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A Sepang non si è visto soltanto l’effetto di un diluvio tropicale abbattutosi su un Gran Premio del Bahrain traslocato d’emergenza in Malesia. Tra le pieghe del primo, vero banco di prova sul bagnato della nuova era tecnica della Formula 1, è emersa un’insidia invisibile nascosta nei dettagli del software unico. I dubbi sul crollo di rendimento e sul blocco delle power unit Ferrari durante la formazione dietro la Safety Car hanno costretto la direzione gara a un’interruzione prolungata della procedura di partenza. A fare chiarezza ai nostri microfoni a fine giornata, spiegando i retroscena di quei venti minuti di ansia in pit-lane, è intervenuto direttamente Nikola Tombazis, responsabile Monoposto della FIA, affiancato da un comunicato ufficiale diffuso dalla Federazione.
Nel merito della vicenda, la FIA ha precisato attraverso una nota formale la dinamica tecnica che ha portato al blocco temporaneo dei propulsori: "Nel corso del giro di formazione del Gran Premio del Bahrain in Malesia, un'inedita combinazione di bassi regimi motore, condizioni di scarsa aderenza, configurazioni della gestione energetica da bagnato e il layout dei settori del circuito di Sepang ha provocato una perdita involontaria di potenza su diverse vetture. Di conseguenza, il Dipartimento Tecnico della FIA ha rimosso il vincolo sul limite di energia nei settori interessati attraverso un aggiornamento software distribuito a tutti i concorrenti durante la sospensione della corsa causata dalla pioggia battente, consentendo ai team di effettuare le modifiche necessarie alle Power Unit prima del via. Il problema non era stato rilevato dalla FIA né dalle squadre durante le sessioni di test o nei giri di schieramento in griglia. La FIA, insieme ai team e ai costruttori di Power Unit, condurrà un'analisi approfondita dell'accaduto".
Il punto critico ha riguardato il modo in cui il sistema gestisce l'erogazione di potenza a velocità estremamente ridotte. Il cosiddetto effetto fisarmonica lungo il gruppo, innescato dalla bassa andatura imposta dal battistrada, ha creato condizioni limite che i test precedenti – troppo pochi sul bagnato in questa stagione – non avevano mai fatto emergere. “In genere non è difficile erogare la potenza richiesta, ma i bug del software non nascono sempre da cose troppo complesse, a volte si tratta di un fattore improvviso e inaspettato. È per questo che i software vengono testati a lungo, ma quest'anno non siamo riusciti a farlo sul bagnato quanto avremmo voluto, perché si è girato pochissimo in queste condizioni. C'è stata una combinazione di circostanze che ha fatto scattare il problema: durante il giro di formazione alcune vetture sono andate lentissime, quasi a fermarsi, per via dell'effetto fisarmonica. Il bug ha impedito al sistema di redistribuire la potenza e alle macchine di ripartire. Se avessimo avuto più sessioni di prova, saremmo riusciti a coglierlo in tempo per evitare la situazione”.
La causa scatenante, stando all'analisi preliminare della Federazione, è stata proprio la discesa al di sotto di una soglia di velocità minima non prevista nelle mappe di ripartenza. “Il fattore scatenante è stato il raggiungimento di una velocità molto bassa da parte di alcune monoposto in determinati settori. Raggiungendo quel limite, le vetture sono entrate in un loop che ha impedito loro di riaccelerare, facendo sembrare che si fossero completamente piantate. Nei test svolti a Suzuka con Pirelli o nei giri fatti da Ferrari a Fiorano non si erano mai viste velocità così ridotte, non erano situazioni rappresentative per aiutarci a scovare l’errore".
Nonostante le proteste e l'incertezza del momento, la risposta degli ingegneri federali e dei tecnici è stata immediata, seppur gestita in totale emergenza in corsia box per riprogrammare le centraline ed evitare rischi legati alla sicurezza o alla fairness sportiva. “I nostri uomini hanno capito molto rapidamente cosa stesse accadendo e hanno lavorato sotto grande pressione per rilasciare un aggiornamento. Il pacchetto è stato fornito ai team che l'hanno installato sulle macchine: tutto è durato circa venti minuti. Capisco che per gli spettatori o per chi attendeva possa essere sembrata un'eternità, e ce ne scusiamo, ma credo sia stata una reazione molto rapida considerata la gravità dell'inconveniente. Chiaramente non avevamo cinque giorni per lavorarci, ma solo pochi minuti, quindi è stato un lavoro d'urgenza. Fortunatamente siamo riusciti a farlo senza compromettere la sicurezza o l'equità della corsa”.
Tombazis ci ha tenuto anche a precisare la paternità del software finito sotto la lente d'ingrandimento, ricordando come la gestione delle nuove e complesse architetture motoristiche sia il frutto di un lavoro corale tra Federazione, fornitori e gli stessi costruttori. “Il software è sviluppato dalla FIA in collaborazione con le squadre e i fornitori dell’ECU standard. È una responsabilità che condividiamo con tutta l'industria della Formula 1 e nessuno tra noi aveva anticipato questo specifico problema. È un codice su cui lavoriamo da tre o quattro anni e ogni volta che si corregge un bug o si fa un aggiornamento, qualcosa può sfuggire. Quando hai un livello così alto di energia elettrica abbinato alla combustione, rendere tutto semplice mantenendo l'equità sportiva è un compito estremamente complesso. Ora dovremo fare un debriefing completo per analizzare esattamente ogni fattore, ma i ragazzi in pista hanno fatto un lavoro davvero eccellente per permetterci di correre”.