii, bandiere rosse e svariati giri percorsi a passo d'uomo dietro la Safety Car, l'inglese non le ha mandate a dire ai nostri microfoni del post-gara a Sepang. "Eravamo sulla strategia giusta, la partenza è stata solida e il podio era assolutamente alla nostra portata", ha spiegato Russell a caldo. "Poi, l'avaria della Power Unit è stata una doccia fredda tremenda. È legato alle temperature dietro la Safety Car? No, non credo. Non abbiamo notato nulla prima del cedimento improvviso. Tutta la giornata è sembrata una farsa, tra il ritardo al via, la bandiera rossa, i continui rientri della vettura di sicurezza e la decisione estemporanea di fare un giro extra. I sorpassi concessi, le incertezze... Oggi non è sembrata Formula 1. Sarei stato parecchio deluso anche se fossi stato semplicemente un appassionato sul divano a guardare questo spettacolo. Non è stato un bel vedere e dal mio punto di vista è terribilmente frustrante".

Il guasto tecnico riapre inevitabilmente il capitolo legato all'estrema complessità dell'attuale architettura motoristica, spinta fino a limiti di tolleranza strettissimi. Di fronte ai dubbi sulla gestione del software e sull'affidabilità di componenti sempre più sofisticati, Russell ha offerto una riflessione lucidissima sulla direzione intrapresa dal motorsport moderno: "È tutto diventato maledettamente complicato. Le attuali Power Unit sono oggetti incredibilmente complessi e più rendi complesse le cose, più aumenti le probabilità che qualcosa vada storto. Questo è un aspetto su cui dobbiamo riflettere molto attentamente per il futuro".

Le conseguenze sulla classifica mondiale, tuttavia, sono l'aspetto che brucia di più. La rincorsa su Antonelli subisce una battuta d'arresto che sa di condanna definitiva, trasformando gli ultimi appuntamenti della stagione in un'impresa disperata. Il volto di George tradisce l'amarezza di chi sente di aver dato tutto, venendo tradito da fattori esterni: "Sapevo benissimo che per rientrare nella lotta per il campionato avrei dovuto pensare solo al mio lavoro, fare tutto alla perfezione. E non bastava nemmeno fare grandi prestazioni. Eccoci qui: non solo non ho la fortuna dalla mia parte, ma ci si mette pure la malasorte. Continuerò a lottare weekend dopo weekend, ci mancherebbe, ma essere realistici è d'obbligo: arrivare in finale a giocarci il titolo è diventato eccezionalmente improbabile".

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